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Lamezia Terme - Un quadro complesso, delineato attraverso un’analisi scientifica attuata grazie a tecnologie moderne, quello emerso nel convegno organizzato dall’Associazione archeologica lametina  in collaborazione con la Soprintendenza archeologica della Calabria, dedicato agli “Scambi dell’ossidiana liparota tra Neolitico ed età del Bronzo” e ai loro riflessi sulla protostoria del Lametino. L’incontro, introdotto dai saluti di Mascaro e dal rappresentante dell’Associazione Rocco Purri, ha visto la partecipazione di due relatori d’eccezione, il professor Andrea Vianello, socio ordinario dell’IIPP (Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria) e il professor Robert H. Tykot della University of South Florida – Department of Antropology. Accanto a loro il dottor Fabrizio Sudano, responsabile di zona della Soprintendenza, e il professor Lucio Leone, figlio e continuatore dello studioso Dario Leone, al quale si deve il ritrovamento della più antica delle due raccolte di ossidiane conservate al museo lametino, relative al noto sito Neolitico di Casella di Maida. Ossidiane che, in un lungo e impegnativo lavoro di analisi, sono fra quelle studiate da Vianello e da Tykot, che in particolare se ne occupa da circa 30 anni. “Si tratta di vetri vulcanici molto taglienti - dice Vianello - usati ancora adesso in medicina, che in Italia provengono esclusivamente da quattro siti: Lipari, Monte Arci in Sardegna, Palmarola e Pantelleria.” Tykot, studiando questi reperti attraverso uno spettrometro a fluorescenza ai raggi X, è riuscito a individuare la provenienza di ogni singola lamella ricostruendo dunque le reti di scambio, cosa che per altre tipologie di reperti, come le ceramiche e i metalli, non è ancora possibile attraverso strumentazioni dello stesso tipo. Le prime ossidiane di Lipari risalgono a 8000 anni fa, vennero fuori in seguito ad eruzioni databili intorno al 6000 a.C., e pare siano state utilizzate proprio nell’attività tipica del Neolitico, ovvero l’agricoltura e in particolare la cerealicoltura, rendendo più semplice l’estrazione del grano dalle spighe. Questo avrebbe cambiato la vita dell’uomo a tal punto da rendere indispensabile la condivisione di questo ritrovato, e proprio con l’ossidiana pare sia nato il commercio. “Ossidiane di Lipari si trovano addirittura in Croazia”- sottolinea ancora Vianello, ma certamente insieme all’ossidiana veniva commerciato anche vasellame, sementi, generi alimentari, favorendo il progresso della specie. “Non basta conoscere la provenienza delle ossidiane, - conclude Tykot - bisogna indagare le condizioni socio-economiche e politiche relative al suo trasporto, le modalità di acquisizione della lavorazione e come queste siano cambiate nel corso del Neolitico.” Dunque, c’è ancora molto lavoro da fare. Ma non si sa bene chi sarà coinvolto visto che, come anticipa Sudano, a livello amministrativo è in corso un passaggio di consegne all’interno della Sovrintendenza, a causa delle modifiche apportate dalla Legge Franceschini. Rimane senza dubbio la certezza che l’Associazione archeologica continuerà ad operare.

Giulia De Sensi

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