
Lamezia Terme - L’As.MeV. Onlus (associazione Medici Volontari Onlus) e l’ANEAS (associazione Nazionale Esperti e addetti della Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro), con il patrocinio gratuito del comune, hanno organizzato “Fabrizio De Andrè i suoi anni, la storia”, rappresentazione musicale raccontata da Carlo Lucarelli su progetto musicale della cover-band Controritmo. A fine serata è stata donata un’opera in rame sbalzato del maestro Luigi Basile che rappresenta un’Africa che abbraccia la Calabria. Ad aprire la serata di beneficenza la cover-band ufficiale in onore a Fabrizio De André, i ‘Controrittimo’ che eseguono, sapientemente, dei brani di De André durante la lunga serata (Un giudice, Dolcenera, Il pescatore, Bocca di rosa, Via del campo, La canzone del maggio, La canzone di Marinella un delitto in termini poetici, fiume a Sand Creek e altre ancora). La prima canzone eseguita è ‘Crueza de ma’. Roberto Petitto responsabile Asmev, prima di lasciare la parola al testimonial d’eccezione Lucarelli, spiega cosa è l’As.Mev: “E’ nata da una richiesta di realizzare un centro di dialisi ad Asmara (Eritrea) e grazie a dei calabresi ‘testardi’, cittadini, associazioni, e provincia di Cosenza, si è riusciti a concretare. Il nome del progetto, per portare degli oculisti in Eritrea è ‘Non perdiamoci di vista’ ”.

Il giornalista, scrittore, condutture, autore di un programma televisivo per Celentano, Carlo Lucarelli, mattatore della serata, racconta a un pubblico attento e con un immancabile filo di accattivante humor un pezzo di storia d’Italia, gli anni ‘70, vissuti da De Andre: “In quegli anni succedono tante cose, belle e brutte, si fanno le prime esperienze sessuali, le prime scelte politiche - ma il poliedrico Lucarelli discostandosi da tutto ciò - dice che sono anni in cui le cose stanno cambiando”. Racconta aneddoti di quando era giovane a Faenza, come passava il tempo, preferendo e appassionandosi ai film di guerra e western, dove i buoni (belli) vincevano contro i cattivi (brutti): “Il più bello per me era il generale Custer con la sua divisa blu il cappello bianco e il fazzolettone intonso, pulito, mai scomposto sempre al collo. Ma, un film con Dustin Hoffman, ‘Piccolo grande uomo’ mi fece cambiare idea sul fatto che i cattivi fossero gli indiani e i cowboy i buoni, vedendo il mio idolo, Custer, massacrare gli indiani; indiani, i nativi, che dovevano e volevano dimostrare il loro valore all’usurpatore bianco. Da qui le sue canzoni che celebrano la cultura indiana come ‘Fiume a Sand Creek‘”. Lo scrittore continua anche a raccontare i suoi anni ’70 e i difficoltosi rapporti con una sua amica di penna, difficile per le brutte cose che accadevano allora; morti, stragi, bombe, il sequestro di Moro con le brigate rosse... Racconta anche quanto, in riferimento a un fatto accaduto in un suo spettacolo, (uno spettatore sentì un rumore si spaventò e il resto del pubblico si spaventò a sua volta), gli anni ’70 siano simili ai 2000. Il giornalista continua: Anche io andavo a letto dopo ‘Carosello’, e la musica potevi ascoltarla nei bar, con il mangiadischi della zia, alla radio con Lelio Luttazzi che presentava la classifica dei dischi più venduti con Hit Parade. Negli anni ’70 - dice Lucarelli - c’era anche la regola ‘A nanna di pomeriggio’, se volevi restare sveglio anche dopo carosello. “Nei ’70 la mafia non era contemplata come ora (il regime di 41-bis non era ancora convertito in legge) ‘non esisteva’ ma le morti c’erano, eccome, siamo sempre nella stagione delle bombe, ed erano tante, fra cui quella del poliziotto Pasquale Juliano che tentò di bloccare una cellula neofascista veneta, di Peppino Impastato che denunciava il boss Tano Badalementi etichettandolo: ‘Tano seduto’. Impastato oltre a definire la sua Cinisi ‘Mafiopoli’ parlava di scempi ambientali, «bisogna combattere insieme, uniti, per salvaguardare le proprie bellezze naturali e sconfiggere la mafia». Un narratore vede le cose, le rielabora e le ripropone, raccontandone alcuni episodi, cosa che accade anche ai poeti come De André”. “Io - conclude - apprezzai De André grazie a mia madre che mi fece ascoltare dei suoi dischi, e quando Faber morì mi trovavo proprio in Via del campo”. Alla fine anche in merito alla serata dice: “Bisogna aiutare tutti i bisognosi, non ci sono bisognosi di serie A e di serie B”.
Francesco Ielà


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