
Lamezia Terme – Sono scienza e letteratura due facce della stessa medaglia? Questo l’interrogativo che i docenti e i relatori dell’ultima iniziativa de “La settimana della cultura” hanno posto agli allievi dell’Istituto Tecnico indirizzo tecnologico di Lamezia Terme. I numeri e le parole sono due mondi vicini o lontani? A fornire risposta, sotto forma di una vera e propria lectio magistralis, è stato lo storico e filologo Ulderico Nisticò, accanto agli interventi delle professoresse Antonella Mongiardo, Antonietta Vincenzo, Antonella Senese, con l’introduzione della giornalista Maria Scaramuzzino.
Per far centro al ‘focus sulla matematica’ si è partiti da un excursus storico, da parte di Nisticò, mettendo in rilievo l’errore che da sempre compie l’Italia: separare scienza e letteratura. “La più antica forma di comunicazione umana è la costruzione – spiega Nisticò – A che serve una piramide? Una Cattedrale media più grande di tutta la popolazione”? Le domande dello storico suggeriscono ad interpretare una insufficienza rispetto qualsivoglia discorso pratico, quasi a dimostrare che per costruire occorre la scienza. “Senza la tecnica non si costruisce ma con la sola tecnica non si costruisce” – dice ancora lo storico. Un perfetto gioco di parole che vuole amalgamare bene la tecnica con il cuore, con l’anima. È necessario che ciascuno si occupi della propria specifica materia e poi assemblare il tutto insieme. Si costruisce bene solo dietro un’accurata organizzazione. “Un edificio è ben costruito se è funzionale”. Quando Scienza e letteratura si separano ci sono conseguenze negative, succede che le due dimensioni umane non collimano e la teoria non diventa pratica” – continua Ulderico Nisticò anche a proposito di false mentalità americane che inducono ad affermare – negativamente – di un’invenzione realizzata esclusivamente dall’inventore. Le invenzioni infatti, non sono una creazione delle menti umane ma sono parte del ‘sistema’, laddove per sistema si intende un complesso di cose: circolazione, usi, parte estetica, colori. “Il progresso e il regresso non sono mai fatti individuali ma comunitari, così accade anche per la poesia e la letteratura – conclude Nisticò – Il disegno, la musica, la poesia e infine la filosofia sono tutti funzionali”.

Anche la professoressa Antonella Mongiardo da sempre appassionata ad entrambe le materie – matematica e lettere – è del parere che scienza e letteratura sono due mondi complementari. Una tesi che si sposa già a partire dai secoli scorsi, dalla quale è però necessario mettere in luce due scuole di pensiero: la contrapposizione e l’unitarietà dei saperi. Per quanto riguarda la scuola della contrapposizione, la differenza è qui caratterizzata dal linguaggio, nella scienza il linguaggio è rigido e si basa sulla logica, nella letteratura il linguaggio è flessibile, ridondante e si basa invece su metafore e retoriche. “La prima scuola è senz’altro l’analisi prevalente, soprattutto con l’avvento delle iperspecializzazioni – spiega la professoressa Mongiardo – Ma come possiamo notare già a partire dal 387 a.C Platone scriveva sulla porta d’ingresso dell’accademia ‘non varchi questa soglia chi non sa di geometria’, anche nel Medioevo le persone di cultura dovevano conoscere la scienza e viceversa”. Come non ricordare Dante Alighieri nel suo ‘Convivio’? Nel banchetto di scienza e letteratura di Dante, infatti, l’oggetto dell’opera è la filosofia dalla quale scaturiscono tante altre cose. Fino al XVIII secolo non ci sono fratture, queste arrivano con l’avvento delle accademie. Ma qual è la differenza di scopo? Laddove non arriva la scienza arriva la letteratura. La seconda scuola che invece prevede l’unitarietà si colloca a metà '900, durante tale periodo scienza e letteratura camminano a braccetto, ma sempre dopo aver sciolto una frattura. “In realtà la rivoluzione industriale forma una scissione, a consentire ciò è l’atteggiamento snobistico dei letterati nei confronti degli scienziati considerati inferiori nell’ambito della manovalanza – afferma la professoressa Antonietta Vincenzo – a denunciare tutto questo sarà il fisico romanziere Charles Percy Snow, secondo cui tale atteggiamento discriminatorio non aveva senso”.
V.D.
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