
Lamezia Terme - Il codice penale prevede il reato di Stalking, dal termine inglese, to stalk (fare la posta, braccare la preda) con esso si intendono tutte le condotte persecutorie ad esempio, comportamenti invadenti, di intromissione, con presa di controllo, minacciando costantemente la vittima con telefonate, messaggi, appostamenti e la legge punisce tutte le condotte persecutorie verso una persona che le provocano un perdurante stato di ansia, paura e timore per l'incolumità propria. Di questo si è parlato, con una panoramica sulla disciplina penalistica che riguarda la tutela della donna, nella terza lezione del corso di difensore d'ufficio sul tema, "Stalking e femminicidio". Organizzato dalla scuola territoriale della Camera penale che ha visto la docenza di Giovanni Garofalo, presidente della Corte d'Assise di Cosenza, l'organizzazione di Francesco Pagliuso, avvocato penalista e responsabile della scuola territoriale e la presentazione di Pino Zofrea, Presidente della Camera Penale e penalista.
Come nasce presidente Garofalo, la scelta dell'argomento?
“Perchè è molto attuale e perchè adesso nella mia esperienza in corte d'assise mi occupo di questioni che riguardano anche episodi di questo tipo e di omicidi nei confronti delle donne”.
Come definisce presidente Garofalo, il femminicidio?
“Il femminicidio erroneamente si può ritenere, che possa essere una sorta di omicidio della donna. Non è così. Sono una serie di norme che dovrebbero garantire una tutela anticipata della donna nei confronti di episodi di violenza, spesso non denunciati per quieto vivere”.
In questo caso, come interviene lo Stato?
“Lo Stato, in questo caso spesso interviene sostituendosi, alla donna nel caso in cui la prevalenza dell'interesse ovvero quello relativo alla vita delle persone sia appunto maggiore rispetto alla tutela del nucleo familiare. Cosa che spesso purtroppo per quieto vivere, viene tutelato con i risultati che poi sono sotto gli occhi di tutti con riferimento poi a episodi gravissimi”.
La norma delle reponsabilità civili sui magistrati , lei, presidente Garofalo, ritiene che debba essere modificata?
“Sulla norma sulla responsabilità civile dei magistrati, in realtà, il problema è sempre di una corretta informazione, perchè il magistrato non è responsabile di qualsiasi atto che compie”.
Cioè?
“Se il magistrato scrive una sentenza che poi viene riformata, magari molte persone potranno ritenere sulla base di un informazione che può essere non esatta, non voglio dire malata, ma non esatta, che sia perciò solo responsabile. Non è così. Il magistrato può essere responsabile, a parte che siamo assicurati, ma in ogni caso la responsabilità civile è un qualcosa, una forma risarcitoria che è carico dello Stato, quindi non interviene direttamente sui magistrati,ma garantisce un eventuale vittima di un errore giudiziario. Ma bisogna capire cos'è l'errore giudiciziario".
Cos'è?
“Non è il fatto di dovere decidere e quindi di vedersi riformata una sentenza. Ma è la violazione lapalissiana di norme di comportamento, sulla base di una colpa gravissima derivante o dall'inesperienza o dalla mancata conoscenza di norme”.
Come considera la legge presidente Garofalo?
“In questo caso credo che sia una legge, che ben venga, per quanto mi riguarda. Non la condivido, però come tutte le leggi, le rispetto".

Maria Arcieri
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