
Lamezia Terme - “Un libro che rappresenta l’esigenza di scrivere per non tradire la memoria e per non dimenticare la storia. Serve a far capire cosa siamo stati e a capire anche quello che vogliamo essere”. Così ha presentato “Il compagno Saul” Costantino Fittante, a nome dell’associazione "Centro riforme, democrazia e diritti" che ha organizzato l’incontro con l’autore Matteo Cosenza a Palazzo Nicotera. Il libro racconta la storia e la vita di Saul Cosenza, padre del giornalista e scrittore, che si intreccia con la storia della sua famiglia e quella dell’Italia e al contempo anche del partito comunista negli anni ’70. Saul Cosenza era un operaio dei cantieri navali a Castellammare di Stabia e fu parte attiva sia all’interno del partito comunista italiano, che della politica in generale in quegli anni, pur volendo rimanere sempre un “semplice” operaio, rifiutando importanti cariche politiche a livello nazionale. “Questo libro non racconta solo una storia, ma ne racchiude tantissime al suo interno, sia pubbliche che private. - spiega il giornalista Filippo Veltri – Ci racconta la storia del partito comunista italiano, e ci fa capire cosa veramente è stato e ci serve anche per illuminare la memoria e per farla rivivere e capire realmente quello che siamo stati. Bisogna ricordare le persone come Saul, che hanno dedicato la vita alla politica, proprio adesso, in un momento in cui la politica è completamente svalutata”. Stesso filo conduttore per il sindaco Gianni Speranza, che ha partecipato al dibattito: “Mi ricorda il mondo della mia gioventù, mi ricorda un mondo che non esiste più e, allo stesso tempo, ha la capacità di metterci a confronto con questo mondo. Racconta la storia di un padre e un figlio, attraverso anche la storia di un partito. È un libro che racconta, forse, anche di un’altra Italia. Saul era un operaio che aveva deciso di rimanere tale, ma che era un punto di forza della politica del partito”.
L’autore, il direttore del Quotidiano della Calabria, Matteo Cosenza, ha spiegato che erano anni che aveva in cantiere questo libro, ma che è rimasto in un cassetto per molto tempo perché pensava di non trovare mai la giusta distanza dal racconto. Una volta capito che non l’avrebbe mai trovata perché doveva raccontare la storia di suo padre, si è convinto a scrivere e buttare sul foglio tutti i suoi ricordi, della sua infanzia e giovinezza. “É un libro che potrebbe indulgere alla nostalgia, ma non è quello che vorrei suscitare nel lettore. Mi piacerebbe piuttosto – precisa l’autore – ricostruire la memoria, la memoria della storia dalla quale veniamo”. Spiega che il suo è un tributo ad una storia familiare, ma soprattutto a quella collettiva. “Ciò che accomunava quelle generazioni era la profonda passione, quella passione che ha permesso loro, da una parte e dall’altra, di ricostruire questo paese. Il partito era come un progetto per costruire un altro mondo, un’altra società”. Un’idea che, purtroppo, come hanno ricordato spesso durante il confronto, si scontra con quella odierna, in cui la politica e i partiti hanno perso la loro forza e a volte anche la credibilità. “La storia passata non ritornerà, - ricorda l’autore - però non è possibile che non se ne parli, anche perché altrimenti le giovani generazioni non la conosceranno mai. L’auspicio è che molti giovani possano leggere questo libro e capire cosa è stata la politica in questo paese, e capissero veramente che non è quella che viene fatta oggi. Più che un libro nostalgico per i più grandi, vorrei che diventasse un libro che serva ai giovani”.
C.S.
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