
Lamezia Terme – “Le mani sulla città”, il celebre film di Francesco Rosi, filo conduttore di tutta la quarta edizione di Trame, è stato oggetto di un dialogo tra il regista Mimmo Calopresti e la giornalista Fulvia Caprara in uno degli ultimi incontri della prima giornata del Festival.
Dopo cinquant’anni dalla prima uscita, “Le mani sulla città” è ancora fortemente e “tristemente” attuale e, come ha spiegato Calopresti, “la dimostrazione di come il nostro Paese ricaschi ciclicamente negli stessi problemi”. Pur non essendo presente fisicamente, Francesco Rosi ha comunque portato la sua presenza e, seppur in video, il suo messaggio è arrivato forte e chiaro alla platea. Il regista 92enne si è rivolto ai giovani, invitandoli a capire e prendere coscienza con coraggio e serietà, con una lotta partecipata, non lasciando soli coloro che, magistratura e forze dell’ordine, si battono per cambiare le cose. Ha parlato di come siano cambiate le “facce” dei mafiosi, che mutando, “documentandosi su se stessi” sono diventati ancora più pericolosi perché hanno pulito la loro facciata e i mafiosi sono diventati gli imprenditori dai colletti bianchi.
Partendo dagli spunti che il regista ha lanciato, la discussione tra i due interlocutori si è focalizzata su come quel tipo di cinema sia, in un certo senso, scomparso: esiste un cinema di denuncia come quello che ha portato Rosi sul grande schermo? Quello che è emerso è che i meccanismi sono cambiati e se c’è, in alcuni casi, la voglia di raccontare determinate realtà, spesso queste tendono alla spettacolarizzazione e non riescono sempre a spiegare come funzionino certi meccanismi. A questo si aggiunge poi anche la difficoltà di trovare uno spettatore che abbia gli strumenti e che sia intelligente nel capire il senso della denuncia quando a volte si corre il rischio che la storia possa essere fraintesa e che si avalli un sistema piuttosto che denunciarlo. “Il cinema – ha concluso Calopresti – ha il compito di raccontare il mistero ma stare dalla parte di chi ha bisogno, deve dare voce alle persone”.
C.S.
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