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Lamezia Terme – Nella due giorni di iniziative culturali organizzata dall’Uniter, che inaugura un nuovo anno accademico, il poeta romanziere e saggista Dante Maffia è giunto dinanzi un ristretto gruppo di lettori anche all’interno della biblioteca comunale Palazzo Nicotera, dietro l’organizzazione del Sistema Bibliotecario Lametino e con il patrocinio del Comune di Lamezia Terme. “Un incontro informale - così lo ha  definito la madrina dell’evento, che prende il titolo di ‘Tutto ebbe inizio con il nome’, la professoressa Costanza Falvo D’Urso dell’Uniter - nel quale l’autore, di Roseto Capo Spulico, ha potuto spaziare in maniera ampia e intensa oltre che mediante una critica sottile e poetica, su autori del ‘900 che hanno lasciato un segno nella letteratura del mondo, ma anche su alcune sue opere, quali ad esempio Monte Sardo, Il poeta e la farfalla, La Biblioteca di Alessandria, inoltre su uno dei più grandi suoi lavori ‘Il romanzo di Tommaso Campanella’, piuttosto che sul suo esordio ‘Il leone non mangia l’erba’ con la prefazione di Aldo Palazzeschi.

Dante Maffia è poeta che si nutre e nutre di poesia e lo fa in maniera pura, senza artificio, restituendo dignità all’antologia, alla letteratura meridionale, alla prosa di Alvaro e alla lirica di Seminara, lo fa andando oltre i luoghi comuni e cercando, anzi, di smantellare gli ‘stereotipi’ che purtroppo attanagliano il presente del vasto mondo di scrittori contemporanei. E così le case editrici, il copia e incolla, il guadagno, i premi ecc.Tutta una serie di elementi che creano grande confusione specie nei giovani, e che Maffia tocca con grande onestà intellettuale pur apparendo a tratti scomodo. A tal proposito, in una miscellanea di poeti e poesie, di letteratura e narrativa, Maffia afferma “La metrica si può anche comprare, per vedere come fare un verso, ma la poesia è un lievito che deve fare crescere, qualcosa che deve metterci in crisi, deve portarci a chiedere chi sono? Che faccio? Manzoni ne ‘I promessi sposi’ dimentica struttura narrativa e si affida solo a personaggi”. Rispetto alla semplicità del suo linguaggio Maffia continua ad affermare “La semplicità è importante, ma non si arriva quasi mai alla semplicità poiché questa diventa spesso luogo comune, banalità. È necessario assegnare alla parola un segno di luce inedita e questo solo i poeti antichi, i poeti magnogreci possono farlo”. L’autore che vive attualmente a Roma, e che ha vinto nel tempo parecchi premi di prestigio, fra i tanti il premio Corrado Alvaro 2010 per ‘Milano non esiste’ e che ha fondato riviste letterarie di prestigio quali Il Policordo e diretto Polimnia, oltre che ad aver collaborato con il quotidiano ‘Paese Sera’, è  convinto che in fatto di poesia tutti hanno cercato di fornire definizioni, spesso in maniera indiretta, come per l’amore e la libertà.

“La poesia è quella cosa che riesce a svelare i segreti della nostra anima, i poeti sono api dell’invisibile diceva Rilke - prosegue Maffia in una sorta di lectio magistralis - Nel dettato ‘minimo’ e non ‘minimale’ si coagula un mondo di piccole situazioni che caricano la parola poetica di un patrimonio immenso dove rispecchiarsi e poi andare via. “La tecnica bisogna impararla, in modo sottile, per poi dimenticarsi di lei quando si scrive. Ma avere a che fare con i sentimenti non è cosa semplice, è qualcosa che ci travolge, e ci fa credere che ciò che sentiamo non lo ha mai sentito nessuno. E poi la poesia è utile perché ci toglie dal gregge”.

V.D.

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