
San Pietro a Maida - “Lavoro al sud e corresponsabilità sociale”, questo è il tema scelto per il primo incontro della Scuola-Laboratorio di Dottrina sociale della chiesa della Diocesi di Lamezia Terme giunta ormai al suo XI anno. Ad intervenire è stato Gianni Pensabene portavoce regionale forum del terzo settore della Calabria, in un incontro tenutosi nel centro pastorale di San Pietro a Maida alla presenza del vescovo Mons. Luigi Cantafora, e del direttore dell’ufficio per i problemi sociali e il lavoro Don Fabio Stanizzo. “Dopo la prolusione tenutesi nel mese di dicembre che ha aperto la scuola/Laboratorio di DSC dal tema Evangelizzare l’Economia ed il Lavoro, oggi - afferma Don Fabio - iniziamo i laboratori sul territorio qui a San Pietro a Maida e poi in seconda serata a Nocera, per poi concludere questo primo ciclo domani a Lamezia Terme con un incontro in Episcopio. Il tema di quest’anno prende spunto dal testo di Papa Francesco questa economia uccide”.
“Ringrazio per la presenza - continua Don Fabio - il dottor. Pensabene portavoce regionale forum terzo settore della Calabria e presidente del consorzio Macrame. Ha ricoperto diversi incarichi sia in ambito sociale, che in ambito politico. È stato presidente dell’area territoriale dello stretto ed educatore scout”. Il vescovo Mons. Cantafora ricorda come “questa scuola non è una scuola partitica ma è una scuola politica, perché l’uomo è un uomo sociale che non è fatto per la solitudine ma l’uomo vive di relazioni che vanno continuamente annaffiate affinché diventano sempre aperte, perché la cosa più importante è il bene comune e in questo caso il bene comune è il lavoro che da dignità alla persona. Senza lavoro l’uomo non è uomo. Se un politico non tiene conto di questo fa un torto alla Calabria. Noi siamo senza dignità. Ma tutti noi abbiamo responsabilità. Non abbiamo fatto si che ci sia un cambio di cultura e cioè che è meglio il bene comune al bene mio personale. Questa scuola è importante per convertirsi ad una nuova modalità di relazioni. La Calabria non si solleva se non c’è da parte nostra un senso di gratuità. Impegniamo a fare il bene della nostra terra”.
Nella sua introduzione, il dottor. Pensabene ha voluto fare i complimenti alla diocesi di Lamezia per l’impegno nell’organizzare questi incontri perché ribadisce “se in tutte le parrocchie della Calabria ci fosse un momento di riflessione come quello di stasera io credo che i sacerdoti potrebbero svolgere meglio la loro missione. Ci sono vari modi per parlare di lavoro al sud e di corresponsabilità sociale. Il lavoro è uno dei tre principi fondamentali della nostra costituzione. I padri costituenti scelsero di metterlo al primo punto perché se non c’è lavoro non c’è dignità nell’uomo. Ma è una rivoluzione promessa, ci dobbiamo lavorare per arrivarci. Sicuramente oggi si sta attraversando una profonda crisi, caratterizzata da due insidie: delocalizzazione nel senso che le grandi aziende delocalizzano, dando un effetto nelle nazioni in cui si insediano le aziende e dove anche i bambini vengono schiavizzati con la conseguente perdita di posti di lavoro. A questo si aggiunge un altro fattore dominante che è l’incremento della tecnologia che ha una caratteristica: la pervasivita’. Tutto ciò crea delle acute diseguaglianze. Dai dati emerge che siamo in presenza di una crisi che non è passeggera e che ha due caratteristiche: trasversale perché investe tutte le generazioni e selettiva perché i dati confermano che la crisi sta colpendo più il sud che il nord del paese. Soprattutto per i giovani si sta creando un indeterminatezza sociale, cioè un limbo senza prospettive, a causa della mancanza di lavoro. Nel corso degli ultimi anni si è verificato: un declino dell’occupazione maschile, in parte causato da un massiccio ricorso alla CIGS, mancata crescita dell’occupazione femminile e aumento di povertà e diseguaglianze. Nel 2016 il rischio povertà è del 10% al sud e il 6% al nord. Al sud tra il 2015 e il 2016 si registra un miglioramento solo in due settori: turismo e agricoltura. E soprattutto in una regione: la Basilicata. Un altro problema che emerge è sicuramente l’emigrazione, ci sono infatti almeno 2 milioni di emigrati che sono partiti dalla Calabria e molto spesso si tratta delle persone più valide, infatti più di 478 mila giovani hanno emigrato e il 30% e’ laureato. Si tratta di una crisi economica, sociale e demografica. La Calabria purtroppo è stata inserita nelle regioni, dal punto di vista dell’accesso al credito, come regione ad alto rischio. Già oggi il costo del denaro in Calabria e molto più alto che altrove. La soluzione per evitare questo strangolamento sarebbe sicuramente quello di creare sinergie, di fare rete perché le banche non sono enti caritatevoli. In questo scenario giocano un ruolo le dimensioni delle imprese, i settori troppo maturi o saturi, sofferenze bancarie. Stiamo subendo il fallimento di aree industriali come Gioia Tauro e Lamezia Terme ma anche i famosi incubatori di impresa nell’area di Settingiano e Montalto. Sicuramente noi scontiamo l’inadeguatezza degli apparati della PA, l’insufficienza delle competenze, la corruzione e l’incapacità attuativa dei comuni. Il terzo settore in Calabria ha pochi poli forti, e questo rappresenta sicuramente una debolezza, l’eccessivo individualismo e la conseguente difficoltà a creare sinergia. Ognuno ha tanto da imparare dall’altro. Per evitare tutto questo possiamo mettere in campo la capacità nostra di resistere a tutta una serie di avversità e l’utilizzo dei beni confiscati che sono considerati dei veri e propri beni comuni. Purtroppo però i beni confiscati molto spesso vengono dati in condizioni di non utilizzo e anche i soldi che vengono sequestrati non vengono erogati. Ci sono però alcune esperienze positive come alcune aziende calabresi ad altissimo tasso di innovazione, c’è ne una nel campo dei servizi telematici che impiega 300 giovani laureati. Quindi le cose positive ci sono e infine maggiore interesse e consapevolezza nella spesa dei fondi strutturali”.
“Spero - conclude il dottor. Pensabene - di aver tracciato degli scenari che sono poi quelli reali e di aver dato qualche stimolo per dire che è vero che c’è la crisi ma se ci rimbocchiamo le maniche soprattutto in alcuni settori si può vincere questa sfida che sembra già persa in partenza. Crediamoci per cambiare questa Calabria che amiamo tantissimo”.
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