
Lamezia Terme - Servire non servirsi: La prima regola del buon politico di Luigi Sturzo (Rubbettino). «Non si corregge l'immoralità solo con le prediche e gli articoli dei giornali. Bisogna che la prima a essere corretta sai la vita pubblica: ministri, deputati, sindaci, consiglieri comunali, cooperatori, sindacalisti diano l'esempio di amministrazione rigida e di osservanza fedele ai principi della moralità. Mi rideranno dietro gli scettici di profesisone, coloro che non credono che l'uomo sappia e possa resistere alle tentazioni. Il mio articolo non è diretto a loro. É principalmente diretto ai democratici cristiani» (Luigi Sturzo, Moralizziamo la vita pubblica, 3 novembre 1946). «Da queste pagine emerge la grande importanza che Sturzo poneva nella funzione pedagogica della buona politica. Egli credeva in una specie di causa-effetto: la politica è utile se buona ed è tale se sostenuta dalla buona cultura. Questa si acquisisce con lo studio del vero e del bene, studio a cui il cristianesimo ha dato un fondamentale contributo. É tempo che inizi a "fare scuola", direbbe oggi Sturzo»(Dalla prefazione di Giovanni Palladino).«Sturzo, che subì tante sconfitte nella vita politica, è oggi un vincente: perchè oggi ha ancora tanto da dire a noi e domani ai giovani che verranno. I suoi avversari, invece, nulla ci hanno lasciato, se non i loro errori, le loro distruzioni e talora, i loro orrori».(Dalla postfazione di Marco Vitale)

I mali provocati dal regionalismo in Calabria sono tra i punti cardini di un lavoro che definire giornalistico e’ poco e definire di ricerca e’ riduttivo di Enzo Falcone. Si chiama ‘’Calabria, la velocita’ immobile’’ e attraverso il libro recentemente edito da Citta’ del Sole l’autore ha ripercorso tutti i 45 anni di vita dell’Istituto regionale e gli effetti perversi che gran parte della classe politica locale ha provocato nella gestione della cosa pubblica, a livello di sprechi, illeciti arricchimenti, corruzione e rafforzamento della criminalità organizzata.Nei primi trent’anni di vita della Regione si sono succeduti 21 Presidenti, rimasti in carica, in media, 16 mesi, dopo lunghissime crisi politiche che cumulate, nell’intero periodo, hanno creato un vuoto di governo pari ad un’intera legislatura regionale.Non certamente migliore si è rivelata l’azione politica dei tre governatori (Chiarvalloti, Loiero, Scopelliti) i quali nulla hanno fatto per liberare la Calabria dall’immobilismo che l’affligge.Per meglio comprendere questo “immobilismo”, l’autore analizza, con una “breve passeggiata nella storia”, anche i mali antichi che hanno afflitto, senza soluzione di continuità, la società ed il territorio regionale, vittime delle colonizzazioni, delle invasioni selvagge, dell’assolutismo del sistema feudale, della prepotenza delle classi dominanti e della insensibilità della chiesa che hanno costretto le popolazioni locali a vivere nella miseria, nella rassegnazione, nel fatalismo e senza prospettive di crescita. Non a caso, pur in presenza di 62 miliardi di euro di risorse ordinarie, straordinarie e comunitarie direttamente assegnate alla Regione dal 1950, la Calabria continua a collocarsi agli ultimissimi posti nella graduatoria delle regioni italiane ed europee: sempre povera, sempre disoccupata, sempre indifesa dal punto di vista territoriale, sempre preda e vittima di affaristi senza scrupoli, di clientelismi e localismi sfrenati, all’interno dei quali pascola e s’ingrassa la ‘ndrangheta.

Fuori dalla nebbia (Falco editore) è una «biografia dell’anima, le cui pagine si leggono tutte d’un fiato», come recita la prefazione di Elena Gerardi e Luciano Peirone.Giancarla Minuti Guareschi, autrice del volume insieme a Concetta Cirigliano Perna, diventa il personaggio chiave – di una vita vera, realmente vissuta – che si frappone tra le esistenze di suo marito, Giuliano Montagna, e del padre di lui, Giovannino Guareschi, celebre creatore di Don Camillo e Peppone.La vicenda si tramuta in travaglio interiore, tristezze celate nel cuore, tra un figlio, Giuliano, non legalmente riconosciuto dal padre, e la moglie devota, Giancarla, che annota nel libro della memoria fatti e sentimenti, dalla lontana Sydney, dove si sono trasferiti. Lontano, oltre la nebbia, la figura di Guareschi, padre mancato, ma desideroso di regalare al figlio quell’affetto che non si può negare. Lontano dai riflettori, persi nella nebbia.Il poeta Paolo Totaro l’ha definito «un romanzo dai destini incrociati, quasi alla Calvino». La scrittrice diventa protagonista di un’introspezione che la trascina fuori dal tempo, mentre il lettore, incantato dalle memorie e dalle evocazioni, si perde come rapito, pagina dopo pagina.
F.V.
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