
Catanzaro - Alzata con pugno (soliloquio del Grullo) di Antonio Armieri (Pellegrini) è un volume originale che necessita di una lettura attenta e di una doppia lettura ancora più attenta. Il lettore si imbatte, fin da subito, in una pagina provocatoria e , per molti aspetti, irriverente che utilizza un linguaggio inusitato con venature tra il ludico e l’ironico, che racconta storie che si trasformano in aperture alari che portano ovunque, talvolta in sentieri lontani da quello iniziale, che ingaggia una sorta di bisticcio/litigio con persone e situazioni. Insomma, il soliloquio del Grullo (sottotitolo assai significativo). È sicuramente uno di quei libri bizzarri che spiazza il lettore che, dopo lo sconcerto iniziale, si accorge che èper l’appunto un soliloquio (da loquor e solus: parlare tra sè e sè) in cui l’autore, intrecciando nove curiosi e magmatici ritratti, discute di temi rapsodici e diversificati che, linguisticamente accattivanti, raccontano di televisione e cambiamenti culturali (è il caso del racconto Alzata con pugno), sociologici , linguistici (un racconto è dedicato alla virgola), lavorativi, anche con tratti molto ironici (il Giometra), ricordi di scuola di grande argutezza (Fissa idea), osservazioni al femminile. Racconti e ritratti tutti salaci e gustosi che si amplificano molto grazie ad una funambolica capacità di narrare che spesso perde (ma volutamente) il filo per portare il lettore in una discussione molto ma molto ampia supportata sempre dalla parola che è la vera e propria scoperta di questa particolare e unica sinossi.
Esce per Rubbettino “Servire, non servirsi. La prima regola del buon politico”, un’illuminante raccolta di scritti di Don Luigi Sturzo.
È difficile, dopo l’elezione al Colle di Sergio Mattarella e l’avvio della concomitante fase di transizione in atto nel PD, non intravedere l’ombra dello scudo crociato sulla Terza Repubblica (o Seconda bis). Ma se così è, perché allora non ritornare alle origini? Al pensiero di Don Luigi Sturzo? Se svolta democratica e moderata deve essere, non si può che partire dagli insegnamenti del fondatore del Partito popolare, per non cadere negli stessi errori dei suoi successori ma soprattutto per prendere le distanze da una politica urlata e insudiciata, per ritornare ad avere degli obiettivi comuni e moralmente condivisi.
Esce per Rubbettino “Servire non Servirsi” una raccolta di tre lettere (indirizzate rispettivamente ad Aldo Moro, Giuseppe Caronia, padre costituente nelle liste della DC e Claudio Scajola, fondatore della DC di Imperia) e 12 tra articoli e interventi parlamentari scritti da Don Luigi Sturzo tra il ’46 e il ’59, al ritorno dal suo esilio ventennale.
Una piccola parte della sua eredità intellettuale, un monito per il futuro che viene dal passato ma che risulta di un’attualità profetica. E la differenza tra attualità e modernità è in questo caso sostanziale. E così tra le pagine di questa raccolta emergono questioni mai archiviate. Sturzo si scaglia contro le tre “malabestie”, statalismo, partitocrazia e sperpero del denaro pubblico, sfamate da uno Stato imprenditore. Lo fa cercando di insegnare ai cattolici il dovere di interessarsi alla cosa pubblica facendo leva sui valori morali, ma con quel pragmatismo che fece di lui un grande statista, “se statista vuol dire avere una visione strategica della vita del proprio popolo, se vuol dire avere dello stato una limpida concezione laica”. È difficile, dopo l’elezione al Colle di Sergio Mattarella e l’avvio della concomitante fase di transizione in atto nel PD, non intravedere l’ombra dello scudo crociato sulla Terza Repubblica (o Seconda bis).
Ma se così è, perché allora non ritornare alle origini? Al pensiero di Don Luigi Sturzo? Se svolta democratica e moderata deve essere, non si può che partire dagli insegnamenti del fondatore del Partito popolare, per non cadere negli stessi errori dei suoi successori ma soprattutto per prendere le distanze da una politica urlata e insudiciata, per ritornare ad avere degli obiettivi comuni e moralmente condivisi. Esce cosi’ per Rubbettino “Servire non Servirsi” una raccolta di tre lettere (indirizzate rispettivamente ad Aldo Moro, Giuseppe Caronia, padre costituente nelle liste della DC e Claudio Scajola, fondatore della DC di Imperia) e 12 tra articoli e interventi parlamentari scritti da Don Luigi Sturzo tra il ’46 e il ’59, al ritorno dal suo esilio ventennale. Una piccola parte della sua eredità intellettuale, un monito per il futuro che viene dal passato ma che risulta di un’attualità profetica. E la differenza tra attualità e modernità è in questo caso sostanziale. E così tra le pagine di questa raccolta emergono questioni mai archiviate.
Sturzo si scaglia contro le tre “malabestie”, statalismo, partitocrazia e sperpero del denaro pubblico, sfamate da uno Stato imprenditore. Lo fa cercando di insegnare ai cattolici il dovere di interessarsi alla cosa pubblica facendo leva sui valori morali, ma con quel pragmatismo che fece di lui un grande statista, “se statista vuol dire avere una visione strategica della vita del proprio popolo, se vuol dire avere dello stato una limpida concezione laica” come la ebbe lui. Denuncia la corruzione e fa i nomi, prende posizione nei “casi mediatici” di quegli anni offrendo una visione panoramica degli albori della Prima Repubblica (es. il caso Giuffrè, il caso ENI e il caso Milazzo), discute ora con pacatezza ora con fervore dell’accentramento statale “greve e sconcertante”, del conflitto di interessi e dell’incompatibilità tra incarichi politici e amministrativi, della nascita del sistema regionale prevedendone prima il fagocitamento da parte dello Stato-Tutto, e poi il fallimento.
In vista dell'8 marzo, Falco editore apre una riflessione sul tema della violenza contro le donne, e propone due titoli che affrontano il dolore, la sofferenza, la sottomissione, a cui sono soggiogate molte donne ancora oggi nella nostra società. Maschere di vetro e polvere, di Jesa Aroma, narra la vicenda di Gioia, una trentaduenne totalmente soggiogata dal marito Riccardo e dalle pretese di quest’ultimo su di lei, che interpreta in modo romantico la vita matrimoniale: un approccio che la porterà a rinunciare in toto alla sua personalità e ad accantonare i propri sogni.
L’azzurro squarciato di Ester, di Natale Vulcano, racconta il disagio e la ricerca d’identità di una bambina futto di uno stupro. Il difficile rapporto con la madre la farà crescere tra atroci sofferenze: "Quando penso a quanto mi è capitato, vorrei sotterrarmi per non pensare, non guardarmi più allo specchio e vedermi una donna scarnificata e morta dentro".
F.V.
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