
Lamezia Terme - l'impossibile che è diventato possibile, un male che ha coinvolto e scalfito l'etica della Cittá eterna, la capitale italiana: Roma. La mafia che si estende al sud come al centro e come al nord anche se con diverse metodologie. Si tratta del fenomeno di ‘Mafia Capitale’ dove ex manager delle Coop, ex assessori e consiglieri sono stati accusati dei reati di estorsione, usura, corruzione, associazione di tipo mafioso, false fatturazioni e turbativa d'asta. È, inoltre, l'inchiesta che ha portato, ad ampia conoscenza del pubblico, delle infiltrazioni di un nuovo tipo di criminalità in un luogo impensabile, come la capitale della Penisola. Ma si tratta di una criminalità particolare, equiparabile, sul piano giudiziario, alle associazioni di tipo mafioso ma, per ipotesi, autoctona e originaria agli ambienti romani. Una malavita, probabilmente indigena, che si è inserita nei centri del potere capitolino. Il tutto è raccontato con specificità di dettagli nel fascicolo: 'Meridiana. Rivista di storia e scienze sociali. 87. Mafia Capitale'. Presentato nella libreria Tavella con ospiti, introdotti da Gioacchino Tavella, Marisa Manzini procuratore aggiunto di Cosenza e il professore dell’Università di Firenze Vittorio Mete che ha curato la parte introduttiva del libro che affronta gli aspetti giuridici del fenomeno ‘Mafia Capitale’ e che integra, nei saggi a suo corredo, il tema dell’antimafia nonché altre tematiche volte a fare capire cosa è la mafia, le sue origini, la sua presenza in Italia e all’estero.

“Il fenomeno Mafia Capitale ha voluto essere una sfida nella quale, i magistrati hanno evinto che c’è stata a Roma una organizzazione originaria e autoctona insita negli ambienti capitolini, che si è inserita nei gangli delle amministrazioni pubbliche inquinandole. Intimidazioni ed estorsioni perpetrate da funzionari e dipendenti pubblici sono stati i metodi con cui hanno ‘lavorato’ queste persone, allo stesso modo, quindi, dei gruppi criminali”. Parte da qui la motivazione di estendere “la garanzia” del 416 bis (associazione mafiosa). “Un’estensione consistente per applicarla ad altri fenomeni di corruzione come quello di ‘Mafia Capitale”. “E’ necessario pertanto - ha aggiunto la Manzini - redigere e applicare norme incisive per combattere la corruzione che mette in gioco politici e funzionari a discapito dei cittadini”. Vittorio Mete fa eco alle parole dell’ex magistrato lametino Manzini, e ha asserito anche lui, che: “il fenomeno romano non è dissimile da quello delle cosche”. Punta anche sul fatto che è necessario esplicitare, “la conoscenza del fenomeno mafioso”. Perché le mafie - ha concluso Marisa Manzini - si combattono con la cultura partendo dalle scuole che andranno a formare gli uomini di domani”.
Francesco Ielà

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