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Vibo Valentia - Non era cosa semplice riempire una sala, la sala C di Palazzo Gagliardi in Vibo Valentia, dove si svolge il Tropea Festival, mentre nella Sala B Nicola Gratteri presentava il suo ultimo lavoro “Oro bianco”. Eppure The Dejavu, un complesso musicale composto da quattro ragazzi, ci è riuscito. Con il loro album “Apparente”, prodotto da Hydra Music, casa discografica di Salerno, Salvatore Chiarella, prima voce e chitarra, Giovanni Posella, seconda voce e chitarra, Luca Migliazza, batteria, e Luca Chiarella, basso e sax, hanno incantato il pubblico del festival. Alla presenza di Gilberto Floriani, Direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese e persona fondamentale nell’organizzazione del festival, Daniela Rabia, scrittrice catanzarese, ha introdotto i Dejavu attraverso un accostamento tra la musica e la poesia, con il comun denominatore dell’emozione. Il quartetto ha eseguito nell’ordine, intervallando i pezzi alle risposte alle domande della moderatrice, “I giochi del mondo”, “Pagine”, “Cosa ti aspetti”, “Fragile”, “Il mio paese”, “Musa venale”, “Eroi”, “Ascoltati” e “Il tuo domani”. L’ordine dei brani, ricompresi in “Apparente” è stato scelto per chiudere con la dimensione del sogno vagheggiato e inseguito nel domani di ognuno. Salvatore, Giovanni, Luca e Luca hanno sottolineato che la loro musica è trasversale, ma vuole arrivare in particolar modo ai giovani. E per accontentarli ieri sera c’era una prima fila di bambini, attenti e rapiti dai suoni e dalle parole poetiche. Una parte del ricavato delle vendite dell’album è destinato a Emergency, come hanno affermato i Dejavu, “con la speranza nel nostro piccolo di dare una mano”. Uno dei messaggi dei testi è la speranza tradotta in volontà di perseguire con tenacia ciò che ci rende felici. E ieri sera dall’esibizione la gente è uscita felice, forse perché la musica ha quel dono unico di arrivare all’anima, prima che agli occhi, alla mente, al corpo. Il 17 ottobre i Dejavu saranno alla festa dell’Ippocampo a Soverato, un’occasione imperdibile per ascoltarli o riascoltarli. Come scriveva Shakespeare, “siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita”. Non resta che prenderlo in parola.

M.L.

 

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