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Lamezia Terme – La terza giornata del festival Trame è proseguita con la rappresentazione dell’articolato progetto teatrale intrapreso dall’Associazione culturale ‘Marionettistica Popolare Siciliana’, diretta da Angelo Sicilia che con le marionette ha voluto riproporre alcune vicende storiche della nostra epoca. Il suo è un teatro che vuole essere di ammonizione alla mafia. La compagnia ha dunque voluto raccontare con il teatro di Angelo Sicilia la storia di siciliani e altri “eroi” che grazie al loro coraggio e alla loro tempra si sono battuti contro la mafia, anche a costo della loro stessa vita. Le marionette hanno inscenato così, nel chiostro di San Domenico, la storia di Peppino Impastato. ‘Peppino da Cinisi contro la mafia’, nel quale sono stati inscenati i difficili rapporti di Peppino con il padre Luigi amico del capomafia Gaetano Badalamenti, la creazione di radio Aut e lo scanzonamento le denunce degli atteggiamenti della mafia, il crudele assassinio di Peppino avvenuto il 9 maggio 1978. A discutere insieme a Sicilia dei ‘Pupi Antimafia’ Egidio Terrana.

Sicilia ha spiegato le tecniche della marionettistica siciliana. Le sue marionette vogliono raccontare il suo impegno e quello della sua compagnia contro l’endemico male causato dall’invasiva prepotenza della mafia, capace di togliere ogni libertà. “Abbiamo scelto - ha chiarito Sicilia - di impegnarci con il teatro per raccontare la storia di Peppino e di tanti altri eroi come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Placido Rizzotto, levando le armature ai nostri pupi”. “Un teatro che vuole dunque essere un nuovo ‘paladino’ della lotta alla mafia”, infine, a conclusione dello spettacolo Sicilia ha rimarcato il suo orgoglio e quello dei suoi collaboratori nel far conoscere e riportare la memoria di importanti personaggi che spesso, troppo spesso, vengono dimenticati”. E come hanno ‘sottolineato’, sempre a conclusione dello spettacolo, ‘le marionette’ la cui voce è dello stesso Sicilia e dei suoi collaboratori, “in Italia per far cambiare le cose abbiamo bisogno di eroi proprio come Impastato e pertanto bisogna mantenerne vivo il suo ricordo”. Il processo sulla morte di Impastato che portò alla condanna del boss Badalamenti durò ben 24 anni.

Francesco Ielà

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