
Catanzaro - “Analizzando i dati del divario in Italia tra Nord e Sud e nell’ambito dello stesso Mezzogiorno, la nostra Calabria è sempre e comunque all’ultimo posto di ogni graduatoria - informa Confartigianato imprese, in una nota. Una Regione non solo con il più basso reddito pro capite, ma una popolazione messa allo stremo, al limite della quasi totale povertà, congiuntamente a un tessuto produttivo che sta letteralmente scomparendo nel silenzio di una politica e di istituzioni che evidentemente pensano che sempre e comunque riusciremo a cavarcela. Purtroppo, dai dati in nostro possesso e dai tantissimi confronti quotidiani con artigiani, commercianti e piccoli imprenditori, non possiamo far finta di niente e continuare come se nulla fosse. Un vero fallimento generale da cui stiamo cercando di uscire e come Associazione stiamo veramente combattendo con tutti i mezzi e uomini disponibili per cercare di accompagnare e far uscire il nostro tessuto produttivo da questo stato che definirlo comatoso, credetemi, è poca cosa”.
“L’artigianato e la piccola e media impresa registrano chiusure a iosa e anche nell’ambito del lavoro autonomo che nasce tra i giovani, constatiamo che quasi tutti sono generalmente quei disoccupati che non intendono abbandonare la propria terra e presi da una certa disperazione si cimentano a fare impresa senza alcuna convinzione ed entusiasmo; motivo per cui, proprio per questa improvvisazione forzata, tantissime volte i risultati di tali iniziative sono negative. Le chiusure registrate da sempre nei primi due anni di queste nuove aziende né sono una dimostrazione e conferma lampante. In Calabria si sta consumando una vera tragedia, evidentemente tanti sottovalutano anche i risvolti sociali poco edificanti che potrebbero nascere se questa disoccupazione ormai conclamata dovesse continuare e la crisi profonda del tessuto imprenditoriale dovesse mantenere questo trend. Ma è mai possibile che gli Enti locali, la Regione, la Politica nazionale e il mondo finanziario non si rendono conto e non riescono a passare veramente dalle parole ai fatti? Come possiamo far ripartire lo sviluppo se continuiamo a utilizzare le solite infrastrutture, registriamo la consueta e invadente criminalità, i trasporti quasi inesistenti e un sistema bancario di cui ci siamo veramente stancati di parlarne?”.
“Di fronte a queste criticità evidentissime e divenute ormai endemiche, la politica continua a perdere tempo, facendo solo parole e adottando misure non congeniali, preso atto dei risultati e delle condizioni della nostra regione. Iniziative e misure che dovrebbero incrementare l’occupazione si presentano in ogni dove, ma in un territorio come la Calabria, ci si rende conto che il tessuto produttivo (tanto per essere chiari i futuri datori di lavoro) sta letteralmente scomparendo? Senza mondo imprenditoriale, artigiani e commercianti in primis, chi dovrà creare l’occupazione dipendente? Non pensiamo proprio che possa essere il settore pubblico alla luce delle tantissime crisi e manifestazioni registrate quotidianamente e per non parlare della grande industria”. “Allora - concludono da Confartigianato - poiché è nostra intenzione continuare a lavorare e prenderci le nostre responsabilità, chiediamo un’attenzione particolare al nostro mondo per questo momento difficilissimo con misure semplicissime basate principalmente sull’erogazione concreta del credito a favore delle imprese, vecchie e nuove, con processi velocissimi e con l’utilizzo dei fondi comunitari (fondi di garanzia) a favore degli investimenti nelle aziende e dell’occupazione dipendente (credito di imposta) e con un’attenzione particolare alla tassazione divenuta insostenibile anche a livello locale. Come Confartigianato siamo pronti a fare la nostra parte e a dare il nostro contributo, i tanti dossier, documenti e studi pubblicati e inviati nel tempo un po’ a tutti ne sono una testimonianza tangibile. Speriamo, molto sommessamente, di essere ascoltati, sentiti e creduti da coloro i quali possono ma evidentemente sottovalutano irresponsabilmente la situazione devastante oppure non conoscono realmente i nostri territori. Speriamo si agisca prima che sia troppo tardi!”.
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