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Lamezia Terme – “Finora e sull’onda delle emergenze di qualsiasi genere nel sistema agricolo si è avuto sempre e solo un approccio estemporaneo ed unicamente destinato a ristorare eventuali  danni; Un approccio assistenzialistico che ha drogato l’agricoltura regionale e non reso giustizia al coraggio delle centinaia e centinaia di aziende che producono cibo di indiscussa qualità, sono protagoniste entro i confini regionali e competono sui mercati nazionali ed internazionali”. Dichiara in una nota il presidente Confagricoltura Calabria, Alberto Statti.

“Dobbiamo avere il coraggio della verità e lasciare definitivamente alle spalle la logica di un’agricoltura costantemente protesa a pietire elemosine e stati di calamità; l’ultima emergenza in ordine di tempo è costituita dalla caduta di cenere lavica, l’attività dell’Etna è giunta fino alla Piana di Gioia Tauro interessando la produzione agrumicola e le possibilità di raccolta e commercializzazione delle imprese. E’ un’emergenza non discuto, ma dobbiamo intenderci, la prospettiva qual è? “Eruttare” comunicati stampa per strappare qualche titolo di giornale ed accendere piccoli focolai di consenso “politico o sindacale”? Se la prospettiva è questa diciamolo subito, si continua a parlare linguaggi del passato mentre il resto del mondo della produzione e commercializzazione agricola corre a perdifiato.

Invece - anche sulla base della straordinaria novità costituita dal nuovo Piano di Sviluppo Rurale - vanno cambiati metodi, approcci e prospettive; il contesto della Piana, tanto per stare al tema, ha forti potenzialità ed è parimenti segnato da aspetti critici che ne depotenziano la forza e la capacità di generare reddito. Lì dove invece si sono scelte forme nuove aprendo la strada ad una coraggiosa riconversione delle colture con una moderna logica di cooperazione i risultati, pur affrontando molti problemi, sono arrivati.

Non basta più chiedere solo di ristorare i danni!  qui ci vuole coraggio e condivisione e tutti - comprese le organizzazioni agricole - devono cambiare approccio: a nessuno e soprattutto alla Piana è utile un’agricoltura assistita dalle casse pubbliche ordinarie e straordinarie. Le nuove risorse e la progettualità fino al 2020 vanno, dunque  orientate,  alle aziende che hanno la capacità di essere protagoniste di un sistema agricolo, in questo caso agrumicolo,  rinnovato. Solo un esempio, dovremo costruire i Pif, i progetti integrati di filiera, la loro definizione e la loro gestione ci chiama ad una precisa responsabilità: farla finita con ipocrisie ed equivoci, smetterla con richieste che non stanno ne in cielo ne in terra, dire basta ad una logica dell’imprenditoria agricola da hobby. L’agricoltura non è un passatempo ma qualcosa che va organizzata e dimensionata su scala regionale, per competere in un contesto nazionale ed internazionale. O vogliamo continuare a vita nel ricevere, per stare al tema ed anticipare lo spirito delle festività, cenere e carbone?”.

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