
Lamezia Terme - La Cia Calabria esporrà nel corso di una conferenza stampa, in programma il 12 novembre alle 11 nella Sala conferenze di Unioncamere Calabria di Lamezia Terme, le proprie linee guida sul ruolo degli agricoltori nel controllo del territorio, nel contrasto al dissesto idrogeologico. "I territori coltivati - spiegano da Cia Calabria -, insieme a quelli boschivi, giocano un ruolo essenziale per stabilizzare e consolidare i versanti e per trattenere le sponde dei fiumi, aiutando così a scongiurare frane e cedimenti del terreno. D’altro canto, la cementificazione costante, non solo ha divorato negli ultimi vent’anni oltre due milioni di ettari di terreno agricolo a ritmi vertiginosi, ma questo processo, molte volte, non è neanche stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque. Ecco perché chiediamo con urgenza la legge contro il consumo di suolo, che è ferma da troppi anni. È necessario arrivare al più presto a definire norme operative. Il rischio idrogeologico in Italia coinvolge quasi il 10% della superficie nazionale e riguarda 6.633 comuni. Vuol dire che quasi un cittadino su dieci si trova in aree esposte al percolo di alluvione e frane". Altro tema che sarà trattato nella conferenza stampa quello della gestione della fauna selvatica. "L’attività venatoria non può rappresentare il principale e unico strumento per il contenimento preventivo delle specie in eccesso. Non si può demandare ad una categoria sportiva la gestione della fauna selvatica. È importante coinvolgere nel contenimento le imprese agricole situate nelle aree particolarmente a rischio così come avviare percorsi di nascita di forze di intervento specializzate".
Da qui, la sollecitazione alle amministrazioni comunali: "Rivolgiamo un invito ai comuni calabresi a fare propria la proposta di CIA, approvando una specifica mozione in Consiglio comunale a sostegno di una serie di iniziative tra cui prioritarie sono: Attivazione di politiche e interventi orientati al governo del territorio: dalla prevenzione dei disastri ambientali, al mantenimento della biodiversità, fino alle politiche di gestione del suolo e alle azioni per la riduzione del gap infrastrutturale (in particolare nelle aree interne e rurali del Paese). Azioni che possano favorire e sviluppare politiche di filiera a forte vocazione territoriale. In tale ambito, sarà necessario allargare le relazioni settoriali “classiche” a nuovi orizzonti (mondo produttivo, artigianale, turismo, commercio, consumatori, collettività) e, al loro interno, favorire processi d’innovazione sostenibile (anche sociale)".
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