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Lamezia Terme - Pubblichiamo la nota della consigliera comunale Teresa Benicansa (Gruppo Misto) per quanto riguarda il possibile dissesto del Comune da parte della Corte dei Conti.

"Sebbene le dichiarazioni dell’assessore al bilancio peccano di renziana mancanza di umiltà, la buona stella del sindaco è di avere un’opposizione che per tradizione culturale propende a salvaguardare la democraticità e i diritti dei cittadini, prima di tutto. Una dichiarazione di dissesto finanziario del Comune non comporta solo oggettive limitazioni alla candidabilità del sindaco in carica, cosa che può interessare lo schema dei partiti e degli schieramenti.

Il dissesto non va a colpire chi ha determinato il disastro omettendo procedure di controllo tecnico, e non aiuterebbe a mettere in luce le responsabilità,  solo costringerebbe tutti i cittadini a pagare in modo ingiusto le conseguenze di scelte sbagliate che  la politica ha prodotto e la politica deve affrontare, assumendone per intero le responsabilità. Servono atti chiari e comportamenti univoci. Le sorti di Lamezia sono legate alla credibilità dell’ipotesi tecnica di risanamento contabile che la giunta dovrà specificare al Consiglio dopo l’approvazione della manovra di Bilancio posta in esame lunedì. E’ evidente che, trattandosi di atti connessi, la proposta di bilancio della giunta, che avrebbe meritato una sonora bocciatura politica, ci impone un’astensione al voto, seppure critica, per garantire la priorità di fare intraprendere alla giunta, che ne ha la responsabilità politica, la ripida salita del ripianamento del debito di oltre 5 milioni di euro,  e convincere i giudici contabili di Catanzaro e non bastasse, quelli di Roma, a non sentenziare il dissesto del Comune.

Su questo percorso il sindaco non può non correggere alcune scelte di sua diretta competenza. Con tutto il beneficio della presunzione di innocenza e buona fede, davanti a una gestione certificata da primati negativi e per certi versi inquietanti, ci sono errori che vanno rimossi. La scusa dei tagli del Governo vale quanto le favole di Esopo.  Il Consiglio, al di là degli schieramenti, ha il dovere di chiedere al sindaco, che ne ha l’onestà, di fare sul serio e rimuovere le ragioni che hanno determinato condizioni di gestione finanziaria ed economica così grave.  

L’analisi dei giudici contabili e il controllo del Collegio dei revisori  dicono che la lancetta dei conti verso il fallimento scocca nel 2007, coinvolge la società in house Multiservizi e divampa voracemente per oltre sei anni offuscando gli occhi dei controlli e della Banca. Diversa è la questione delle spese in Bilancio che con un pò di volontà possono essere ridotte senza ricorrere al Consiglio comunale, che lo invoca da tempo a partire dai contratti dei dirigenti e staff adeguando ogni decisione alle necessità di risparmio. Se la giunta viene impossibilitata di adottare gli atti necessari e il Comune viene dichiarato in dissesto, i cittadini sarebbero costretti a pagare le conseguenze di scelte sbagliate che la politica ha prodotto e la politica deve affrontare, assumendone per intero le responsabilità".

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