
Lamezia Terme - Pubblichiamo la nota della consigliera comunale Teresa Benincasa (Gruppo Misto) in merito all'attuale situazione politico-amministrativa dopo il ritiro delle dimissioni del Sindaco e il ritardo della Corte dei Conti nel pronunciarsi sul dissesto che sta provocando, a detta della consigliera, una fase di stallo che daneggia città.
"Si chiama Riorganizzazione la via d'uscita che il Comune di Lamezia Terme deve intraprendere per il risanamento. Senza panegirici e piagnistei bisogna che chi guida la baracca dia un indirizzo preciso.. A partire al settore economico e finanziario dove il ruolo dell’assessorato al Bilancio è baldanzosamente spiccato anche in tv a gracchiare in modo improprio sui conti caduti nello stagno del dissesto su cui il Comune piuttosto che riorganizzarsi si dichiara in attesa di giudizio provocando la paralisi indiscriminata della città. Nel mio umile ruolo di consigliere comunale voglio rappresentare una esigenza di proposta per il risanamento da cui dipende la ripresa. Si chiama riorganizzazione e riguarda con priorità quel servizio da cui discende il male oscuro del “dissesto” e che tocca tutti nervi dell’amministrazione e riguarda la gestione delle entrate e delle uscite. Riguarda la gestione dei finanziamenti e quella dei debiti. Il risultato, comunque evidenziato a prescindere dalla formalizzazione dello stato di dissesto, segnala con tutta evidenza che se il malato vuole guarire deve concentrare ogni sforzo per garantire tutto quello che è mancato: trasparenza, tracciabilità ed efficienza ad un settore vitale per la stessa tenuta sociale ed economica della comunità lametina. Mai più finanziamenti senza tracciabilità significa garantire al cittadino le condizioni di seguire lo stato delle cose con riferimento al programma di intervento o il progetto finanziato, sia con risorse di bilancio comunale e quindi con il gruzzoletto delle entrate riscosse nella tasca dei cittadini stessi; sia con risorse regionali come quelle ingentissime che inzuppate nel piatto comunitario, erano programmate e sigillate da un “patto per lo sviluppo” evidentemente non rispettato a favore della città; sia quelle nazionali che in modo troppo disinvolto sono state ottenute per un’opera e destinate ad altre quando non tenute a “bagno-maria” fino al prosciugamento totale.
Io nel futuro di Lamezia ci credo, pur registrando gli ostacoli e le manovre avverse che ne ritardano il compimento. Pur ravvedendo i limiti in noi lametini stessi, talvolta inclini all’autolesionismo, io credo nel futuro di Lamezia perché le sue risorse sono presenti, oggettive e ineludibili. Se chi governa riesce, in questo finale di partita, a correggere gli “sbagli più forti” che si sono oggettivate con pratiche da somari del bene comune, da fannulloni dell’impegno civile, da irresponsabili della politica. Se chi rappresenta Lamezia, e per lei è chiamato ad agire, se chi guida Lamezia riesce a fare prevalere ciò che è utile ai commercianti per non fallire, agli artigiani per non mollare, alle famiglie per non disperarsi, ai cittadini per non sentirsi maltrattati e se, sottolineo se, la giunta saprà essere popolata e non sedotta da un etica che rispecchia il dire nel fare e gli uffici sapranno lavorare senza dispetto, ma con rispetto. Allora sì. Sarebbero gettate le basi per fare ripartire Lamezia e la fiducia di chi ciascuno nel proprio ruolo vive in città senza avere la possibilità di dare un contributo alla crescita. A partire dal semplice accoglimento di un’idea che talvolta è quella giusta dove molteplici sono esempi che dalle proposte culturali ai lavori pubblici, l’opinione che si fa largo paga il prezzo di uno scollegamento pressoché totale tra le buone intenzione politiche e le non coerenti attività svolte dagli uffici. Inutile nascondersi dietro un dito: dal mercato ortofrutticolo nell’area Rotoli, alla stagione di prosa teatrale la ricaduta è nel vuoto".
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