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Lamezia Terme -  Pubblichiamo la nota che il consigliere comunale del Terzo Polo Francesco Grandinetti ha inviato al presidente della Confindustria Daniele Rossi per discutere dei problemi reali delle piccole aziende.


“Ho letto con interesse l'articolo del presidente di Confindustria di Catanzaro Daniele Rossi sui ritardi dell'operatività dei corsi di formazione professionale enonsolo. Concordo pienamente, ma mi permetto di dire che se si vuole rilanciare l'occupazione nel nostro territorio, bisogna scendere dal piedistallo  dei grandi proclami e parlare "terra terra"  dei problemi dei nostri colleghi imprenditori calabri. Oggi la tipologia degli imprenditori calabresi a mio parere di "piccolo imprenditore" si divide in tre categorie: 1) quelli "grandi" onesti che sono consolidati sia per le commesse e patrimonio sia  per il loro non difficile accesso al credito o alle proprie finanze; 2) quelli piccoli onesti con riduzione delle commesse e con un difficilissimo accesso al credito pertanto destinate alla chiusura; 3) e "quegli altri"  che lavorando border line con la malavita o completamente inserite in essa non hanno nessun tipo di problema se non quello di riciclare milioni e milioni di euro con attività che sembrano lecite. Ebbene purtroppo della prima categoria in Calabria ce n'è sono ormai veramente pochi a cui tutti noi dobbiamo augurare il massimo delle fortune per loro e per i lavoratori che lavorano nelle loro aziende. La terza categoria é quella che attualmente ha il maggior tasso di crescita non avendo problemi di denaro da "investire" e soprattutto non avendo concorrenti onesti che riescono a stare al passo o non vogliono confrontarsi con loro. E poi esiste la seconda categoria a cui oggi appartengo, che soffre in maniera disumana e che essendo la colonna portante dell'occupazione mette a rischio il sistema di sopravvivenza della nostra regione. Caro Presidente Daniele quando ho detto di scendere dal piedistallo chiaramente non lo dicevo a Lei, ma a tutti coloro che non volendo capire che la nostra realtà, almeno il 99% dei nostri imprenditori,  é diversa da quella della grande "Confindustria di Montezemolo". E' fatta di imprenditori che non vestono il cachemire, che non camminano in Maserati, che non hanno il loro yacht nel porto di Vibo. I nostri imprenditori, quelli sani, vivono ogni giorno con le vessazioni delle banche, con il problema della burocrazia che da noi in Calabria é cento volte più problematico che altrove, con il problema delle estorsioni che non è assolutamente finito. Parliamo delle banche, (per evitare polemiche e precisazioni non mi riferisco ai direttori delle sedi locali).

La confindustria é al corrente che dopo anni in cui l'imprenditore X ha girato milioni di euro nella Banca XX, la stessa banca  non paga l' assegno perché sul conto manca qualche centinaio di euro costringendolo di fatto a rivolgersi all'Usura? E sa che le stesse banche, all'imprenditore che é disposto per risolvere il problema a mettere garanzie reali su beni gli rispondono  puntualmente di no? La confindustria conosce il problema dei blocchetti degli assegni negati all'imprenditore Y perché ce n'è  "sono troppi fuori",  costringendolo di fatto ad operazioni con altri assegni di familiari e/o congiunti dei quali dopo vogliono anche la spiegazione (compresa giustamente la Finanza in caso di controllo) ? La confindustria sa che le banche ti richiamano al non uso degli assegni postdatati, salvo poi a pretenderli per anticipare le fatture dei clienti che richiedono l'anticipazione su propri crediti? La confindustria sa che il blocco della trasferibilità degli assegni (cosa buona per il controllo del circolante!) ha di fatto penalizzato i piccoli imprenditori che di questo uso vivevano? Ma Confindustria sa che tutte le misure regionali e nazionali sull' accesso agevolato  al credito sono di fatto un imbroglio visto che al 90 % delle piccole imprese viene negato  all'origine dalle banche convenzionate per "mancanza di rating" ? Ma per chi fanno le misure agevolative, per chi non ha problemi?  Ebbene sono pronto su invito della Confindustria a fare una piccola conferenza, non sulle teorie economiche mondiali di Keynes, ma sulle problematiche spicciole di tutti i giorni per poter fare richieste chiare e concrete ai politici di turno che stanno a Roma e che avendo avuto sempre tutto facile non comprendono i problemi della nostra categoria e pertanto fanno leggi per "soddisfare le teorie mondiali della finanza" trascurando le nostre reali  necessità e fare un resoconto al Prefetto per renderlo edotto delle nostre vere preoccupazioni”.

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