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Lamezia Terme - Una lunga e minuziosa ispezione, in parte eseguita negli uffici lametini e successivamente - a causa della pandemia - avvenuta sulla base della trasmissione di atti e documenti per poi terminare nel mese di luglio. A finire sotto la lente del ministero dell'Economia e delle Finanze sono il Comune di Lamezia Terme, e in particolare la società partecipata Lamezia Multiservizi, sulla cui gestione nel periodo dal 2016 al 2019 si è concentrato l'ispettore inviato dal ministero, che per mesi ha ricostruito la vita della società che gestisce buona parte dei servizi essenziali in città e in diversi comuni del Lametino. E la valutazione che emerge in oltre 40 pagine di relazione è assolutamente negativa, tanto da spingere il Mef non solo a richiedere correttivi urgenti ma anche ad inviare gli atti alla Corte dei conti per ogni necessaria ed eventuale iniziativa.

In tutto 12 le irregolarità sanzionate dai burocrati del Mef in relazione alla Multiservizi. Si va dalla mancata pubblicazione sul sito istituzionale della Relazione inerente l’affidamento diretto di servizi pubblici locali, alla irregolare e reiterata prassi dell'utilizzo della proroga contrattuale con riferimento ai contratti di pubblica illuminazione e servizi cimiteriali a Lamezia, dalla diffuse irregolarità esposte nei bilanci chiusi del periodo 2015-2017 ed approvati dal Comune di Lamezia Terme alla illegittima corresponsione degli emolumenti al Presidente del C.d.A.e ad un Consigliere pro tempore, ai componenti del collegio sindacali e agli amministratori pro tempore.

Un repertorio di irregolarità su cui si sofferma l'ispezione in un quadro generale di grossa criticità finanziaria per la società che nel 2018 ha richiesto al tribunale l'accesso al concordato preventivo per poter, sotto il controllo dell'autorità giudiziaria, smaltire l'enorme mole di debiti accumulati - stando al racconto del Mef - a causa "dei mancati investimenti da parte dei Comuni Soci e quindi alla mancata attenzione all’equilibrio delle gestioni dei servizi di pubblica utilità affidate la cui assenza ha via via depauperato l’efficienza della struttura societaria pur in presenza di un aumento delle attività. A ciò si aggiunga con particolare riguardo all’ultimo decennio, un cronico stato di squilibrio e tensione finanziaria in correlazione alla mancata periodicità degli incassi necessari a far fronte ai costi di esercizio che si sono tradotti nel tempo in ingenti debiti con particolare riguardo a quelli verso fornitori".

Il Mef punta il dito contro il Comune, reo di non aver attivato per tempo un'adeguata forma di controllo e di collaborazione tale da scongiurare il successivo peggioramento del quadro societario e finanziario. L'ispettore del Mef, infatti, giudica come grave: "La mancanza di un incisivo controllo analogo da parte del Comune di Lamezia Terme, iniziato nel 2017, con troppo ritardo per infondere una cultura del controllo e della collaborazione, assolutamente necessari per evitare le conseguenze per entrambe le parti (bilanci inattendibili, fondo perdite insostenibile e misure straordinarie per evitare il fallimento della Società)". La relazione si conclude con la richiesta di avviare "iniziative idonee a conseguire la completa eliminazione delle criticità e l’accertamento di eventuali responsabilità". "La relazione informativa sui provvedimenti adottati dovrà essere inviata, con nota a firma del rappresentante legale dell’Ente, a questo Dipartimento - si legge infine nella relazione ministeriale - rispettando l’ordine ed il contenuto dei singoli rilievi, entro 120 giorni dalla ricezione della presente".

G.V.

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