
Lamezia Terme - “Abbandoniamo per un momento quelle che possono essere le divisioni di natura politica e cerchiamo di far sì che si possa costruire un qualcosa per una città che ha bisogno di ripartire dalle macerie che giorno dopo giorno si stanno perpetrando a nostro danno”. Questa la ricetta dell’ex sindaco Paolo Mascaro per uscire dal “baratro in cui è piombata la città”. E Mascaro, seppur provato, lo grida a gran voce nell’incontro “La buona battaglia, il peso del coraggio” organizzato da Patto sociale nella sede di via Colelli. L’ex primo cittadino, che ribadisce la sua più totale fiducia nella giustizia, attende “con serenità” la sentenza del Consiglio di Stato prevista per 19 settembre”. Non è questo a preoccuparlo. Secondo Mascaro, infatti, il nodo sta nel fatto che “stanno massacrando quotidianamente una città nel silenzio dei più”. Ma Mascaro ha una certezza: “Vinceremo, scrivendo così la storia di questa terra, per cambiare un sistema che bisogna assolutamente cambiare. Lamezia è il simbolo di una nazione non democratica”.
Mascaro è un fiume in piena. E non risparmia nessuno. A partire dalla terna commissariale, “la cui gestione è inutile, ed è una presenza usurpatrice che massacra un territorio. C’è un fermo assoluto nell’amministrazione nella terna commissariale. E noi dobbiamo fare tornare il sole in maniera perpetua, trasmettendo i valori positivi. È questa la buona battaglia che dobbiamo fare”. Quindi, l’ex sindaco si sofferma su “uno scioglimento di regime. Sfido chiunque a trovare una sola carta che sia stata infiltrata o illegittima. Ci hanno massacrato di nuovo, con una motivazione assurda su fatti non veritieri. Dobbiamo fare in modo che in questa città ritorni la democrazia”. Poi, Mascaro punta il dito contro i “comunicanti, cioè quelli che scrivono solo comunicati, paventando un quarto scioglimento, mandando così comunicazioni anomale. Ma oggi Lamezia ha bisogno di un patto. Uniamo le forze, emarginando i comunicanti e i politicanti. Basta chiacchiere; ci vuole un impegno fattivo”.

Mascaro riafferma, ancora una volta, il suo amore per Lamezia: “Sono oramai trentacinque anni che combatto per questa città. L’ho fatto per difendere il Tribunale, l’ospedale e il calcio. È chiaro che sino a quando vivrò, combatterò sempre per questa città”. Non poteva mancare un passaggio sulla sua eventuale ricandidatura: “Non riesco a vedermi in questa città senza combattere per il suo progresso. Poi, la candidatura può dipendere da tanti aspetti e da tante situazioni. Non voglio neanche sostituirmi a quella magistratura che il 5 luglio dovrà valutare se io sia persona candidabile. Io rispetto sempre le decisioni della magistratura, anche quando le considero obbrobriose”.

Non lasciano dubbi le parole di Giancarlo Nicotera: ”Stiamo con Mascaro. Vogliamo portare a termine quel percorso virtuoso intrapreso per il bene della città”. Poi, Nicotera condanna con fermezza “il taglio dei quotidiani consultabili in Biblioteca. Un danno alla cultura più che un risparmio per il Comune”. Pino Zofrea è “preoccupato, perché ci stanno togliendo tutto, dando credito a un sospetto di polizia privo di riscontri”. Per il segretario nazionale del Nuovo Cdu, Mario Tassone, “quella di Lamezia è una battaglia emblematica per la libertà e la democrazia. E provo fastidio nel vedere che i commissari siano tornati tranquillamente al loro posto senza essere chiamati a rispondere dei loro quindici mesi di gestione.
Nel silenzio dei parlamentari calabresi”. Anche Giancarlo Muraca (Nuovo Cdu) lamenta “una scarsa difesa della città da parte dei parlamentari e di alcuni politici lametini”. L’ex consigliere comunale Enrico Costantino solleva la questione del “Psc nuovamente caduto nel dimenticatoio”. Simone Cicco, ex assessore comunale alla Cultura, richiama “l’azione politica improntata sempre ai sentimenti. E se ad oggi nessun nostro atto è stato revocato, vuol dire che erano tutti legittimi. Qualcuno dovrà dare delle spiegazioni”.
Giuseppe Maviglia

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