
Lamezia Terme - Dopo la nota dell’Assessore Gianturco che ha replicato alle contestazioni del consigliere comunale Pd, Gennarino Masi, arriva la controreplica alla lunga difesa politica. "Gli atti - scrive Masi - raccontano una verità molto diversa da quella che l’Amministrazione Murone ha comunicato alle famiglie. La Determinazione Dirigenziale n. 246 del 13 agosto 2026 attesta con chiarezza che la procedura di gara era già arrivata a un punto decisivo: il 7 agosto 2026 era stata adottata la determina di aggiudicazione efficace, l’11 agosto il fascicolo era stato trasmesso al Comune e il 13 agosto il Comune aveva già preso atto dell’aggiudicazione, nominato il Direttore dell’Esecuzione del Contratto, impegnato la spesa e autorizzato la consegna anticipata del servizio a partire da settembre 2026. Eppure il 25 agosto, dodici giorni dopo, l’Amministrazione ha comunicato alle famiglie che il ritardo nell’apertura degli asili nido dipendeva ancora dai “tempi occorsi per il perfezionamento della procedura di gara” gestita dalla CUC di Reggio Calabria".
Questo è il primo punto politico decisivo, sostiene Masi, e prosegue: "la versione fornita dal Comune ai cittadini è smentita dai suoi stessi atti. Quando il Comune parlava ancora di procedura da perfezionare, la gara risultava già aggiudicata in modo efficace, il fascicolo era già negli uffici comunali e gli atti esecutivi fondamentali erano già stati adottati. A questo punto, accortasi della contraddizione, l’Amministrazione cambia argomento. Nella replica dell’Assessore il problema non sarebbe più la gara, ma i tempi del subentro del nuovo gestore, il passaggio dei lavoratori, l’acquisizione della documentazione e il coinvolgimento di non meglio precisati “più enti”. Ma questo cambio di versione non assolve l’Amministrazione: la espone ancora di più. Perché se il problema non era più la gara, allora il problema era il modo in cui il Comune ha programmato, seguito e governato la fase successiva. E quella fase ricade interamente nella responsabilità dell’Amministrazione comunale. Su questo punto occorre essere chiari: il passaggio tra gestore uscente e nuovo aggiudicatario non può essere presentato come un imprevisto dell’ultima settimana. L’art. 57 del d.lgs. 36/2023 prevede l’inserimento nei bandi di gara di specifiche clausole sociali nei contratti di appalto di lavori e servizi diversi da quelli di natura intellettuale, anche per garantire la stabilità occupazionale del personale impiegato e l’applicazione del contratto collettivo. Questo significa una cosa molto semplice: il tema dei lavoratori non nasce dopo l’aggiudicazione, ma deve essere previsto e governato dentro la gara stessa. Dunque, se oggi l’Amministrazione dice che il servizio non è partito per i tempi necessari al passaggio del personale, pone essa stessa una domanda alla quale non ha risposto: quel passaggio era disciplinato in modo adeguato nel bando e nel capitolato? Se sì, allora non si capisce perché sia esploso all’ultimo momento. Se no, allora il Comune ha bandito una gara per un servizio essenziale senza presidiare uno degli aspetti più delicati dell’intera procedura. In entrambi i casi, la conclusione è la stessa: non si tratta di fatalità burocratica, ma di incapacità politico-amministrativa. Ancora più grave è il riferimento dell’Assessore a non meglio precisati “più enti” coinvolti negli adempimenti. Questa formula vaga non chiarisce nulla. Se si allude alla CUC, va ricordato che la centrale di committenza gestisce la procedura di affidamento, ma non sostituisce il Comune nella responsabilità di assicurare la continuità del servizio. Se invece si allude ad altri soggetti coinvolti nel subentro, ciò non cambia il dato essenziale: la regia, il monitoraggio e la tutela dell’interesse pubblico restano in capo al Comune. Evocare soggetti esterni senza nominarli non è trasparenza: è un tentativo di disperdere la responsabilità".
C’è poi un ulteriore profilo che aggrava politicamente la vicenda, sostiene ancora Masi: "Il 13 agosto 2026, proprio nel giorno in cui il Comune adottava la determina di presa d’atto dell’aggiudicazione e autorizzava la consegna anticipata del servizio, si è tenuto il Consiglio comunale. Quella era la sede istituzionale naturale per informare i consiglieri comunali di eventuali difficoltà, criticità o rischi di ritardo. Se il problema del subentro era già noto, doveva essere comunicato lì, con chiarezza e tempestività. Se invece non era noto, allora significa che l’Amministrazione non aveva il pieno controllo di una procedura che oggi pretende di aver seguito “passo dopo passo”. In entrambi i casi il risultato non cambia: manca trasparenza istituzionale. Su questo punto il silenzio dell’Amministrazione è pesante. Ai consiglieri non è stata data alcuna informazione utile nella sede propria del confronto istituzionale; alle famiglie, invece, il ritardo è stato comunicato solo il 25 agosto, a pochi giorni dall’apertura prevista, con un messaggio generico, senza una data certa e con una spiegazione non coerente con gli atti. Non meno rilevante è il tema della continuità del servizio. Lo stesso Assessore afferma che il 30 luglio il Comune aveva disposto una proroga tecnica al gestore uscente fino a ottobre, salvo poi non darle seguito dopo l’aggiudicazione. Tuttavia la proroga tecnica, per legge, è ammessa solo in casi eccezionali, per il tempo strettamente necessario e quando l’interruzione del servizio determinerebbe un grave danno all’interesse pubblico. La giurisprudenza la considera misura di carattere eccezionale e temporaneo, utilizzabile solo per assicurare il passaggio da un contraente all’altro e solo quando il ritardo non sia imputabile all’amministrazione".
"Qui - precisa - si apre una contraddizione politica fortissima. Se il Comune sapeva che il nuovo gestore non sarebbe stato materialmente pronto subito, la continuità andava coperta fino all’ultimo. Se invece riteneva che il nuovo gestore fosse pronto, allora non si spiega perché gli asili non abbiano aperto nei tempi previsti. In entrambe le ipotesi, ciò che emerge è una gestione approssimativa del passaggio, incompatibile con la delicatezza del servizio.
Vi è poi un altro elemento che l’Assessore stesso introduce e che rende ancora più debole la sua difesa: egli afferma che il 25 agosto il Comune ha preso atto dell’integrazione dell’efficacia dell’aggiudicazione e che il 28 agosto si è proceduto alla consegna del servizio. Anche qui, le domande sono inevitabili. La determina del 13 agosto richiama già la aggiudicazione efficace del 7 agosto e su quella base il Comune assume impegni di spesa, nomina il DEC e autorizza la consegna anticipata. Se poi il 25 agosto si parla di una “integrazione dell’efficacia”, l’Amministrazione deve spiegare ai cittadini che cos’è questo ulteriore passaggio, perché non era stato chiarito prima e in che modo abbia inciso sul cronoprogramma. Ma soprattutto: se la consegna del servizio è avvenuta il 28 agosto, cioè appena tre giorni prima del 1° settembre, è evidente che il Comune è arrivato sul filo del tempo nella fase più delicata dell’avvio. E se anche dopo la consegna il servizio non è partito, allora la spiegazione non può più essere la gara, né la CUC, né una generica complessità amministrativa: il problema è che l’Amministrazione non è stata capace di trasformare per tempo gli atti in un servizio concretamente funzionante. Questo è il punto politico di fondo".
L’Amministrazione Murone, prosegue Masi "si è insediata nel giugno 2025. La decisione a contrarre è del 31 luglio 2025, gli atti di gara sono del febbraio 2026, l’aggiudicazione efficace è del 7 agosto 2026. L’intera procedura ricade quindi dentro la responsabilità della gestione attuale. Non ci sono eredità da imputare ad altri, né alibi politici spendibili. Questa vicenda è interamente figlia delle scelte, dei tempi e delle omissioni dell’Amministrazione in carica.
Per questo è del tutto insufficiente liquidare le critiche come propaganda. Qui non si discute di una semplice polemica tra maggioranza e opposizione. Si discute del fatto che centinaia di famiglie hanno organizzato la propria vita contando sull’apertura del servizio il 1° settembre e si sono ritrovate, a pochi giorni dalla data prevista, senza certezze, senza una soluzione concreta e senza una comunicazione veritiera. Dietro questo ritardo ci sono genitori costretti a saltare giornate di lavoro, a cercare babysitter all’ultimo momento, a sostenere spese impreviste per soluzioni private. Ci sono lavoratrici e lavoratori lasciati nell’incertezza. Ci sono bambini privati, senza alcuna colpa, della continuità di un servizio educativo che lo stesso Comune ha definito essenziale".
Per questo "diciamo con nettezza che non siamo davanti a un incidente tecnico. Siamo davanti a una sequenza di errori fatta di:
• programmazione insufficiente;
• coordinamento inadeguato;
• gestione tardiva del subentro;
• comunicazione pubblica contraddittoria;
• omessa informazione nelle sedi istituzionali.
In una parola: un fallimento politico-amministrativo.
Per queste ragioni chiediamo che l’Amministrazione chiarisca pubblicamente e senza ulteriori ambiguità:
• quale sia stata la causa concreta del mancato avvio del servizio nonostante l’aggiudicazione efficace, la presa d’atto comunale e l’autorizzazione alla consegna anticipata;
• che cosa significhi esattamente la formula “integrazione dell’efficacia dell’aggiudicazione” richiamata per il 25 agosto e quale atto la sorregga;
• a quali soggetti si riferisse l’Assessore quando ha parlato di “più enti” coinvolti nel subentro;
• perché il Consiglio comunale del 13 agosto non sia stato messo a conoscenza di eventuali criticità già esistenti;
• quali misure di continuità siano state realmente valutate o adottate per evitare la mancata apertura del servizio".
La verità, conclude il consigliere "oggi, è negli atti. E gli atti dicono che il problema non era più soltanto concludere la gara. Il problema era saper amministrare il dopo. Proprio lì l’Amministrazione Murone ha mostrato tutta la propria inadeguatezza. I bambini di Lamezia Terme non sono una voce di bilancio. Le famiglie non sono un dettaglio organizzativo. Meritavano un servizio aperto nei tempi annunciati. Meritavano chiarezza. Meritavano un’Amministrazione capace di governare, non di rincorrere gli eventi e poi cercare alibi".
© RIPRODUZIONE RISERVATA