
Lamezia Terme – Pubblichiamo la nota dell’architetto Giuseppe Moraca sul Psc, argomento che con molta probabilità sarà discusso domani, in prima convocazione, nel consiglio comunale; altrimenti, in seconda convocazione, sarà discusso venerdì 22 novembre.
“Al termine del consiglio comunale del 29 ottobre, durato oltre cinque ore, in cui si sono susseguiti 14 interventi di consiglieri comunali di tutte le componenti politiche , una cosa è risultata evidente: questo PSC non piace a nessuno. La Babele di lingue parlate in quella seduta, ha palesato un ventaglio di emendamenti da apportare al PSC approvato dalla giunta il 12 dicembre 2012, che denuncia una assoluta soggettività di opinioni personali, senza alcun riferimento alla normativa vigente, del tutto avulse da una seria e ragionata strategia urbanistica, supportata da analisi e studi. In definitiva la gara a chi la spara più grossa. E, una più grossa di tutte c’è stata: la “madre di tutte le proposte” è l’emendamento della V commissione (quella urbanistica per l’appunto), che viene presentato come unitario,( quindi condiviso da tutti i gruppi politici presenti), salvo poi, nel dibattito in consiglio, integrare o prendere le distanze dall’emendamento madre. L’orientamento della maggioranza dei consiglieri comunali, è di estendere le aree urbanizzabili da via del Progresso al rettifilo, per uno sviluppo di 7 km, per 500 mt di larghezza media; destinare ad attività produttive, commerciali e per servizi,( per una profondità variabile da 150 a 250 metri a destra e a sinistra), via del Progresso fino al bivio di Maida, via San Bruno ,il rettifilo e tutta la SS280 da Sant’Eufemia al bivio di Maida. Altri emendamenti di solerti consiglieri, attenti a non restare al passo, si sono aggiunti a includere altre zone del territorio che, “inavvertitamente”, ci si era dimenticati di inserire; così il piano è pronto a prendere vita dopo la stesura del prof. Crocioni. Quello che si sta profilando è un mostro urbano, fatto di un’accozzaglia di nuove aree, cucite al già ipertrofico piano approvato dalla giunta, con la stessa logica con cui, nel romanzo di Mary Shelley, il dottor Victor Frankenstein, mettendo assieme pezzi di cadaveri da lui stesso nottetempo trafugati in cimiteri, obitori e mattatoi, crea un mostro enorme, una creatura informe. Così in questo piano si mettono insieme proposte provenienti da componenti politiche, o economico-fondiarie, o lobbistiche e si crea un enorme mostro urbano, un Frankenstein urbano informe e distruttivo. L’apertura del sindaco ad integrazioni e modifiche, con l’affermazione , riportata dai giornali nei giorni precedenti il consiglio, ha risvegliato appetiti solo apparentemente sopiti, che oggi sembra siano prepotentemente messi in pista e presentati come la panacea contro la crisi economica. Sarebbe mortale per il territorio e l’economia lametina, se per attaccare un’altra medaglia nel medagliere delle cose fatte, l’amministrazione approvasse un piano siffatto, perché Lamezia non ha bisogno di un piano qualunque purché ci sia, ma del piano giusto per il suo territorio. Non si tratta di soddisfare i “desiderata” (parola troppo spesso usata nel dibattito in consiglio) di qualche consigliere, assessore o faccendiere. Bisogna, con onestà intellettuale, con sforzo di comprensione dei reali problemi e vocazione del territorio, con spirito di giustizia ed equità sociale, di costruire un progetto urbano e territoriale, realisticamente attuale ed attuabile. E’ giunto il tempo che ognuno faccia la sua parte, si responsabilizzi, studi adeguatamente per essere consapevole delle scelte da operare, perché da un piano urbanistico sbagliato, deriveranno conseguenze negative irreversibili, di cui pagheranno dazio le generazioni future. Occorre quindi fermarsi e riflettere: per uscire dall’arbitrarietà e scongiurare il pericolo di far passare per pubblica utilità, l’utile privato, occorre ripartire dalle regole. Le regole, nella fattispecie sono: a) la Legge Urbanistica Regionale N° 19 del 2002, b) il Quadro Territoriale Regionale Paesaggistico (QTRP ).
a) LEGGE URBANISTICA REGIONALE N° 19 / 2002. NORME PER LA TUTELA, GOVERNO ED USO DEL TERRITORIO - Fin dal titolo vi è espresso il primo principio,( che è anche un ammonimento, perché strettamente connesso alla parola “legge”), a cui i piani urbanistici si devono attenere: la tutela del territorio. All’articolo 3, “Principi generali della Pianificazione Territoriale Urbanistica”, comma 1, vi è la sintesi dell’impostazione culturale da tenere nell’elaborazione di un piano urbanistico: le scelte devono essere operate “sulla base del principio generale della sostenibilità ambientale” e supportati da studi e approfondimenti delle “previsioni dell’andamento demografico e migratorio, nonché delle dinamiche della trasformazione economico-sociale”; al comma 2 dello stesso articolo, vi è la summa di tutte le raccomandazioni e principi:” prevedere l’utilizzazione di nuovo territorio SOLO quando non sussistano alternative derivanti dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti, ovvero dalla loro riorganizzazione e riqualificazione”. All’articolo 20, comma 1, si sottolinea ancora una volta la necessità di perseguire” le strategie per il governo dell’intero territorio comunale, in coerenza con gli obiettivi e gli indirizzi urbanistici della Regione e con gli strumenti di pianificazione” di livello superiore con specifico riferimento al Quadro Territoriale Regionale Paesaggistico (QTRP).
b) QUADRO TERRITORIALE REGIONALE PAESAGISTICO –QTRP - Questo strumento urbanistico di livello superiore, a cui ,come raccomanda la legge 19/2002, tutti i piani devono attenersi, riprendendo e sottolineando i principi della legge, ne specifica i contenuti e ne dettaglia le azioni di tutela e di indirizzo ai fini del coordinamento, della programmazione e della pianificazione degli enti locali. Premesso che tutto il corpo dell’articolato di questo fondamentale strumento, mira alla tutela del paesaggio e dei sistemi territoriali, visti come bene primario, identitario e suscettibili di generare economie, gli articoli di fondamentale interesse ai fini della definizione del PSC, finalizzati a sgombrare qualunque dubbio sull’uso di aree urbanizzabili nel piano, sono l’art.19 e 20. Il comma 1 dell’art. 19, recita testualmente: “La Regione Calabria, con il QTRP lancia un grande piano di rigenerazione delle realtà urbane calabresi al fine di tendere al consumo zero di ulteriore suolo per nuovi interventi…” e al comma 3 stabilisce gli obiettivi della sostenibilità, di cui il primo è il risparmio di territorio. L’art. 20, denominato “Ambiti urbanizzabili, mitigazione consumo suolo”, sottolinea e specifica che il ricorso all’uso di queste aree può avvenire solo “in via straordinaria”.
Dall’estrema sintesi, di alcuni stralci della normativa, a cui si rimanda per ulteriori approfondimenti, si evince la volontà del legislatore: non consumare ulteriore suolo agricolo e riqualificare e rigenerare l’esistente. Tutto il resto sono liberi pensieri e opinioni personali che nulla hanno a che fare con il dettato normativo. Essendo il nostro uno STATO DI DIRITTO , tutti i cittadini, gli enti pubblici, gli enti di diritto, le associazioni, hanno il dovere di osservare, rispettare, applicare la legge, unico strumento in grado di garantire uguaglianza di trattamento e libertà di tutti i cittadini.
P.S. E’ utile ricordare, che nel romanzo di Mary Shelley, il mostro del dottor Frankenstein, prima uccide il fratello, poi il miglior amico ed infine la moglie del suo creatore. Morale: a creare mostri prima o poi se ne rimane vittima”.
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