
Lamezia Terme - Riceviamo e pubblichiamo la controreplica di Nicolino Panedigrano per rispondere definitivamente a Grandinetti e Benincasa.
“Con i miei interventi ho fatto perdere all’amico Francesco Grandinetti la sua proverbiale bonomia. E me ne dispiaccio. Voglio però rassicurarlo. Non faccio il finto tonto. Tonto lo sono davvero. Perché non riesco a capire né i pretesti che sceglie per litigare con me, né i toni che usa. Mi attacca con una nota stampa che è una insalatona di accuse contro i politici di professione e i mestieranti di maniera. E credo che ognuno sappia, e lui per primo, che mi si possa addebitare di tutto, meno che di essere un mestierante che dalla politica ha tratto prebende e benefici. Ma in tale guazzabuglio il povero Francesco Grandinetti infila due temi su cui è utile chiarire brevemente quali siano a parer mio gli interessi reali della nostra città. Crede davvero l’amico Grandinetti che sia possibile «individuare le immediate misure di sviluppo per Lamezia» in un consiglio comunale congiunto con Catanzaro, andando a farci di nuovo dettare la linea dal nostro capoluogo ed a pietire un po’ di promesse dai soliti volponi di politicanti catanzaresi? Se lo crede davvero, allora io torno a essere tonto. Perché non riesco a capire questa sua inversione di 180 gradi e perché, senza con questo avere nulla contro una Catanzaro che tira giustamente l'acqua al suo mulino, io vedo invece come prioritaria per Lamezia una politica di unità con tutti i comuni del lametino, per costruire insieme a loro la nostra autonomia e un progetto di sviluppo dell’intero comprensorio, ossia, per dirla con l'amico Basilio Perugini, per dare corpo alla nostra vera Area Metropolitana.
Capisco poi che lui, ingegnere di professione ed ex imprenditore edile, possa vedere con favore le colate di cemento previste dal PSC, ma non è giusto che le neghi. La nuova versione del PSC, modificata con il suo determinante contributo, ha ampliato a dismisura le aree urbanizzabili. E con una politica debole come la nostra e le cosiddette manifestazioni di interesse che delegano di fatto ai singoli privati il potere di disegnare le scelte urbanistiche cittadine, il gioco è presto fatto. La città si spande praticamente dappertutto e addirittura a macchie di leopardo. Lui lo considera un pregio. Il Piano Paesaggistico della Giunta Scopelliti e il disegno di legge appena varato dal Governo Letta invece no. E, per una volta tanto, io do ragione a questi ultimi, perché puntano entrambi sul riuso e sul recupero nell'estremo tentativo di tutelare quel che resta del nostro paesaggio. Davvero, allora, caro Francesco Grandinetti non è il caso di continuare a beccarci tra di noi su come rapportarci a Catanzaro. Calma e gesso, invece. La smania degli scontri elettorali è, a me pare, ancora prematura. E di consigli comunali congiunti pensiamo a farne tanti, ma con i comuni dell'Area Metropolitana Lametina”.
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