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Lamezia Terme – “Un ricorso nell’interesse della città”. Questo il messaggio veicolato dal candidato a sindaco del Movimento 5 stelle alle Comunali dello scorso novembre, Silvio Zizza, e dal deputato pentastellato Giuseppe D’Ippolito nella conferenza stampa convocata per parlare dell’intervento che il M5s ha chiesto al Tar, attraverso i legali Giuseppe Pitaro e Gaetano Liperoti, per “annullare” le elezioni “viziate da errori e irregolarità diffuse” che hanno sancito il ritorno di Paolo Mascaro in via Perugini dopo due anni di commissariamento. L’iniziativa del M5 è condivisa anche dagli altri ex candidati alla carica di primo cittadino Rosario Piccioni ed Eugenio Guarascio.

“Cerchiamo di capire cosa sia successo nelle 39 sezioni su 78 – esordisce Zizza – d’altronde l’ha detto il tribunale di Lamezia, nella persona del giudice De Nino, che ha verbalizzato 35 pagine di anomalie diffuse. E sia chiaro che – sottolinea – non mi interessa il seggio in Consiglio comunale fine a se stesso, ma che le elezioni si siano svolte secondo quella regolarità che ci deve sempre essere”. Zizza, quindi, con convinzione, respinge al mittente le accuse (circolate specialmente sui social) di “bloccare la città, perché questo è un ricorso che ogni cittadino dovrebbe fare in nome della chiarezza”. Un concetto ribadito da D’Ippolito: “L’avremmo fatto in ogni caso. Questo ricorso dovrebbe essere condiviso per amore di verità dall’intero Consiglio comunale, a partire dal sindaco Mascaro. Perché è inaccettabile che in una città che ha subito tre scioglimenti, su un passaggio fondamentale come quello delle elezioni ci possano essere delle ombre”. Il deputato M5s nutre altre perplessità: “Analoghe irregolarità potrebbero esserci state nelle restanti sezioni”, auspicando che “si faccia chiarezza, perché questo Consiglio comunale abbia piena legittimità dal punto di vista formale”. Non manca una critica del parlamentare a presidenti di seggio e scrutatori, “che si sono dimostrati non all’altezza”. 

Insomma, il M5s si è rivolto ai giudici amministrativi senza secondi fini. Lo puntualizza ulteriormente l’avvocato Liperoti: “I ricorrenti sono portatori di un interesse pubblico, a beneficio di candidati e cittadini”. Il legale scende poi nel dettaglio: “Le irregolarità non si risolvono solo in mancate compilazioni o correzioni, ma siamo in presenza di una serie di cose aritmeticamente impossibili, come i totali delle preferenze a singoli candidati uomini che superano quelli delle liste, o i ricalcoli sui voti del sindaco che differiscono. C’è anche il numero di schede vidimate e poi effettivamente scrutinate. E, in due sezioni, i verbali non erano nelle buste”.

Anche Piccioni e Guarascio (presente per lui Antonio Cannone) concordano sulla necessità di dissipare eventuali nubi sul voto. “Dobbiamo essere tutti dalla stessa parte – dice Piccioni – l’obiettivo è che si faccia chiarezza su cose di una gravità assoluta”. Piccioni solleva poi la questione dei presidenti di seggio “che hanno rinunciato all’ultimo momento, cioè poco prima della costituzione del seggio. Rinunce che hanno consentito la loro sostituzione con nomine arrivate direttamente dall’Ufficio elettorale del Comune e non dalla Corte d’Appello. Farò istanza di accesso agli atti per sapere cosa è successo”.  

Giuseppe Maviglia

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