
Lamezia Terme - "Lamezia prima di tutto" è diventato lo slogan del sindaco Gianni Speranza da quando la spada di Damocle del dissesto aleggia sulle sorti comunali e nel discorso che ha tenuto questa sera al Teatro Umberto l'ha ribadito con forza, toccando tutti i punti che ha ritenuto fossero più importanti per spiegare e rispondere alle accuse che sono state mosse a lui e alla sua amministrazione durante questi mesi: dimissioni, approvazione bilancio, teatro Grandinetti, bastione di Malta, vicenda Icom. Ne ha ripercorso l'iter criticando chi ha usato contro di lui "parole pesantissime", facendo "un uso diffamante della parola dissesto solo per colpirmi", ha spiegato il primo cittadino. "Nessun riferimento alle spese folli nella relazione della Corte dei Conti, niente che possa far pensare a responsabilità penali", continua Speranza, che spiega anche quali siano state le motivazioni che hanno spinto l'organo dei Revisori a esprimere parere negativo nei confronti di Lamezia: "carente riscossione delle entrate, incapacità di riscossione crediti, sul rapporto con la banca tesoreria e sui cosiddetti residui attivi e passivi", per questo il sindaco definisce ingiusto il dissesto, "dovuto ad una verifica fredda, poco attenta e incompleta da parte dell'organo dei Revisori che ha bocciato anche il nostro piano triennale definito indimostrabile", "per questo - aggiunge - abbiamo deciso di intraprendere il cammino del ricorso al Tar Calabria e a Roma". Una battaglia che ha deciso di intraprendere per i cittadini e per il comune, perché secondo Speranza non ci sono le condizioni necessarie quanto piuttosto ci siano "ragioni importanti nella nostra difesa", difesa che verrà rappresentata dai due legali scelti dal comune, il professor Caravita e il professore Jorio e sulla cui nomina non sono mancate le polemiche, come è lo stesso Sindaco a ricordare.

Le difficoltà in cui si è trovato il Comune lametino sono dovute, secondo il primo cittadino, a problematiche che riguardano anche altri comuni italiani e, in particolare, ad una situazione generale di criticità per le amministrazioni, "cominciando proprio dalla capitale" specifica Speranza. Per la sentenza sul destino del nostro comune, invece, bisognerà aspettare il 26 febbraio, quando la Camera di consiglio si riunirà a Roma per decidere sulla legittimità o meno della decisione della Corte dei Conti. Annuncia, intanto, il voto negativo sul dissesto nel prossimo Consiglio comunale di lunedì perché votando favorevolmente, "sarebbe inutile il ricorso", mentre la sua è una decisone di "coerenza ed in linea con quando deciso in precedenza". Non ha risparmiato critiche a nessuno questa sera, scagliandosi contro chi "ha detto falsità pubblicando gli stipendi dei dirigenti comunali"; contro quella stampa che ha dato spazio a "determinati politici che si ergono a censori"; contro quella solitudine in cui alcuni politici regionali hanno lasciato il Comune, piegandosi "alla predominanza dell'appartenenza di potere", riferendosi in particolare al presidente del consiglio regionale Talarico e all'onorevole Galati, rei di avere usato "due pesi e due misure" nella valutazione della situazione di Reggio e Catanzaro rispetto a quella di Lamezia. Una guerra politica, quindi, secondo il sindaco, che avrebbe scatenato l'accanimento nei confronti della città e dell'amministrazione, come se ci fosse qualcun altro a manovrare la decisione sul dissesto o, come ha detto più volte, "come se ci fosse un tifo per il decadimento della città".
"A Lamezia - ha aggiunto - è facile polemizzare contro di me, ma non possiamo avere memoria corte e bugie lunghe" aggiunge riferendosi alla vicenda Icom, ricordando il suo impegno a favore di cittadini e commercianti che protestavano all'epoca contro la decisione: "se avessi approvato allora quell'investimento dell'imprenditore Noto, sarei passato per corrotto", annunciando poi la decisione di intraprendere il ricorso al consiglio di stato anche per questa sentenza. Mentre alcuni militanti di Casapound protestano fuori dal Teatro Umberto, il Sindaco, nella chiosa del suo discorso, lascia la platea con l'auspicio che nel prossimo incontro "si possa parlare di ciò che si è fatto in questi nove anni, di aperture e non di dissesto e che la situazione, entro marzo, sia cambiata positivamente per la città".
C.S.


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