Lamezia Terme - Che tra i motivi dell’impugnativa avverso la sentenza del Tar che ha annullato lo scioglimento del consiglio di Lamezia sia citata “l'attività di risanamento efficacemente intrapresa dalla commissione straordinaria” non può che produrre quella modificazione del ritmo respiratorio con sospensione dell’aspirazione che si ripercuote nella laringe che indichiamo come risata. Quando nelle alte sfere burocratiche prenderanno coscienza che per alcuni atti non è possibile utilizzare il copia e incolla senza svilire e banalizzare fatti, circostanze e intere comunità forse, anche su questa tema, avremo fatto un passo avanti. Altra cosa è dire che l’impugnativa, a dispetto di ciò che pensa Mascaro, è stato un atto dovuto, doveroso, perché tra le tante cose che lo Stato dovrebbe non permettersi c’è quello di presentarsi con diverse facce, di fare ‘ammuina, o ancora più semplicemente di “tirare la pietra e nascondere la mano”. Quella pietra, grossa e pesante, che ha tirato con il decreto di scioglimento e con ciò che vi è scritto.
Che il Tar del Lazio - che nelle ultime tre pronunce, Lamezia, Marina di Gioiosa e Valenzano - si sia proposto con una nuova lettura interpretativa dell’art. 143 diametralmente opposta a giudizi posti invece a conferma di decine di altri provvedimenti dissolutori è palese a chi abbia voglia e tempo di leggersi la ormai sterminata produzione giurisprudenziale in materia non potendosi che cogliere la disparità di trattamento e di giudizio. Per la verità su Lamezia il Tar è andato oltre. Da giudice amministrativo si è fatto anche giudice penale spingendosi a valutare se alcuni ambienti siano o non siano “riconducibili alla criminalità organizzata”, confermando che sul tema la giustizia amministrativa utilizza fin troppo la discrezionalità non potendo contare su idonei parametri di riferimento. Non c’è nessuno scandalo né nell’impugnativa né nell’ordinanza del CdS che sospende la sentenza. Anzi spetta ora al consiglio di Stato offrire una chiave di lettura che va oltre lo stesso caso Lamezia su una norma di cui non ignoro i limiti senza metterne in discussione la necessità. Una eventuale sentenza confermativa dell’orientamento del Tar da parte del consiglio di Stato non potrebbe che portare ad una riscrittura di fatto della norma.
L’unico scandalo che vedo è il continuo bla bla di coloro che hanno la possibilità di modificare la stesura del testo di legge o in alternativa di proporre linee-guida, metodologie di lavoro uniformi per la conduzione delle commissioni di accesso o altre soluzioni per rendere più imparziale anche il susseguente giudizio al ricorso, e invece si accontentano del chiacchiericcio informale e spicciolo.
Claudio Cavaliere
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