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Lamezia Terme - Si amplia di nuovi aspetti il progetto “Lamezia Respira”, ideato a luglio scorso dalla responsabile della Commissione Ambiente del PD cittadino Rosamaria Scaramuzziono, e sulla base del quale è stata presentata lunedì scorso una mozione dalla consigliera comunale PD Lidia Vescio. Il progetto, basato sul Metodo Miyawaki, prevede l’ampliamento delle aree verdi nelle zone della città che ne sono più sprovviste, con particolare attenzione alle zone periferiche, degradate o marginali, e con eventuale depavimentazione di alcune aree per favorire l’aumento dell’estensione di suolo permeabile, favorendo così l’assorbimento di acque reflue con benefici alla sicurezza pubblica. Inoltre, la piantumazione di alberi di specie autoctone, con incremento della biodiversità e benefici nella lotta al cambiamento climatico.

In aggiunta, il PD sceglie ora di ampliare il progetto con un approccio di genere, creando spazi dedicati e pensati per essere fruiti in sicurezza “non solo dalle donne, ma da tutte le minoranze di genere, soggetti fragili, persone disabili, anziani e bambini”, previa mappatura delle aree interessate, a quanto sembra già in atto e aperta ad eventuali segnalazioni da parte delle associazioni. Questi e altri punti, trattati accuratamente in un documento già depositato, sono stati oggetto di disamina nella presentazione tenuta presso la sede PD dalla stessa Rosamaria Scaramuzzino, insieme a Lidia Vescio e a Rosario Piccioni, introdotti dai saluti del vicesegretario cittadino del PD Francesco Carito. A seguire l’intervento da remoto della professoressa Gabriella Pultrone, docente di Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura e Design dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. La professoressa, entusiasta del progetto, ha posto l’accento sulle “ricadute della ricerca e della didattica in urbanistica sullo sviluppo sostenibile dei territori”, sulla sicurezza, sulla partecipazione e sulla “territorializzazione degli obiettivi dell’Agenda 2030, particolarmente gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 11 e 13, inerenti alle tematiche di genere e al cambiamento climatico”, aspetto già accennato da Piccioni.

Inoltre, l’importanza di apportare modifiche “non semplicemente estetiche, ma con ripercussioni sociali ed economiche” e di “progettare non per qualcuno, ma con qualcuno”, nell’ottica di “interrompere l’urbanistica di espansione a favore di un’urbanistica del togliere”, implementando le cosiddette Nature based solutions. Il progetto, che come accennato dalla consigliera Vescio ha già incontrato le prime criticità, individuate nella mancanza di personale responsabile delle aree verdi e della mancanza di risorse, sarà comunque portato avanti in Consiglio, e proposto come indicatore di direzione, secondo quanto dichiarato da Rosamaria Scaramuzzino, “nelle prossime iniziative in tema di verde pubblico, di rigenerazione delle piazze e degli spazi urbani”.

G.D.S.

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