
Lamezia Terme - Con atto del Presidente Nazionale MCL, Carlo Costalli, è stata assegnata la delega al Mezzogiorno all’avvocato Vincenzo Massara - Vicepresidente MCL: “Caro Vincenzo, ritengo prioritario investire sul nostro Mezzogiorno, dove il nostro Movimento è forte e radicato, e può farsi carico di tante problematiche che riguardano il Sud d’Italia dove si riversano gli effetti più negativi di un contesto economico e sociale di grande difficoltà… partendo da queste considerazioni, ti nomino responsabile di questo importante ufficio/dipartimento del nostro Movimento con l’incarico di coordinare le tante iniziative in cantiere… ed, anche, affiancare la Chiesa del Sud molto attenta a queste problematiche”.
Vincenzo Massara in una nota ringrazia il Presidente Costalli “per la fiducia che mi ha voluto accordare nell’affidarmi la responsabilità del Dipartimento Mezzogiorno. So già sin d’ora che il mio compito non sarà facile, viviamo in territori difficili e dalle enormi contraddizioni. Ciononostante ritengo che ci siano le condizioni affinché il Sud possa ritornare ad avere un ruolo da protagonista nello sviluppo del Paese. Spetta ad ognuno di noi lavorare per invertire la rotta, anche all’interno della politica, che ha ormai da tempo abbandonato il ruolo di mediazione tra il locale e il nazionale, ed ha diffuso una rete di piccolo o grande clientelismo trasformando i diritti dei singoli cittadini e delle comunità locali in favori da elargire, innestando un processo di dipendenza anche attraverso interventi straordinari, di natura economica, che poco o niente hanno saputo produrre, e che ancora niente potranno produrre nel permanere di tale situazione. I cittadini, nel contempo, si sono accontentati, hanno continuato ad incrementare il già eccessivo potere politico, evitando il superamento di quella dinamica perversa di dipendenza da esso. E’ forse giunta l’ora si superare definitivamente la questione meridionale all’interno di una politica economica unitaria, una politica nazionale che sappia superare il divario oggi esistente, che possa individuare i necessari correttivi, che possa perseguire obiettivi di eguaglianza sociale, che possa ristabilire il ruolo primario e la presenza dello Stato quale subsidium alle comunità locali, ai corpi intermedi, a tutte le forze sociali e culturali. Non è più tempo di parlare di “questione meridionale”, almeno nei termini sino a ora utilizzati, oggi la contrapposizione non è tra il Mezzogiorno e il ricco Nord-Est, forse non tanto ricco come un tempo, le dinamiche di confronto avvengono su un territorio molto più esteso, europeo o addirittura mondiale. Il Sud è, ancora, un “luogo di vita”, in cui ci sono risorse umane e grande agilità mentale; permane una cultura dell’amicizia e della lealtà interpersonale che può essere preziosa nel momento in cui, un po’ in tutto l’occidente, si cerca di correggere un tipo di sviluppo economicisticamente inteso, fondato sull’egoismo; Straordinaria l’attualità di questo passaggio del documento dei vescovi del 1989. Sviluppo egoistico in contrapposizione ad un’etica dell’economia, un’economia che rimetta al centro l’uomo e il lavoro, la famiglia con i suoi bisogni, le aspirazioni e le aspettative, un’economia che riacquisti i valori della socialità all’interno di un corretto mercato. Da qui può nascere effettivamente un nuovo protagonismo della società civile del Mezzogiorno, diversamente continueremo ad avere un Paese a due velocità che inevitabilmente diventerà terreno fertile per il fiorire di egoismi locali contravvenendo al principio per cui “Il bene comune è molto più della somma del bene delle singole parti”.
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