
Roma - Un business da 16 miliardi di euro, quello delle Agromafie, continuamente alimentato da diverse tipologie di illeciti, come associazione per delinquere di stampo mafioso e camorristico, concorso in associazione mafiosa, truffa, estorsione, porto illegale di armi da fuoco, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, contraffazione di marchi. Questo quanto emerso dal IV Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia, presentato annualmente da Eurispes, Coldiretti e dall’Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare. In tutta Italia sono 26.200 i terreni nelle mani di soggetti condannati in via definitiva per reati che riguardano, tra l'altro, l'associazione a delinquere di stampo mafioso e la contraffazione e, in particolare nel rapporto si evidenzia, inoltre, che sono 20-25 i miliardi di euro sprecati per il mancato utilizzo dei beni confiscati.
“La Dia ha avviato un monitoraggio e i report - sottolinea Coldiretti - denunciano molte irregolarità con molti beni che risultano ancora occupati o dai mafiosi stessi o da loro parenti e prestanome. All'origine di ciò, spiega il rapporto, inadempienze, procedure farraginose, lungaggini burocratiche. I criminali che non vengono sgomberati dagli immobili godono persino del vantaggio di non dover pagare le tasse sul bene, poiché sequestrato”.Si stima che circa 1 immobile su 5 confiscato alla criminalità organizzata sia nell'agroalimentare. Il 53,5% si concentra in Sicilia, mentre la restante parte riguarda soprattutto le altre regioni a forte connotazione mafiosa, quali la Calabria (17,6%), la Puglia (9,5%) e la Campania (8%); seguono con percentuali più contenute la Sardegna (2,3%), la Lombardia (1,6%), la Basilicata (1,5%) e il Piemonte (1,3%).
Le altre regioni si attestano sotto l’1%.In Calabria e Sicilia si denota un grado di controllo criminale del territorio pressoché totale, al pari della Campania, riflettendo la forza di 'Ndrangheta, Mafia e Camorra - sottolinea il rapporto. Il grado di controllo e penetrazione territoriale della Sacra Corona Unita in Puglia, invece, pur mantenendosi elevato, risulta inferiore che altrove, così come in Sardegna. Se si guarda in particolare ai dati che riguardano la Calabria, i dati non sono incoraggianti e anche il complesso delle province calabresi risulta profondamente soggetto all'associazionismo criminale, a partire da ReggioCalabria (99,4) fino alle restanti province (Vibo Valentia: 65,3;Crotone: 58,4; Catanzaro: 55,3; Cosenza: 47,3).
Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, a margine della presentazione del Rapporto, ha affermato: "I numeri del fatturato delle agromafie mi preoccupano molto, l'anno scorso infatti in questa sede assumemmo l'impegno di avviare lavoro per innovare la normativa su questo fronte. Questo lavoro ormai e' in dirittura d'arrivo". Il ministro ha spiegato: "Ci stiamo confrontando con gli stakeholder per le ultime limature e poi proporrò un ddl complessivo con il ministro Martina per rafforzare gli strumenti di contrasto in questo senso, intrecciandola ad un'altra normativa che e' quella per il contrasto al caporalato, perché laddove c'e' mafia c'e' contraffazione e anche sfruttamento del lavoro".
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