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Lamezia Terme - “Abbiamo espresso immediatamente e in via del tutto “silenziosa” solidarietà e vicinanza all’amico Pasqualino per la vile intimidazione mafiosa subita qualche giorno fa sotto la sua abitazione, questo lo diciamo solamente per sgombrare il campo da qualsiasi tentativo di dare false interpretazioni a questo nostro comunicato”. Questo quanto dichiara l’associazione Antiracket Lamezia dopo l’atto intimidatorio perpetrato ai danni del giornalista de il Quotidiano del Sud, Pasqualino Rettura.

“Ma qualche riflessione - prosegue la nota - la montagna di carta e di parole che si è innalzata in questi giorni nella nostra città, e non solo, per solidarizzare con il giornalista lametino del Quotidiano della Calabria, Pasqualino Rettura, ce la siamo concessi ad alta voce e l´abbiamo sintetizzata in quella che le nostre nonne chiamavano: caritá pelosa. Cosa costa ad ognuno di noi, singoli cittadini, associazioni, partiti, partitini, sindacati eccetera, eccetera, eccetera, dare la nostra solidarietà a un giornalista di cronaca giudiziaria? A una persona perbene, che conosciamo da anni e che fa onestamente il proprio lavoro? Non costa niente".
 
"Anzi, e qui diventa carità pelosa, c’è solo da guadagnare. Perché questo diventa per molti il loro contributo di lotta alla ndrangheta, un piccolo segno che magari potrà servire in qualche occasione futura. Carità pelosa perché, ad esempio, solo poche settimane fa è stata emessa una sentenza durissima nei confronti di una delle più potenti cosche della nostra città, e quanti hanno ringraziato e fatto i dovuti complimenti agli investigatori, ai magistrati, al collegio giudicante, per un risultato così importante ottenuto con così tanti sacrifici? Pochissimi. Per paura? Certamente no. Chi è abituato a fare carità pelosa, persegue sempre innanzitutto il proprio interesse, con operazioni sempre a basso costo. E a Lamezia Terme, checché se ne dica, in molti, troppi, non hanno alcun interesse a mostrare avversità alle cosche ndranghetiste, anzi. Fino a quando non riusciremo a fare sentire a queste persone quanto è forte il nostro disprezzo nei confronti, non solo dei mafiosi, ma anche e soprattutto di quelli che con loro fanno affari di ogni tipo, nulla cambierà nella nostra città. Denunciare i mafiosi e disprezzare gli amici dei mafiosi. Collaborare con le forze dell’ordine, fidarsi delle istituzioni e dare forza a chi questo cammino ha iniziato a percorrerlo. Per noi - concludono - altre ricette non ce ne sono".

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