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Lamezia Terme – “Ci stiamo abituando a considerare l'intramoenia e il privato come normali canali di accesso alle prestazioni di cui si ha bisogno, per sopperire ad inefficienze e squilibri del nostro Servizio Sanitario Nazionale, come liste di attesa lunghissime, ticket persino più alti del costo della prestazione in privato; o ricorso all'intramoenia anche per le analisi del sangue, come ormai avviene in molti ospedali- L'intramoenia è purtroppo sempre più spesso prospettata ai cittadini come" normale" servizio del ssn . Così non è”. E’ quanto afferma in una nota l’associazione dei malati cronici del lametino, riferendosi alle cosiddette visite intramoenia, cioè quelle prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell'ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa.

“Le sue "interferenze" nel canale istituzionale, - scrivono dall’associazione - riguardo ai tempi di attesa e alla trasparenza delle prenotazioni, ne fanno una delle "aree di rischio corruzione in sanità" tanto da essere affrontate nel dettaglio all'interno dell'ultimo Piano anti corruzione 2015 approvato dall'ANAC, che dà raccomandazioni specifiche per evitare comportamenti opportunistici a svantaggio dei cittadini.Su questo terreno più associazioni pongono l'accento”.

“Le istituzioni – affermano - se ne occupino subito a cominciare da: approvazione di una norma nazionale che preveda l'obbligo di sospensione automatica dell'attività intramoenia, da parte di regioni e ASL, quando i suoi tempi di attesa prospettati ai cittadini siano inferiori a quelli del canale istituzionale; verifica costante del rispetto sostanziale della normativa che già regola abbondantemente l'intramoenia come la legge 120 del 2007, ancora troppo disattesa; approvazione di un nuovo Piano Nazionale per il governo dei tempi di attesa, scaduto ormai da oltre 3 anni, prendendo a riferimento la buona pratica della Regione Emilia Romagna con il suo Piano regionale sulle liste di attesa; l'implementazione sostanziale delle raccomandazioni ANAC e verifica periodica. Queste sono solo alcune delle azioni che le istituzioni dovrebbero mettere in campo per poter dire di essere impegnate nella tutela di un Servizio Sanitario Pubblico, universale, equo e solidale.E' la medesima cosa che sostiene cittadinanza attiva”. “Suona strano a tanti cittadini ed utenti che poco o nulla si fa per accorciare le lista di attesa o sbloccare quelle che sono bloccate mentre – continuano - sempre più cresce il fenomeno dell'intramoenia.Lo diciamo con la consueta chiarezza:nutriamo più di un dubbio”. “Non si può a continuare a spremere – concludono - chi è già senza risorse o costringere il paziente a dover rivolgersi al privato perché il pubblico non è in grado o non ha la volontà  di offrire la tutela adeguata. Ci piacerebbe che anche su questa piaga si avviassero indagini appropriate”. 

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