Catanzaro - "Resilienza è la parola giusta che i calabresi possono utilizzare per descrivere l'anno che si sta per concludere. Quella capacità di sopportazione che ha contraddistinto la fine d'anno con la vertenza che ha coinvolto gli ex Lpu/Lsu". Lo afferma, in una nota, il segretario generale della Uil calabrese, Santo Biondo secondo cui "oggi più che mai la Calabria ha bisogno di un cambio di passo,di voltare pagina". "Quattromila e cinquecento padri e madri di famiglia che, con una forza incrollabile - prosegue Biondo - hanno, insieme al sindacato confederale calabrese, dato vita ad una mobilitazione che è stata in grado di riaprire loro nuovi spazi di manovra, concedendo dieci mesi di tempo per lavorare ad una soluzione che apra loro le porte della tanta agognata stabilizzazione che, anche per noi, rappresenta l'unica via percorribile. Il risultato raggiunto, seppur parziale, è stato ottenuto attraverso una lunga fase di mobilitazione sul territorio culminata con la manifestazione di Roma, certifica quanto sia grande il bisogno di unità che necessita alla nostra regione, per provare a dare alcune risposte alle tante questioni aperte". "La Calabria - sostiene ancora Biondo - vive come sospesa, sacrificata da una scarsa attenzione del Governo centrale e dalla negligenza di quello regionale. La storia si ripete ormai da anni nonostante l'alternanza dei colori politici dei governi, sia sul piano nazionale che regionale. La Legge di bilancio che ci auguriamo venga approvata, evitando l'esercizio provvisorio, mortifica ancora una volta la voglia di riscatto del Mezzogiorno che continua ad avere un ruolo marginale. La Manovra manca di una strategia capace di avviare una stagione di cambiamento concreto per lo sviluppo del Sud.
Non si procede alla realizzazione di un nuovo piano infrastrutturale fatto di opere pubbliche, che sia in grado togliere dall'isolamento la metà della popolazione nazionale e di ridurre le distanze, ormai siderali, fra la Calabria ed il resto del Paese. E nell'area dei servizi essenziali cresce di più il divario tra il Mezzogiorno e la Calabria, tra il Mezzogiorno è il resto del Paese. Nella nostra regione il sistema sanitario regionale vive, ormai da tempo, un pericoloso cortocircuito, le cui conseguenze negative vengono pagate dalle fasce di deboli della popolazione. "Questa terra appare - sostiene ancora Biondo - sempre più bistrattata dal suo ceto politico, il quale non riesce a voltare pagina. La vicenda giudiziaria che ha interessato il presidente della Regione, pur nel rispetto di quel garantismo che contraddistingue la nostra azione, è l'ultima di una lunga serie di atti giudiziari che, in linea di continuità con il passato, hanno portato agli onori della cronaca un sistema contorto che frena lo sviluppo di questa terra. Sintomo evidente che qualcosa non marci per il verso giusto, che ci sia un mondo magmatico fatto di corruttele, dentro il quale si agitano pezzi di mala burocrazia, affaristi di ogni risma, criminalità organizzata ed una fetta di politica incapace di rispondere alle reali esigenze di quella popolazione che le ha assegnato il compito di guidare la cosa pubblica calabrese, pare ormai un fatto assodato.
Questo blocco eterogeneo è una delle cause, se non la causa principale, delle tante sofferenze con le quali i calabresi sono costretti a fare i conti ogni giorno. Questa regione ha l'urgenza di un profondo rinnovamento della sua classe dirigente. I partiti, nel prepararsi alle prossime elezioni regionali, non possono ignorare questo segnale di allarme ma devono adoperarsi per rompere con le pratiche del passato, selezionando donne e uomini che siano in grado di mobilitarsi e rompere quel legame perverso fra politica e malaffare che, in questi anni, ha condizionato la crescita economica, sociale e culturale della Calabria. Questa regione e la sua gente hanno bisogno di un'alleanza positiva che metta insieme tutte le sue forze sane, moderne ed efficienti e realizzi quella rivoluzione culturale, politica ed istituzionale che è necessaria per cambiare il corso della storia".
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