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Roma, 15 maggio - L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha stilato la nuova mappa della sismicità in Italia 2000-2013. Secondo quanto stabilito dall'Istituto sono stati più di 50.000 i terremoti con magnitudo maggiore di 1.6 avvenuti in Italia dal 2000 al 2012. Il dato evidente, per gli esperti, è che "l'ultimo terremoto forte nel nostro Paese è avvenuto nel 1980 in Irpinia, di magnitudo 6.9". Un periodo di 30 anni senza forti eventi "é un dato che fa riflettere", ha osservato il sismologo Claudio Chiarabba, dell'Ingv.

Dalla mappa risulta infatti che nei 13 anni fra il 2000 e il 2012 nessun terremoto "ha avuto magnitudo Richter superiore a 6.0". Il terremoto dell'Aquila non è stato quindi tra i più forti. La sua intensità viene infatti calcolata come magnitudo locale, ossia come una stima dell'energia sprigionata da un terremoto nel punto in cui è avvenuta la frattura della crosta terrestre. La magnitudo momento (che misura le dimensioni dei terremoti in termini di energia liberata) è stata invece calcolata in 6.3. Quello dell'Aquila è stato comunque fra i terremoti più violenti avvenuti fra il 2000 e il 2013, insieme a quelli di San Giuliano di Puglia del 2002 (magnitudo 6.0) e dell'Emilia Romagna del 2012 (magnitudo 5.4).

Ma è dal 23 novembre 1980 che in Italia non avvengono terremoti violenti: pertanto, rileva L'Ingv, "questo rappresenta uno dei periodi più lunghi della storia sismica del nostro Paese senza un forte terremoto. La carta mostra inoltre che i terremoti avvengono principalmente nella parte superiore della crosta, a profondità minori di 15 chilometri. Nell'Appennino settentrionale e nel Tirreno Meridionale, invece, si osservano terremoti anche a grandi profondità, fino a 600 chilometri "la maggior parte della sismicità ha avuto una magnitudo Richter inferiore a 4.0 ed è localizzata nella crosta terrestre al di sopra dei 35 km". Particolarmente interessante è lo sciame sismico che interessa il Pollino dal 2010 con 3.700 eventi sismici registrati e che hanno avuto il loro culmine con il terremoto del 26 ottobre 2012 di 5.0.

Altro fenomeno interessante spiegato dagli studiosi dell'Ingv, e che riguarda proprio la Calabria e parte della Sicilia settentrionale, è l'attività sismica che si registra nella zona del Tirreno meridionale con diversi eventi tellurici. Tale sismicità, anche molto profonda, secondo gli studiosi dell'Ingv è dovuta "al processo di subduzione della litosfera ionica al di sotto della Calabria" alla quale si aggiunge "una evidente elevata sismicità crostale a largo delle coste settentrionali della Sicilia ed una sismicità più profonda lungo i Monti Nebrodi". 

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