
Lamezia Terme – Presentato oggi da Legambiente il Rapporto Ecomafia 2013 in cui si puntano i riflettori su 16,7 miliardi di euro di fatturato annuo prodotti dal mercato illegale. I numeri parlano di una Calabria ai primi posti in Italia per i reati ambientali, abusivismo, ciclo del cemento, rifiuti. Più precisamente, la nostra regione si colloca al terzo posto, in discesa rispetto allo scorso anno. Nel 2012 sono stati accertati 3.455, ovvero il 10,1% del totale. Sono stati effettuati 723, denunciate 2.485 persone e arrestate in 20. Tali numeri sono stati elaborati dal Legambiente grazie alla collaborazione con le forze dell’ordine impegnate nel contrastare i reati ambientali. La Calabria spicca nel Rapporto al primo posto tra le regioni con maggiore presenza dei clan nel settore ambientale con 95 affiliati, seguita dagli 86 della Campania e gli 81 della Sicilia. Per Legambiente, nel suo annuale Rapporto, è quindi lecito parlare di un “caso Calabria”. E proprio in questa direzione s’inquadra l’intervento del ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che ha parlato come “la vera piattaforma per combattere la criminalità penso oggi debba essere la Calabria che insieme all'area di Caserta, la cosiddetta Terra dei fuochi, ha bisogno di un segnale forte di presenza dello Stato". "Lì, in quei luoghi, c'è stata un'evoluzione di illegalità ambientale - osserva Orlando - e la forza criminale sul territorio significa che c'è debolezza dello Stato. Serve un rafforzamento dei controlli - aggiunge - dopo esserci andato all'inizio del mio mandato giovedì tornerò là, per annunciare anche qualche iniziativa con la collaborazione di Legambiente". Per il ministro "la rimonta dello Stato, in questi territori spogliati della legalità, non si realizza solo con una visita o con un decreto ma con la costanza e la presenza".
Cemento, villaggi e ‘ndrangheta
“Il modello che emerge – si legge nel dossier di Legambiente presentato oggi - è quello di un’imprenditoria criminale, rapace e miope, che forte della liquidità mafiosa e del beneplacito delle amministrazioni locali, punta al massimo profitto inondando di cemento la costa, costruendo in zone protette e in riva al mare, spazzando d’un colpo e per sempre paradisi naturali che nulla avrebbero da invidiare alle più rinomate ed esotiche località turistiche. Investimenti massicci che non generano però un sistema turistico capace di attrarre flussi di visitatori e di innescare virtuosi cicli economici destinati a durare nel tempo. Quel che resta sono palazzine da vendere a turisti stranieri, residence e villaggi mal gestiti e mal collegati, e un flusso enorme di denaro che fa il giro d’Europa tornando lindo nelle casse delle cosche, pronte a investire nuovamente in attività legali e redditizie, ovunque tranne che in Calabria”. Sempre nel Rapporto 2013 Legambiente cita anche le inchieste che hanno portato a numerosi sequestri e denunce, specie nel ciclo del cemento e dei villaggi vancanze sul Tirreno. Infatti, Legambiente cita come “nel marzo 2013, le inchieste Black Money e Black Money 2 della Dda di Catanzaro hanno disarticolato il complesso sistema di riciclaggio internazionale del denaro sporco, frutto degli imponenti traffici della cosca Mancuso di Limbadi, nel Vibonese. Un’operazione in due tempi, che ha portato in cella oltre 60 persone, tra gli affiliati del clan, imprenditori, professionisti e faccendieri, oltre al sequestro di beni per un valore di circa 75 milioni di euro, tra cui il villaggio turistico Sabbie d’oro di Tropea. Anche in questo caso, la ‘ndrangheta ha fiutato l’affare investendo nel settore turistico: secondo la Dda catanzarese, i Mancuso sarebbero riusciti a mettere le mani su strutture residenziali della zona, utilizzando i capitali illeciti rientrati attraverso il cosiddetto ‘scudo fiscale’. Vorticosi giri di denaro per ripulire i proventi dei traffici di droga, tecniche di ‘eurovestizione’ del denaro per eludere il fisco, l’avvio di nuove imprese in cui far confluire i capitali: il tutto è stato reso possibile grazie alla “consulenza” degli esperti professionisti già individuati dall’inchiesta Metropolis”.
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