
Lamezia Terme - La sua Lamezia è “tatuata sul cuore”. Anche se da anni vive a Sidney, in Australia, in una terra lontana che è, però, riuscito a contaminare con i sapori calabresi. Anzi lametini. Perché chef Sandro Isabella nel nuovissimo continente è ambasciatore del menù tipico lametino e da poco è stato nominato vicesegretario nazionale della federazione italiana cuochi in Australia.
Chef Isabella, ci racconta la sua storia? Perché si trova in Australia?
“Dopo anni di esperienza in Italia e in Inghilterra, da oltre due anni mi sono trasferito in una terra lontana, l’Australia. L’Australia per me è stato sempre un luogo desiderato fin da piccolo, in quanto invogliato da zii e cugini che hanno fatto la mia stessa scelta un po’ di anni prima, emigrati negli anni '50. Proprio mia cugina assieme a suo marito, che io ormai considero "i miei genitori australiani", mi hanno messo in testa di trasferirmi dell’Inghilterra in Australia”.
Come è iniziata la sua passione per la cucina e gli australiani apprezzano i sapori italiani?
“Il mio amore per la cucina è iniziato fin fa piccolo, seguendo le orme della mia adorata mamma, che con la sua cucina, ovviamente ottima casalinga, iniziava a farmi capire i sapori, gli odori e i valori di questa arte. Gli australiani adorano i sapori della cucina italiana, ovviamente forti della cucina tradizionale, ma sta a noi chef fare di ogni ingrediente un capolavoro. Io cerco di rimanere sempre sulle tradizioni, in quanto porto sempre la mia Calabria nel cuore, della quale sono anche presidente dell’Accademia delle tradizioni calabresi oltre che ambasciatore del menù tipico lametino proprio in Australia”.
L’immagine che ha con sé della Calabria e di Lamezia Terme?
“La mia visione sulla Calabria e Lamezia Terme ovviamente resta sempre impressa nel mio cuore, in quanto qui vive la mia favolosa famiglia oltre che i miei amici di infanzia, che hanno avuto il coraggio di restare nonostante le difficoltà legate purtroppo alla disoccupazione. Da quasi 20 anni ho deciso di emigrare come tantissimi corregionali. Dopo essermi spostato in Abruzzo, dopo il terremoto mi sono dovuto trasferire altrove per poter iniziare nuovamente daccapo. Ho lasciato un pezzo del mio cuore anche in Abruzzo dove ho contribuito con la mia manodopera, per cucinare per I terremotati per conto della federazione italiana cuochi “FIC” e ovviamente no profit”.

Mantiene i legami con le sue radici? Ritorna a Lamezia? La frequenta, ne vive alcuni luoghi e, su tutto, qual è il suo giudizio sulla città?
“Non ho mai perso l’abitudine di tornare in Calabria e a Lamezia Terme almeno una volta all’anno. Io sono cresciuto a Sambiase, luogo tatuato nel mio cuore. Ogni volta che torno in Calabria non perdo occasione di passare a salutare gli amici del chiosco, del corso di Sambiase e del ritrovo dal mio amico fotografo. Tengo molto a vedere i miei fantastici amici, che non ho mai dimenticato e con cui mantengo legami stabili e molto profondi. La città di Lamezia Terme potrebbe essere un fiore all’occhiello per la Calabria vantando la sua posizione strategica, collegamenti e tanto altro, purtroppo la disoccupazione ne spegne ogni speranza, ma ciò non deve essere motivo di rassegnazione per i giovani, per questo ammiro chi ha deciso di rimanere. Per me è stato differente, forse non sono stato coraggioso come chi ha deciso di restare appunto a Lamezia. Ma ho avuto un coraggio diverso, allontanarmi a malincuore dalle mie origini. Mi mancano tanto i sapori, gli odori e le tradizioni di Lamezia e della Calabria”.
Lamezia, la Calabria e i suoi odori e i suoi sapori: la domenica mattina, il cenone di Natale e Capodanno. Qual è il suo viaggio enogastronomico?
“Purtroppo, qui in Australia, non si respira il clima festivo come una volta in Calabria, purtroppo resta solo un bel ricordo. Assieme all’ideatore del menù tipico lametino Gianfranco Caputo ed al presidente dell’Accademia delle tradizioni calabresi Nicolino Volpe - colgo l’occasione per salutare entrambi - stiamo lavorando con tanta passione per creare progetti e per far sì che le nostre tradizioni non vadano perdute. Per il secondo anno consecutivo sono stato onorato dalla carica di ambasciatore del menù tipico lametino in Australia. La mia passione per la cucina mi porta con tanta curiosità alla ricerca di prodotti tipici che ovviamente sono la base per uno chef, in modo da poter dare il massimo”.
In base alla sua esperienza, consiglierebbe a un ragazzo calabrese di cimentarsi in una vita lontano dalle sue radici?
“L’Australia è una terra vergine per quanto riguarda la gastronomia, qui si può veramente fare bene, ma ovviamente si deve essere professionali. Mi sento fortunato di essere stato nominato vicesegretario nazionale della federazione italiana cuochi in Australia, in quanto ho la possibilità di poter incontrare altri colleghi per scambiare opinioni e per far sì che si possa creare qualcosa di bello per i giovani che hanno interesse a emigrare come ho fatto io. Purtroppo, la disoccupazione in Calabria è veramente un serio problema, chi ci vive è costretto spesso ad arrangiarsi per poter sopravvivere e poter portare a casa la giornata. In Australia c’è tanta possibilità di lavoro, basta conoscere l’inglese per poter avere le porte aperte e, se si ha una professione specifica, si può fare in modo che si possa creare un qualcosa d’interessante. Io consiglio ai giovani di provare ad avere esperienze all’estero, ma ovviamente cercando di trovare persone sincere per poter lavorare onestamente lontani da Lamezia e dalla Calabria intera”.
G.V.
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