
Lamezia Terme - "Il Ciclo Club Lamezia intende manifestare il proprio rammarico e rincrescimento per i ripetuti atti vandalici ai danni della croce in legno posta sul luogo dell’incidente mortale degli 8 ciclisti lametini, in località Marinella di Lamezia Terme nel 2010". Nei giorni scorsi - prosegue la nota inviata dal Club - ma il vile gesto è stato ripetutamente perpetrato anche in diverse occasioni passate - precisano - il simbolo di cristianità e di devozione al Signore è stato divelto e non si comprende per quale motivo, se mai sia plausibile trovarne qualcuno".
"Quella croce è stata posata come segno di ricordo da parte dei familiari, al di là della stele dedicata ai ciclisti voluta invece come simbolo Istituzionale da parte del Comune di Lamezia Terme. Il Ciclo Club Lamezia intende sensibilizzare la cittadinanza su quello che può essere considerato al pari di un gesto di sacrilega profanazione, e invita al buon senso e ad una condotta coscienziosa chi si rende protagonista di un atto così negativo. Peraltro anche oltraggioso di una tragedia che ha segnato in primis, e non solo, i familiari dei ciclisti nei loro affetti più cari, quanto l’intera città di Lamezia Terme. Si spera dunque che non avvengano più tali atti, in caso contrario ci vedremo costretti ad adire le vie legali per individuare i responsabili, prevedendo tutte le misure idonee allo scopo".
Reazioni
De Biase: “Indignazione per danneggiamenti alla croce posta in memoria degli otto ciclisti”
“Rimaniamo sgomenti e indignati per gli atti vandalici compiuti ai danni della croce posta sul luogo dell’incidente che procurò la tragica morte degli otto ciclisti lametini”. E’ quanto afferma Salvatore De Biase capogruppo di Calabria al Centro al Consiglio comunale di Lamezia Terme. “Manifestando lo stato d’animo di tutto il gruppo consiliare, riteniamo che tali barbari gesti – sottolinea De Biase - offendano i familiari dei nostri concittadini e l’intera comunità lametina. Siamo assolutamente basiti di fronte a tali deprecabili episodi che ci auguriamo di non dover più commentare”. “La città di Lamezia Terme – osserva De Biase - ha ancora una ferita aperta che risale al 5 dicembre del 2010; il tempo la non potrà più rimarginare. Si abbia almeno rispetto di una città e dei sentimenti che ciascuno di noi porta dentro”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA