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San Floro - La canicola non si placa, ma le Città visibili sono operative ed entusiaste anche con 40°. La tappa, stavolta, è a pochi km da casa e ci spostiamo per scoprire due notevoli realtà della nostra regione, in un percorso tra sete e granai. "Grazie alla tenacia, alla creatività e alle geniali intuizioni di un gruppo di giovani - raccontano dall'associazione - visitiamo la realizzazione di due sogni che hanno riportato in vita due tradizioni: la via della seta e l’arte del pane, entrambe a San Floro, piccolo centro nei pressi del nostro capoluogo. Qui, il ritorno di Domenico, Miriam e Giovanna ha riportato in vita un sistema di bachisericoltura (giunta sul territorio in epoca greco-bizantina, assieme alla coltivazione del gelso necessario a sfamare i bachi da seta provenienti dall’Oriente) e confezionamento di tessuti rigorosamente manuale, incentrato sulle fasi produttive di antiche tradizioni. La bachisericoltura arrivò con i monaci, in fuga dalle persecuzioni iconoclaste, che si stanziarono qui e da quel momento la lavorazione della seta in Calabria e, in particolare nel territorio collinare di San Floro, divenne una forma di industria primaria che portò la città a diventare, tra il 1300 e il 1700, la capitale europea della seta. Per lo studioso locale Giuseppe Matarese il nome stesso di Catanzaro si potrebbe associare alla parola bizantina Katartarioi, "filatori di seta". La bachisericoltura era organizzata in grandi piantagioni di gelso e manodopera altamente specializzata, con maestre tessitrici operanti su centinaia di telai e oggi Miriam, Domenico e Giovanna hanno riportato in vita tutto questo con la loro realtà produttiva Nido di Seta, nata nel 2014: la coltivazione del gelso, l’allevamento dei bachi da seta, la filatura e la tessitura artigianale. Per la nostra prima visita, ci accoglie Cristina (anche lei rientrata nella sua terra d’origine, dopo svariati anni al Nord e in giro per il mondo per motivi di studio e di lavoro), che ci guida, con entusiasmo e grande competenza, all’interno del Museo della Seta di San Floro, ubicato all’interno del quattrocentesco Castello Caracciolo, che domina la vallata del fiume Corace".

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Nella prima sezione, fanno sapere "osserviamo costumi d’epoca, damaschi catanzaresi, paramenti sacri damascati e attrezzature e macchine di archeologia industriale tessile. In un’altra sala Cristina, raccontandoci la storia dell’arte e tradizione serica della zona, ci mostra manufatti in seta greggia contemporanei, alcuni lavorati all’uncinetto e altri tessuti al telaio antico. Un altro spazio è dedicato al gelso, al baco da seta e alle fibre naturali (seta-ginestra-lino-lana-seta di mare con la pinna nobilis che nei fondali marini si veste nel bisso del mare) con un’area apposita per le tinture naturali (papavero, ginestra, uva di Cirò, cipolla di Tropea, radice di robbia, margherita di campo, iperico, mallo di noce e melograno) e un assortimento di campioni di seta colorati. Più recente è lo spazio dedicato alla seta nel mondo, con l’esposizione di tessuti e costumi tradizionali di Paesi che hanno uno stretto legame con la cultura serica, come Francia, Thailandia, India. Infine, Cristina ci fa vedere da vicino i telai, antichi e non, su cui tuttora i ragazzi della Cooperativa Nido di Seta tessono i preziosi manufatti e qualcuno del gruppo si cimenta nell’esperienza diretta, sotto lo sguardo vigile della nostra guida. Conclusa la visita al Museo, raggiungiamo Miriam per conoscere più da vicino il Nido di Seta. incamminandoci nel percorso naturalistico nel cuore di una pineta che ospita oltre 50 specie di piante della macchia mediterranea, tra cui l’imponente gelseto, coltura intensiva di circa 3.500 piante di varietà Kokusò distribuite su una vasta estensione di terreno. Queste piante offrono una qualità di foglie molto ampie che sono l’unico alimento per il baco da seta e offrono anche le more di gelso, che maturano tra la fine di maggio e i primi di giugno, e che possono essere gustate fresche o in deliziose confetture. Nido di seta possiede anche un negozietto, in cui, oltre a vari prodotti tessili (sciarpe, stole, camicie) si trovano confetture di more di gelso, saponi, tisane e bijoux artigianali in tessuto pregiato o grezz".

Il percorso della seta prosegue con la visita ai bachi, "durante la quale Domenico ci fa scoprire il mistero che avvolge la creazione del bozzolo di seta e ci racconta che può capitare che all’interno del bozzolo resti intrappolata una coppia di bruchi, mentre li osserviamo, a centinaia, impegnati nella fase vorace del nutrimento; tutti i residui di questo processo vengono poi sfruttati per concimare i terreni. Torniamo da Miriam, che ci illustra le fasi dell'attività di bachisericoltura e la lavorazione. Durante il dipanamento dei bozzoli ci fa ammirare come più fili di seta combinandosi tra di loro formano un unico filo lungo, lucido e continuo. Rimaniamo incantati mentre il filo di seta che si sfila dai bozzoli viene deposto su un aspo che avvolgendosi formerà la matassa.  Miriam ci racconta, infine, come, nel corso degli anni abbiano costituito un network internazionale, collaborando con istituti di ricerca e centri di produzione in diverse parti del mondo, mantenendo sempre un legame profondo con il territorio in cui tutto è nato. Inoltre, nella filiera sono coinvolti artigiane e artigiani, bachicoltori e bachicoltrici attivi in tutta Italia. E con grande orgoglio veniamo, inoltre, a sapere che la maison Gucci ha scelto le sete prodotte qui per i suoi tessuti più pregiati! Nido di seta fa rivivere, dunque, una tradizione quasi perduta, valorizzando le risorse del territorio e costruendo anche un modello di sviluppo sostenibile, dal punto di vista ambientale e sociale: i fili di questa pregiatissima seta provengono, infatti, da attente pratiche agricole biologiche locali".

Per concludere la nostra entusiasmante visita, niente di più efficace delle parole della stessa Miriam: "Quello che facciamo ogni giorno è la nostra rivoluzione. La seta per noi non è un prodotto, non è qualcosa di esclusivo, è la nostra identità, la nostra comunità, il nostro strumento per creare un mondo migliore per noi e per le future generazioni."

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