Salta al contenuto principale

be_86c15.jpg

Camigliatello Silano – Take me somewhere nice. Magari a un concerto. Un concerto sul lago, tra i boschi della Sila, ormai locus amoenus elettivo di un festival divenuto, tra musica e natura, un unicum nel suo genere. Perché, salutata la sezione in città con il live dei Litfiba di “17 Re” all’Arena Rendano di Cosenza (qui il report), per il Be Alternative è tempo di tornare nella sua location certamente più rappresentativa, per l’ultimo valzer di un’altra edizione da incorniciare. Edizione che ieri ha inaugurato la sua tranche conclusiva con la consueta tre giorni sul Lago Cecita, a Camigliatello Silano, da diversi anni venue ideale per tener fede al reale obiettivo del festival: mettere in dialogo la musica contemporanea con i paesaggi più suggestivi della Calabria.

2_914c7.jpg

Difficile, in effetti, immaginare scenario migliore per il solito Day I dall’allure internazionale, in compagnia di Mogwai, tra i massimi esponenti del post-rock, e Kings Of Convenience, alfieri del new acoustic movement. E ieri, qualora ce ne fosse bisogno, è arrivata l’ennesima conferma. Primi a salire sul main stage vista lago, dopo l’apertura pomeridiana affidata all’interessante folktronica della cantautrice salentina Altea, proprio il duo formato da Erlend Øye e Eirik Glambek Bøe, tornati nel Parco Nazionale della Sila dopo il memorabile live del 2022, benedetto da una pioggia che, pur obbligandoli ad accorciare un po’ i tempi, è riuscita a trasformare il loro set in un’autentica festa ancora scolpita negli occhi e nel cuore di chi ha avuto la fortuna d’esser presente.

Qualcosa con cui impossibile non fare i conti appena quattro anni dopo. Eppure, anche ieri, i Kings Of Convenience sono stati in grado di regalare un’altra performance notevole, nonostante un approccio diametralmente opposto, probabilmente più in linea con l’atmosfera intima che ha sempre caratterizzato la loro musica. In tal senso, già piuttosto indicativa la scelta di farsi accompagnare esclusivamente dal trio d’archi composto da Tobias Hett (viola), Naomi Berrill (violoncello) e Davide Bettolini (contrabasso), chiamato in causa random a impreziosire diversi classici capaci di creare un ponte tra il folk à la Simon & Garfunkel e la bossanova.

3_e1b9f.jpg

È il caso, in particolare, delle due principali hit dell’album della svolta, “Riot On An Empty Street”, del 2004, non a caso risparmiati per il gran finale: “Misread” e “I’d Rather Dance With You”, forse qui nella sua versione definitiva, dilatata nel tempo e nello spazio da un duo che, ancora una volta, si è dimostrato un live act tanto raffinato quanto trascinante se c’è da spingere sull’acceleratore (compatibilmente con quell’idea di musica, ovviamente).

Archi che diventano poi l’autentico valore aggiunto di brani come “Gold In The Summer Air”, “The Weight of My Words”, una “Summer on the Westhill” da brividi e “Fugitive”, inedito che dovrebbe trovar posto sul prossimo album, atteso dai tempi di “Love Or Peace”, del 2021. Ultimo lavoro in studio ripreso in solitaria con “Rocky Trail” e “Catholic Country”, tra i momenti più intimi, assieme alle varie “Love Is No Big Truth”, “Cayman Islands” e l’imprescindibile “Homesick”, di un set essenziale, che trova nelle armonizzazioni e negli intrecci tra due chitarre acustiche assolutamente complementari la giusta chiave per rinnovare quel rapporto autentico, fatto di empatia e complicità, che ha sempre legato i Kings Of Convenience ai loro fan. Archiviato il live di stampo indie-folk del duo norvegese, ultimo atto affidato al post rock prevalentemente strumentale, dalla forte componente cinematica, dei Mogwai, protagonisti di un set davvero difficile da descrivere. Già, perché forse certe cose, per comprenderle pienamente, necessitano di esser vissute. È una questione di sensazioni, suggestioni, di magia.

(Tutte le foto sono di Aldo Torchia)(Tutte le foto sono di Aldo Torchia)

D’altronde, bastano i primissimi synth dell’introduttiva “God Gets You Back” per capire cosa significhi godere della musica dei Mogwai in un luogo simile, in prossimità di un tramonto di fuoco di cui quel maelstrom sonoro diventa soundtrack ideale. Quasi impossibile immaginare qualcosa di più potente ed evocativo, soprattutto durante classici della prima fase quali “Summer”, “Like Herod” e la schizofrenica “Mogwai Fear Satan”, tutte dal debut “Young Team”, perennemente in bilico tra luce e ombra, rumore e melodia, quiete e caos. Non mancano i brani cantati, a partire da “Take Me Somewhere Nice”, al solito tra i momenti più toccanti di ogni live della band scozzese, primo afflato di un avvicinamento alla forma canzone sublimato soprattutto in tempi recenti da “Every Country’s Sun” (2017) e “As The Love Continues” (2021), trascinato addirittura al primo posto in classifica da singoli come “Ritchie Sacramento”, altra virata pop – si fa per dire – particolarmente apprezzata dal pubblico del Be Alternative.

Si tratta, però, di episodi isolati, rare concessioni a una struttura più canonica, altrimenti stravolta da un tripudio di feedback e distorsioni appena placato, qua e là, da voci filtrate al vocoder e da innesti elettronici ormai imprescindibili (“Remurdered”, “Fanzine Made Of Flesh” e “Hunted By A Freak”). Un wall of sound avvolgente per uno dei live più intensi mai ospitati nella splendida cornice del Lago Cecita, co-protagonista silenzioso di quello che, già dal primo giorno, si conferma uno dei festival più importanti di tutto il Meridione. Puro oro nell’aria dell’estate. 

Di seguito il resto del programma, tra Subsonica, Daniele Silvestri e tanto altro:

Day II – Sabato 1 agosto

Ore 15.15 Mille

Ore 16.30 Eman

Ore 18 Subsonica

Ore 20.30 Djset Aftershow Godblesscomputers

Day III – Domenica 2 agosto

Ore 15.15 Giorgio Poi

Ore 16.30 Marco Castello

Ore 18.30 Daniele Silvestri

Ore 20.30 Djset Aftershow Fabio Nirta

Francesco Sacco

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.