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Lamezia Terme – Sabato mattina, presso le Corti d’Appello d’Italia, si inaugurerà l’anno giudiziario e il Comitato Lavoratori della Giustizia (il personale di ruolo) sarà presente con le sue delegazioni in tutta Italia. Anche in Calabria il comitato dei lavoratori porterà avanti le sue istanze, avendo avuto la possibilità di intervenire sia a Catanzaro che a Reggio Calabria.

“A distanza di un anno dalla precedente cerimonia – scrivono in un comunicato i dipendenti giudiziari aderenti al Comitato - quando il Ministro della Giustizia, ha annunciato “l’impegno del governo ad investire nella riqualificazione del personale”, riferendo altresì lo stanziamento di risorse a  favore del Ministero della Giustizia, delle quali ‘260.000.000 di euro (nel triennio 2015-2017) per informatizzazione, organizzazione degli uffici e riqualificazione del personale’, il Comitato Lavoratori Giustizia interverrà per rammentare che i dipendenti giudiziari sono ancora in attesa di una risposta concreta riguardo all’agognata “riqualificazione”.

Il Comitato Lavoratori della Giustizia scrive, spiegando che “negli uffici giudiziari gli “Squalificati della Giustizia”, tanto qualificati quanto discriminati rispetto a tutti gli altri dipendenti della Pubblica Amministrazione, in quanto unici lavoratori che non hanno avuto alcuna progressione di carriera da oltre 20 anni, non chiedono altro che il giusto riconoscimento delle competenze acquisite dopo aver sostenuto, in numero sempre più ridotto, riforme a costo zero fronteggiando con responsabilità carichi di lavoro in continuo aumento, come più volte riconosciuto dai Capi degli Uffici”.

“Nel frattempo, - aggiungono - nel tentativo di colmare le lacune in organico, è stata avviata la mobilità esterna: assistiamo impotenti, all’ingresso di personale assolutamente sprovviste delle competenze tecnico – giuridiche indispensabili per integrare la funzione giurisdizionale, che proviene da altre amministrazioni nelle quali ha già beneficiato di progressioni di carriera e va dunque a ricoprire, nei nostri uffici, le posizioni professionali alle quali legittimamente aspiriamo da 20 anni”. “Evidenziamo con amarezza – proseguono - che dall’anno 2000 ad oggi sono state circa 7000 le acquisizioni di dipendenti da altre amministrazioni (province, polizia di Stato, esercito, DAP, dipendenti delle basi ex Nato dismesse) senza tutelare -  in primis – i diritti dei giudiziari alle procedure di mobilità interna previste dai contratti; acquisizioni, tutte, che hanno pregiudicato irrimediabilmente le nostre posizioni e contribuito allo svilimento della nostra figura professionale”. “Al danno della mobilità – spiegano poi  - si aggiunge la prassi di continuare ad acquisire negli uffici giudiziari personale senza concorso perpetuando tirocini illegittimi in spregio delle norme costituzionali, denotando, anche questa scelta, un’inadeguata politica sul personale che crea altresì un vulnus a tutti i giovani, disoccupati o inoccupati, che ambiscano ad accedere agli uffici pubblici superando un regolare concorso”. “Anche dopo la pronuncia della Corte Costituzionale sull’illegittimità delle norme relative al cd. “blocco dei contratti”, - concludono - i nostri diritti restano insoddisfatti: si tenga conto che l’aumento stipendiale programmato sarebbe di poco superiore a 5 euro (!), a dimostrazione che restituire dignità al sistema valorizzando i dipendenti giudiziari non rappresenti per il governo una priorità” 

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