
Soveria Mannelli - “Continua l'indecente assalto all'ospedale di Soveria Mannelli, struttura che dalla sua fondazione datata 1974 fino al 2007 ha potuto fregiarsi di un bilancio attivo dal punto di vista economico, poi, gradualmente con la chiusura di tre sale operatorie su tre è stata avviata la sua opera di smantellamento - si legge in una nota del Comitato Pro Ospedale del Reventino. A preoccuparci seriamente, attualmente è la potenziale soppressione della Pediatria che, a costo zero per l'azienda, ogni anno garantisce prestazioni a migliaia di bambini soprattutto del contesto montano, evitando comprensibili rischi e disagi ad una fascia di popolazione che più di ogni altra merita la nostra attenzione. Riteniamo inopportuno che, giornalisticamente, a fronte di ben altri problemi che assillano la sanità lametina, ci si preoccupa del perché non venga completamente sigillato il reparto di pediatria. Chi postula tale convinzione, evidentemente fa finta di non conoscere le circostanze che, di fronte all'ordine di servizio che prevedeva il rientro nell'ospedale di Lamezia di tre medici pediatri in servizio presso il consultorio familiare, con non eccessivi carichi di lavoro, nessuno dei tre, con le motivazioni più diverse, ha ancora preso servizio a Lamezia. A noi questo non sembra normale! Sappiamo che il sindaco di Soveria Mannelli è intervenuto presso le competenti istituzioni promuovendo un incontro con il commissario straordinario dell'Asp di Catanzaro a Soveria Mannelli presso il locale nosocomio, in tale occasione saranno incontrati anche i 24 sindaci della rete del Reventino ed eventualmente tutte le rappresentanze che avranno la sensibilità di partecipare. Auspichiamo che in tale occasione si possano individuare le soluzioni più adeguate ad affrontare la permanente situazione di emergenza che interessa l'intero ospedale ed oggi, ancor di più, il reparto di pediatria. Noi come comitato auspichiamo inoltre che anche il Presidente della Regione, Mario Oliverio che come nessuno conosce l'importanza di una buona sanità nelle zone montane, di voler intervenire su questa problematica, assumendo le decisioni più appropriate”.
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