
Soveria Mannelli - “Da ieri l’ospedale vive una situazione incresciosa, quanto mai pericolosa che pone in seria discussione la sua stessa capacità di erogare i servizi con la tranquillità che usualmente lo connota. Tutto a fronte di una delibera dell’ASP, la 525 del 13 luglio, firmata dal Direttore Generale, Giuseppe Perri e avallata dal Direttore Amministrativo Giuseppe Pugliese e dal Direttore Sanitario, Carmine dell’Isola. In sintesi i vertici dell’ASP danno seguito al DCA 64 del Commissario Scura che con questo atto di fatto pongono i servizi della struttura ad essere direttamente controllati dall’ospedale di riferimento, quello di Lamezia, privandoli di una certa autonomia gestionale, quindi non più dipartimentali”. E’ quanto afferma in una nota, Antonio Maida, presidente Comocal, comitato degli ospedali di montagna.
“Questa, per molti è la fine della struttura, - commenta - non più capace di autodeterminarsi, senza una sua direzione sanitaria autonoma. Molte figure mediche hanno accolto la cosa in modo fortemente preoccupante tanto che si paventano intenzioni di voler prefigurare trasferimenti in altre sedi, vista la debolezza gestionale che il provvedimento mette nero su bianco. Il fatto ha sin da subito allarmato noi del Comitato, dove alla base c’è tutta l’intenzione di voler rendere i cittadini a conoscenza di quanto accade attraverso forme di aggregazioni popolari per impedire che ciò accada coinvolgendo sia i cittadini che gli attori istituzionali del territorio”.
“Il provvedimento è alquanto capestro visto che nella sostanza non persegue alcun risparmio reale per l’economicità della stessa azienda e quindi del comparto in generale. Lo riteniamo un vero affronto, verso un territorio marginale e con grandi difficoltà di comunicazione, trattandosi anche di un contesto socialmente ed economicamente debole che non può essere determinato con logiche ragioneristiche oltre che inopportune. Subdola anche la fugace equazione dei dati che da Lamezia inficiano il Laboratorio Analisi, confrontando dati comparativi con la struttura della piana che ha detta dei responsabili eroga 500 esami amatici quotidiani contro i circa 60/70 erogati a Soveria. Dati che devono essere visti nella loro obiettiva capacità di richiesta, - scrive - puntualizzando che a Lamezia forse un trecento provengono dalla domanda interna, visto che l’ospedale ha reparti con strutture complesse e posti letto che a Soveria non esistono, essendoci solo 20 posti letto nel reparto di medicina. Tutto come se i due contesti possano compararsi senza prendere atto delle differenze olografiche che li distinguono”.
“Non crediamo nemmeno sostenibile che il provvedimento possa essere stato firmato a fronte di un non “via libera” all’atto aziendale, - scrive ancora - quindi condizione necessaria per la sua approvazione. Intanto il sindaco di Soveria a fronte di ciò ha contattato i suoi omologhi di Acri, Serra San Bruno e San Giovanni in Fiore, per formulare una delibera comune per far cessare gli effetti del provvedimento e quindi riscriverlo all’interno del DCA. E’ anche in atto una richiesta per incontrare il Commissario Massimo Scura e il suo vice Andrea Urbani, per avanzare le ragioni dei quattro contesti montani, che subiscono gli effetti del provvedimento. Noi come Comitato abbiamo inteso far conoscere il provvedimento all’esponente del Movimento 5 Stelle, Dalila Nesci, - specifica - che in Calabria si occupa di sanità nelle prerogative del movimento, la quale ha voluto conoscere tutto l’iter di ciò che accade onde strutturare una sua controdeduzione su questo atto amministrativo iniquo e fortemente dequalificante per dei territori da salvaguardare piuttosto che colpire indistintamente. Inoltre abbiamo contattato i responsabili dei Comitati degli altri ospedali montani, che si sono subito uniti alla protesta, dove alla base è stata maturata la convinzione di proseguire con il ricorso al TAR, - conclude - da poco respinto dai giudici amministrativi e per questo continuare l’azione attraverso l’ausilio del ricorso al Consiglio di Stato”.
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