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Lamezia Terme - Le parole dei nostri anziani rischiano di scomparire per sempre. Per impedirlo nasce AI Calabria, un progetto che punta ad unire cittadini, scuole, associazioni e intelligenza artificiale in una grande raccolta della memoria linguistica regionale.

Si tratta - è detto nella nota di presentazione del progetto - di un esperimento sociale mai tentato su questa scala mette la scienza al servizio della memoria. E chiama a raccolta ogni paese, ogni scuola, ogni associazione culturale della Regione. C'è una parola che tua nonna diceva e che oggi non dice più nessuno. Forse era il nome di un attrezzo che non si usa più. Forse il modo in cui ti chiamava quando eri bambino. Forse una formula per allontanare il malocchio, un proverbio buttato lì a tavola, il soprannome di un vicolo che su nessuna mappa esiste. Provava a spiegartela e tu non l'hai scritta da nessuna parte. Nessuno l'ha scritta. E quando quella voce si è spenta, quella parola se n'è andata con lei. Per sempre. Succede ogni giorno, in ogni paese della Calabria, in silenzio. Non è un terremoto e non fa rumore. È una lenta perdita di parole che dura da decenni e che nessuna scienza al mondo potrà far tornare indietro, perché una lingua non si inventa: o la si tramanda o si perde. A raccontare il progetto AI Calabria è l’Ing. Domenico Corchiola.

La genesi del progetto

La cosa curiosa è che questo progetto non è nato da uno studio sui dialetti. È nato come un esercizio tecnico, quasi una sfida da informatici: costruire un chatbot, un'intelligenza artificiale con cui poter conversare in calabrese. Un semplice problema di programmazione, almeno in apparenza. Perché appena ci si è messi al lavoro è emerso l'ostacolo che ogni calabrese conosce nel profondo: il calabrese, inteso come una lingua sola, non esiste. Non esiste da nessuna parte un archivio delle nostre parlate a cui una macchina possa attingere. E così il problema informatico si è capovolto in qualcosa di molto più grande. Prima di poter insegnare a parlare a una macchina occorreva fare ciò che nessuno aveva mai fatto: raccogliere la voce di un'intera Regione, paese per paese, prima che una parte di quella voce svanisse insieme a chi la custodisce.

L'esperimento sociale

È così che un esperimento da laboratorio è diventato AI Calabria, il progetto appena avviato che dà un nome a tutto questo. Non un archivio e non un dizionario. Un vero esperimento sociale, in cui migliaia di persone comuni diventano insieme i custodi della memoria di un'intera Regione e in cui la tecnologia più avanzata di oggi - l'intelligenza artificiale - viene messa non al centro ma al servizio. Al servizio del ricordo, delle nostre voci, di ciò che rischiamo di dimenticare. C'è una cosa che rende questo progetto diverso da un semplice appello. Non comincia da un foglio bianco. La piattaforma nasce già con un corpus di oltre 116.000 record linguistici raccolti e ordinati, un patrimonio di partenza vivo e consultabile. Vuol dire che chi arriva oggi non entra nel vuoto ma in un cantiere già aperto. E se cerca una parola del suo paese e non la trova, può fare la cosa più preziosa di tutte: aggiungerla. Colmare con la propria memoria un vuoto che nessun altro avrebbe potuto colmare. Perché questa è la verità che ogni calabrese conosce: non esiste "il" calabrese. C'è il calabrese di Cosenza e quello di Reggio, che quasi non si capiscono tra loro. Ma c'è molto di più. La parlata cambia da un Comune al vicino, scavalcata una vallata suona già diversa e a volte basta attraversare un quartiere perché una parola muti forma o significato. Ogni Comune custodisce un tesoro che nessun altro possiede. Ogni Comune, se tace, porta con sé qualcosa che non tornerà.

A questa ricchezza si aggiungono le voci ancora più antiche, quelle che resistono da secoli come isole. Il grecanico, che discende dai greci della Magna Grecia e sopravvive in pochi paesi intorno a Bova. L'arbëreshë degli albanesi arrivati cinquecento anni fa, che la Calabria ha accolto più di ogni altra regione d'Italia. L'occitano di Guardia Piemontese, unico lembo di lingua d'oltralpe nel cuore del Sud. Il romanì delle comunità rom, riconosciuto come patrimonio della Regione. Lingue che hanno attraversato imperi e persecuzioni e che rischiano di spegnersi proprio adesso, nella nostra generazione, sotto i nostri occhi.

Il cuore del progetto sono le associazioni

Un tesoro così grande e così sparpagliato non lo può salvare uno studioso chiuso in una biblioteca e neppure una singola Università. Non basterebbe una vita. C'è una sola forza abbastanza grande per riuscirci: i calabresi. Non presi uno per uno ma uniti. È qui che il progetto trova il suo vero fulcro. Al centro non ci sono gli esperti ma le associazioni culturali del territorio: le Pro Loco, i circoli, le scuole, le parrocchie, i gruppi che da anni tengono viva la memoria dei paesi. Sono loro il motore. Ogni associazione riunisce i propri soci, i propri compaesani, le proprie famiglie e li fa lavorare insieme, ognuno che porta il pezzo di memoria che possiede. Uno ricorda un proverbio, un altro il nome di un antico mestiere, un altro ancora accompagna la propria nonna e le fa raccontare le parole della sua giovinezza. Da soli si porta un mattone. Insieme, in modo collaborativo, si costruisce la casa. Sulla piattaforma le associazioni fondano le proprie squadre, riuniscono i loro membri e si coordinano tra loro in uno spazio comune per organizzare il lavoro: una raccolta alla festa del santo patrono, un pomeriggio al circolo degli anziani, un giro nelle case di chi non esce più. Non un progetto calato dall'alto ma una comunità che si mette in moto da sola, con i propri tempi e i propri volti. "La Calabria non si salva da sola", dicono i promotori. "Si salva insieme. Ognuno di noi custodisce parole che nessun altro conosce. Se le mettiamo in comune, diventiamo l'unico archivio vivente che questa terra abbia mai avuto".

Chiunque, gratuitamente, può registrarsi su ai.calabria.it e depositare le voci del proprio paese. E può fare molto più che scrivere: può registrare l'audio in diretta, in quel preciso istante, mentre la persona parla. È la cosa più commovente di tutte. Un figlio o un nipote che si siede accanto a un anziano, accende il microfono e gli chiede di pronunciare quella parola un'ultima volta, perché non vada perduta. Quella voce, quella vera, con il suo accento e la sua fatica, resta. Non su un quaderno che ingiallisce in un cassetto ma in un luogo dove chiunque, un giorno, potrà riascoltarla. Ogni parola salvata non finisce in un mucchio indistinto. Viene legata al suo Comune preciso sulla mappa della Calabria. La piattaforma è già georeferenziata: ogni paese ha la sua posizione, il suo territorio, la sua scheda. Chi entra può aprire la scheda del proprio Comune e vedere cosa è stato salvato lì, quante voci, da quante persone. Può aprire la scheda della propria squadra e vedere crescere il lavoro comune giorno dopo giorno. Così ogni paese esiste, ha un volto e una voce che si può indicare col dito su una cartina.

Un libro vivo che cresce ogni giorno

C'è poi qualcosa che rende questo progetto diverso da qualunque raccolta mai fatta prima. A chi partecipa non resta in mano un semplice ringraziamento ma un libro. Un vero volume, con il nome di chi ha salvato quelle voci scritto sopra, in copertina e accanto a ogni parola. Ma non è un libro chiuso, stampato una volta e finito. È un libro vivo. Cresce ogni giorno. Ogni parola nuova che depositi, ogni voce che registri, ogni traguardo che raggiungi entra nel volume e lo fa diventare più ricco. Lo apri oggi e ha cento pagine. Lo riapri tra un mese e ne ha centocinquanta, perché nel frattempo tu e la tua comunità avete continuato a salvare. È un organismo, non un oggetto: dinamico, in movimento, che racconta in tempo reale il cammino di chi lo costruisce. E i libri sono tre, uno dentro l'altro. C'è il tuo libro personale, che raccoglie le voci che hai salvato tu. C'è il libro della tua associazione, dove confluisce il lavoro di tutta la squadra. E c'è il libro del tuo Comune, il ritratto vivo di come parla il tuo paese, con dentro i nomi di tutti quelli che lo hanno reso possibile. Questi volumi non restano prigionieri di uno schermo. Si possono scaricare e si possono stampare. Un'associazione può portarne una copia alla festa del paese, regalarla alla biblioteca comunale, distribuirla nelle scuole, esporla in un piccolo museo della memoria locale. Diventano oggetti veri, che passano di mano in mano e che restano nel tempo.

A cosa serve oltre alla Ai

Tutto questo non è soltanto un bel gesto. È uno strumento che apre porte concrete, soprattutto per chi anima la vita culturale dei paesi. Le scuole possono trasformarlo in un progetto didattico completo, in cui gli studenti intervistano i nonni, registrano le voci e diventano i ricercatori della loro stessa storia: lingua, tecnologia, territorio e cittadinanza in un'unica esperienza, perfetta per l'educazione civica e i percorsi con il mondo del lavoro. I Comuni e le associazioni possono costruire, voce dopo voce, un vero museo digitale della propria parlata: una raccolta pubblica e permanente,

consultabile da chiunque nel mondo, che diventa richiamo per il turismo delle radici e strumento di studio per ricercatori e Università. E poi ci sono i volumi stampabili, da distribuire nelle biblioteche, nelle sagre, nelle sedi delle associazioni, nelle mani dei ragazzi. Perché un patrimonio, per essere davvero salvato, deve poter tornare tra la gente. Essendo di pubblico dominio, i casi d'uso del patrimonio generato sono molteplici ed ad appannaggio dei contributori.

Perché diventi un'impresa di popolo e non di pochi, tutto questo prende la forma di un gioco. Non una competizione fine a se stessa. Un gioco in cui la vera vittoria non è battere il paese accanto ma salvare la lingua della Calabria. Ogni voce depositata fa crescere il proprio Comune, la propria associazione, la propria comunità. Quella voglia antica di far vedere che il proprio paese vale diventa, per una volta, la forza che salva la memoria di tutti. Qui non perde nessuno. Se vince un paese, vince la Calabria intera.

La scienza al servizio della memoria

Tutte queste voci, una accanto all'altra, servono a un fine grande. Diventano la base per insegnare a un'intelligenza artificiale a comprendere, parlare e tramandare il calabrese. Ed è qui che questo

esperimento sociale mostra il suo senso più profondo: la tecnologia non comanda ma obbedisce. La scienza non sostituisce la memoria ma la protegge. Non si costruisce un dialetto finto e appiattito, inventato da una macchina. Si fa il contrario. È una macchina che impara dalla bocca vera dei calabresi, che rispetta le differenze tra un paese e l'altro e che un domani potrà restituire questa lingua a chi non ha fatto in tempo a impararla dai propri nonni. "Non vogliamo un'intelligenza artificiale che imiti la Calabria", dicono dal progetto. "Vogliamo una Calabria che insegni all'intelligenza artificiale come parla davvero. Così, un giorno, un ragazzo che non ha conosciuto la lingua di suo nonno potrà comunque ascoltarla. E dentro quella voce ci sarà anche il pezzo che qualcuno, oggi, ha avuto la cura di salvare."

Ora tocca ai paesi

Il progetto è appena partito e sta raccogliendo le prime adesioni. È gratuito, è di tutti e non chiede nulla in cambio se non un poco di memoria. La partenza in piena estate non è un caso ma una scelta. È adesso che i calabresi tornano nei loro paesi, che le famiglie si ritrovano attorno allo stesso tavolo, che i nonni hanno tempo di raccontare e i nipoti tempo di ascoltare. È il momento in cui la lingua torna a farsi sentire nelle piazze, alle sagre, sui lungomari. E poiché per partecipare basta un telefono, si può giocare e salvare una parola ovunque: in fila per un gelato, durante una cena tra amici, persino sotto l'ombrellone. Il patrimonio della Calabria si può custodire anche con i piedi nella sabbia. L'appello si rivolge in modo speciale alle associazioni culturali, alle Pro Loco e alle scuole della Calabria: siete voi la chiave. Fondate la squadra del vostro paese, chiamate a raccolta i vostri soci e le vostre famiglie e cominciate a salvare le voci del vostro territorio prima che tacciano. Ogni comunità che si unisce è un pezzo di Calabria che non andrà perduto.

Il Kickoff Formativo

Per accompagnare questa partenza il progetto organizzerà nelle prossime settimane una serie di webinar gratuiti, aperti ad associazioni, scuole ed enti, per spiegare passo dopo passo come partecipare e come fondare una squadra. È inoltre in preparazione un evento di lancio pubblico, un momento per incontrarsi, raccontare il progetto e dare ufficialmente il via alla raccolta in tutta la Regione. Chi vuole essere avvisato e partecipare può registrarsi fin da ora e restare in contatto attraverso il sito. Ci si iscrive gratuitamente su ai.calabria.it. E c'è un gesto che tutti possono fare fin da subito: condividere. Perché ogni volta che questo appello raggiunge una persona in più, un parente lontano, un compaesano emigrato, un ragazzo che se n'è andato e sente ancora l'accento di casa quando chiama la madre, è una parola in più che può essere salvata. Non lasciamo che la voce dei nostri anziani diventi silenzio. Per la prima volta abbiamo gli strumenti per impedirlo.  Manca solo una cosa: noi, uniti per preservare la memoria linguistica della Calabria ed insegnare al futuro come parlava questa Terra.

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