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Lamezia Terme – E’ stata una conviviale chiacchierata comune l’incontro pubblico dal titolo ‘Il Dono iniziatore di senso, di relazione e di polis’ con don Giacomo Panizza che si è svolto oggi in un locale lametino. “Il dono - ha esordito don Panizza, non è il regalino che si riceve a Natale ma è qualcosa di ben più grande, qualcosa di grandioso”. Dopo aver discusso sulle origini del dono e sull’etimologia del termine, il sacerdote da anni impegnato nella lotta alla criminalità organizzata ha proseguito, “il dono si perpetua dall’origine dei tempi e fa parte di tutte le culture”. Don Panizza poi spiega quali sono i paradigmi, i modelli perché il dono sia tale, “il dono è composto da tre cose fondamentali: dare, ricevere e contraccambiare, ma cosa molto importante il dono deve essere un’operazione che avviene in modo disinteressato e libero; questi diventa debito o credito solo se vuoi”. “il dono non è solo una cosa che si fa a tu per tu ma anche per dare qualcosa agli altri, senza essere mai una cosa fine a se stessa, non devo fare del bene solo per sembrare munifico e assicurarmi il paradiso”. Allacciandosi alla sua esperienze antimafia il sacerdote ha chiarito che, “bisogna stare attenti al tipo di dono, perché questi può essere corrotto o guastato, parliamo in questo caso del dono avvenuto per mezzo mafioso, infatti, se il dono avviene da una persona implicata nel malaffare il dono non è buono ma ‘avvelenato’, diventa un vincolo al quale tu dovrai contraccambiare e se non lo fai sei un infame.

Ha concluso parlando di accoglienza e campi Rom don Panizza, “noi a Brescia e in Lombardia non abbiamo campi rom come quello che c’è a Lamezia, questo perché nel sud e nell’area mediterranea c’è stata probabilmente una maggiore cultura dell’accoglienza”. Ad accompagnare don Giacomo a questo “simposio” sono state l’artista Manuela Iacopetta e la professoressa Michela Cimmino entrambe hanno espresso come il dono sia una componente sociale verso il bene comune. “Fare per gli altri in modo incondizionato, come faceva Madre Teresa di Calcutta ha detto la professoressa Cimmino. L’evento è stato curato dall’associazione Theodora nell’ambito del Progetto Green Factory.

La professoressa Iacopetta, nell’ambito del progetto Green Factory ha lanciato l’idea del Borgo Felice, che prevede case in pietra e materiali naturali, verde che tutela la la biodiversità locale, tutte le energie sfruttate alternative ed ecosostenibili, allevamento di api e farfalle, il tutto incentrato sulla persona. “Vedo un gruppo di persone che da avvio a un processo di trasformazione e di miglioramento della qualità della vita della comunità che renda attraente e bello vivere e lavorare sul territorio - ha dichiarato Iacopetta. Penso che il Dono è anche e soprattutto compiere scelte volte al bene comune e alle future generazioni”.

Francesco Ielà

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