
Lamezia Terme - "La ‘ndrangheta è ritornata, e se ci arrendiamo a questa, vuol dire che abbiamo già perso. Combattiamola insieme, non siete soli”. Il prefetto di Catanzaro Luisa Latella ha così accolto nella sala Napolitano di via Perugini le associazioni delle categorie produttive dopo l’escalation di atti intimidatori che hanno macchiato la città della piana nell’ultimo mese. Accanto a lei, i vertici provinciali delle forze dell’ordine, il procuratore aggiunto della DDA di Catanzaro, Giovanni Bombardieri e il procuratore della Repubblica di Lamezia, Domenico Prestinenzi ma anche il sindaco di Lamezia Paolo Mascaro. L’appello è unanime e corale: non serve l’apporto di un esercito per sconfiggere la criminalità organizzata se prima non si attiva un cambio culturale che necessita di tradursi in due parole chiave: collaborazione e denuncia. Senza, si rischia di perdere quanto sinora è stato messo a segno con le importanti operazioni che hanno sgominato i più potenti clan della piana.
Sull’arresto del 20enne incensurato, considerato l'autore di molti degli atti intimidatori compiuti in città, il Prefetto ha poi aggiunto: ”Questo vuol dire che c’è continuità. La 'ndrangheta è ritornata con i ragazzini, ma la testa è sempre quella. E’ stato detto che è la mancanza di lavoro a renderla più forte, sarà sicuramente una delle concause ma non il problema esclusivo. Basti pensare - ha aggiunto - la presenza della 'ndrangheta al nord dove il lavoro c’è". Il Prefetto, che ha voluto ribadire l’importanza della collaborazione da parte dell’imprenditoria locale, ha infine precisato “la denuncia non deve essere momentanea, ma tradursi in una presa di coscienza nelle aule dei tribunali, ogni cittadino deve essere tale fino in fondo”, constatando però alcuni interventi forse un po’ troppo teorici oggi in aula piuttosto che pratici e operativi.

“Ancora oggi chi subisce un furto o un'estorsione intende rivolgersi all’autorità della famiglia che controlla il territorio e non allo Stato”. Secondo il Procuratore capo di Lamezia, Domenico Prestinenzi la soluzione è un cambio di mentalità. "Il problema - spiega infatti - non è tanto la pressione del singolo episodio, del fatto estorsivo o omicidiario, ma di un fenomeno prevalentemente culturale. Nessuno da solo può fare grandi cose, serve un contributo giornaliero”.
Rompere ogni forma di condizionamento, è questo che ha voluto soprattutto precisare poi il procuratore della Dda di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, prendendo la parola in aula. “I processi non debellano la ‘ndrangheta, ne creano solo le condizioni perché la società civile possa reagire - ha aggiunto - terremo l’attenzione altissima, molti collaboratori hanno già reso le loro dichiarazioni e gli episodi intimidatori dell’ultimo periodo rappresentato la necessità di riaffermarsi sul territorio, un territorio che non era più da loro controllato”.

La ‘ndrangheta non è stata dunque del tutto sconfitta, secondo il procuratore Bombardieri, ma si insedia sotto nuove forme, ribadendo infine l’importanza della denuncia da parte di cittadini e imprenditori. “Che prevalga il senso civico dei cittadini - ha infine concluso - si deve avere tutti insieme quel coraggio che sinora è mancato”. Un tavolo tecnico tra tutte le forze, il potenziamento dei servizi di video sorveglianza e una rivoluzione culturale, questo quanto auspicato, invece, durante l’incontro, dal sindaco di Lamezia Paolo Mascaro, che ha ribadito: “Non abbiate paura di denunciare. Questa è una terra in cui l’illegalità - ha aggiunto - non ha più ragione di esistere e gli ultimi accadimenti lo stanno dimostrando, come anche i provvedimenti nei confronti di possibili giovani leve che potrebbero continuare a delinquere, ma la delinquenza non paga". "Ringazio il Prefetto Latella - ha commentato il primo cittadino - che ha voluto che l’incontro con le categorie produttive avvenisse in quest’aula. Ciò che si sta portando avanti troverà sempre l’adesione piena di chi amministra la città e avrà la forza delle categorie professionali, produttive, imprenditoriali, di quella Lamezia che, con forza e senza esitazione, dice e dirà no alla criminalità”.

Un appello poi alla collaborazione anche da parte del questore di Catanzaro, Giuseppe Racca, che ha evidenziato i primi segnali positivi raggiunti: “In tutta la provincia i furti sono diminuiti del 30% e le rapine del 15%. Solo uniti si vince”. “Continueremo a fare il nostro lavoro con tutte le energie di cui disponiamo” ha sottolineato poi il comandante provinciale dell’arma dei carabinieri Ugo Cantoni, mentre il comandante della guardia di Finanza, Davide Rametta e prima anche il presidente della provincia di Catanzaro, Enzo Bruno, hanno sottolinato la necessità di un dialogo costante tra amministrazioni, istituzioni e categorie produttive. Un incontro, quello organizzato oggi dalla Prefettura, che ha visto confrontarsi inoltre, diversi esponenti delle categorie produttive locali, tra cui Confindustria, Confagricoltura Calabria, Cna ma anche la Uil e l’associazione lametina Caduceo.
“E’ possibile che invece di governo si parli di governance?" si è chiesto, invece, nel suo intervento Don Giacomo Panizza, sollecitando ad una nuova cooperazione. “Non è più ora che ognuno faccia bene la propria parte da solo, ma insieme a tutti gli altri. Lamezia ha bisogno di un luogo d'incontro, dell’istituzione di un tavolo per incontri nel breve e lungo termine – ha proposto infine Don Giacomo – per tracciare tutti insieme un bilancio dei problemi che affliggono la città e dare un volto più legale a Lamezia”.
Un monito per rendere Lamezia una città fatta di uomini liberi da ogni tipo di condizionamento, anche da parte di Maria Teresa Morano dell’associazione Antiracket Lamezia, che ha evidenziato quanto sia ancora troppo debole la presa di coscienza da parte degli imprenditori locali. “Neanche il 10% delle parti offese si è costituita parte civile nei processi - ricorda - per non parlare poi della rassegna dei “non so, non ricordo, non ho mai avuto problemi di questo tipo” dichiarati sempre durante i processi, una cosa ignobile. Chiediamo sì che lo Stato faccia ancora di più - aggiunge - ma la città ha bisogno di ben più altri eserciti: cittadini liberi che abbiano il coraggio di affermare che "la mafia è una montagna di merda”.
Alessandra Renda
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