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Reggio Calabria - "Uno Stato democratico non può permettersi il lusso di legalizzare ciò che provoca danni alla salute dei cittadini". Lo afferma Nicola Gratteri, procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, in merito alla legge sulla legalizzazione della cannabis che da settembre tornerà all’esame della Camera dei Deputati che vede tra i primi firmatari il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova.

Gratteri conferma all'Agi, come ha spesso ribadito nel corso della sua carriera “il fermo e convinto no all'ipotesi di legalizzazione delle droghe leggere”.  “Il guadagno – sostiene - che si sottrarrebbe alle mafie è quasi ridicolo rispetto a quanto la criminalità trae dal traffico di cocaina e eroina" è anche vero che "spesso la marijuana è il primo passaggio per arrivare poi all'assunzione di droghe pesanti, questo è quello che mi raccontano, ogni volta che li vado a trovare, i giovani che vivono nelle comunità terapeutiche per disintossicarsi”. “Vi sono vaste aree dell'Aspromonte controllate dalle cosche in cui si produce marijuana. Così come accadeva nella stagione dei sequestri, il pastore che custodiva il gregge allo stesso tempo controllava il sequestrato, oggi - conclude Gratteri - fa da guardiano alla piantagione".

Dcsa: in calo sequestri hashish (-40%) e marijuana (-74%)

Intanto, dalla Relazione 2016 della Direzione centrale servizi antidroga emerge come “nell'ultimo anno sono 84 le tonnellate di droga sottratte al mercato clandestino, ma mentre crescono i sequestri di cocaina (+4%) e soprattutto di droghe sintetiche (+161,73%) scendono sensibilmente quelli di hashish (-40,06%) e marijuana (-73,95%).  In particolare, il dato delle droghe leggere si spiega, da un alto, con la fase di riorganizzazione del traffico dell'hashish nel bacino del Mediterraneo, che, dopo i rilevanti successi del dispositivo di contrasto (174 tonnellate sequestrate tra il 2013 e il 2015), sta probabilmente diversificando le rotte d'importazione e, dall'altro, con la flessione delle importazioni di marijuana dai Balcani dovuta all'intensificarsi dell'azione repressiva svolta dalle forze di polizia albanesi. Nel mirino degli investigatori, anche il "territorio virtuale" rappresentato da Internet, tanto nella sua dimensione "open" che nell'area oscura ("deep web"), dove pero' l'azione di contrasto svolta dalle forze di polizia sta dando risultati sempre più concreti. Sempre nel 2015, il numero di operazioni di polizia per il contrasto del traffico e lo spaccio della droga si è mantenuto sostanzialmente invariato rispetto all'anno precedente: si conferma invece il trend decrescente nelle denunce e negli arresti che, iniziato già nel 2014, ha segnato uno scarto negativo del -7,35%. Con oltre il 94% dei sequestri di droga, spiegano gli analisti della Dcsa, "resta la frontiera marittima, pur in presenza della flessione nei sequestri in mare, il luogo dove si consuma il confronto più aspro con i trafficanti di droga, che continuano a differenziare le rotte di importazione, utilizzando il continente africano quale luogo di stoccaggio e transito sia della cocaina di provenienza sudamericana che dell'eroina prodotta e raffinata in Afghanistan". Ulteriore evoluzione del traffico colta nell'anno in questione, è quella che vede "affiancarsi ai vettori marittimi velivoli leggeri ed ultraleggeri che, sfruttando piste di decollo clandestine realizzate al di là dell'Adriatico, trasportano dall'Albania al nostro Paese ragguardevoli quantitativi di cannabis". L'esame del narcotraffico nella sua dimensione associativa rivela, anche per il 2015, il ruolo egemone della 'ndrangheta, che si conferma leader nella commercializzazione, a livello mondiale, della cocaina, seguita dalla camorra e dalla criminalità organizzata pugliese. A queste devono aggiungersi le compagini criminali marocchine ormai in grado di gestire, in condizioni di monopolio quasi esclusivo, il traffico di hashish proveniente dal Nord Africa attraverso le capillari reti di distribuzione attive sul territorio dello Stato”.

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