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Lamezia Terme – L’ex sindaco Paolo Mascaro "non avrebbe vigilato sulla sua amministrazione", è per questo che per lui la partita non può dirsi ancora chiusa. Se la richiesta di incandidabilità avanzata nei suoi confronti  era stata rigettata dal Tribunale lo scorso 7 agosto (e accolta nei confronti degli ex consiglieri Paladino e Ruberto, che però hanno anche loro impugnato la sentenza), la Procura e il Ministero dell’Interno, tramite l’avvocatura di Stato, hanno invece deciso di ricorrere in Appello contro la sentenza, rafforzando ancora una volta, quanto dichiarato dalle 240 pagine di memorie da parte della Prefettura di Catanzaro. Il tribunale infatti, benchè levasse al sindaco Mascaro parte delle responsabilità, nelle motivazioni faceva comunque presente: "Appare emergere dagli atti - la prova di un condizionamento dell'azione amministrativa comunale da parte della criminalità organizzata. Tale condizionamento - prosegue - appare approvato sotto due specifici aspetti: quello della formazione del consenso elettorale e quindi dell'elezione dei componenti del consiglio comunale, e quello dell'imparzialità dell'azione amministrativa in senso tecnico". Ed è per questo che secondo Procura e Viminale ci sarebbero delle contraddizioni in merito alle responsabilità dell’ex primo cittadino. A Mascaro vengono addebitati il suo possibile conflitto d’interesse per aver difeso, durante il suo mandato, imputati in processi di mafia in cui il Comune era parte civile, ma anche, cinque specifici atti amministrativi dei quali è stato ritenuto responsabile: appalto mensa scolastica, verde pubblico e manutenzione stradale, affidamento beni confiscati alla ‘ndrangheta e disordine amministrativo.

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