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Lamezia Terme - “Vogliamo una sanità improntata al rispetto della persona. Dobbiamo fare in modo che i nostri diritti siano garantiti. Deve partire da qui una nuova riscossa. Meritiamo ben altro” dice senza mezzi termini Giuseppe Gigliotti, presidente del Comitato “Malati cronici del Lametino”, nell’incontro organizzato per discutere di “un problema molto sentito”, che s’è infiammato negli ultimi tempi dopo il via libera del consiglio regionale alla nascita dell’Azienda unica sanitaria, con l’inserimento dell’ospedale lametino. Gigliotti, quindi, inizia una lunga disamina su criticità “di una gravità inaudita. La struttura ospedaliera deve mettere al centro i bisogni del paziente. Ma quando si va a prenotare una visita, ci dicono che se ne parla per il 2020. Questa storia deve finire. Non si capisce come con gli ambulatori vuoti, specialmente in tarda mattinata, ci venga detto che i tempi di attesa siano di oltre un anno. Però, in regime di intramoenia, si può essere visitati già l’indomani. Non si può più continuare così. Il medico deve scegliere tra il pubblico e il privato. Questa situazione non è più accettabile dal punto di vista etico, soprattutto considerando che tanti non possono permettersi il lusso di curarsi a pagamento”.

Poi, Gigliotti chiarisce alcuni nodi in merito al nosocomio cittadino e alla sua integrazione nell’Azienda unica che ha acceso il dibattito politico: “Il nostro ospedale è classificato di secondo livello: è uno spoke, che quindi dipende da un hub. Dunque, la nostra non è una sanità indipendente. E spesso si parla senza conoscere i fatti. È in questo quadro che si sta delineando la discussione sull’integrazione del nostro ospedale nell’Azienda unica. Ma qualcuno si schiera aprioristicamente contro. Noi invece riteniamo che questa sia una un’opportunità per la nostra città. Vorrebbe dire che entriamo di fatto a far parte di un hub; e c’è pure l’Università. Quindi, non solo cura, ma anche ricerca. E questo fa la differenza”.

Ancora Gigliotti: “Se si realizzasse il Polo traumatologico, sarebbe d’attrazione anche per le altre regioni. E il nostro ospedale farebbe un salto in avanti, con la riapertura dei reparti chiusi e l’apertura di nuovi. Tuttavia, non vogliamo essere un’appendice, ma pretendiamo una sanità di primo ordine. E non si capisce perché una parte politica si opponga al Polo traumatologico, sostenendo che mancano 20 mila abitanti”. Gigliotti non le manda a dire neanche sul Centro protesi Inail: “Alla sua inaugurazione, c’erano il deputato della Lega Furgiuele e il sottosegretario alla Sanità. Ma questa è l’ennesima presa in giro. Lì si fa solo riabilitazione”.

Per l’ex deputato del Pd Sebastiano Barbanti, “essendo l’ospedale uno spoke, ci troviamo a un bivio: o fuori da tutto, quindi, scomparire, oppure percorriamo la strada dell’integrazione. Ma il punto è dare un’anima all’ospedale cittadino. E l’anima è il Trauma center. Poi, bisogna vigilare sul protocollo d’intesa per la redistribuzione al meglio dell’offerta sanitaria”. Anche Barbanti si sofferma sul Centro protesi: “Doveva essere un’eccellenza. Saremmo stati i secondi in Italia. Il Centro prevedeva la riabilitazione più le officine protesiche. Ma dopo dieci anni di tira e molla, l’Inail si è stancata, e s’è scelto di avere solo la riabilitazione”.

Infine, Nicolino Panedigrano (Comitato “Salviamo la sanità del Lametino”) e il segretario regionale di “Cittadinanzattiva -  Tribunale dei diritti del malato” Felice Lentidoro. “Non avendo più l’autonomia, non vedo cosa dobbiamo inseguire. Resta da fare un ospedale di alto livello. E c‘è ancora una specialità non assegnata: il Polo traumatologico, che sarebbe a servizio dei calabresi e non solo. Liguria e Sardegna se ne sono già dotate. Ma la nostra deputazione è contraria, senza spiegarne i motivi” afferma Panedigrano. Concetto ripreso da Lentidoro: ”Dopo tante discussioni, abbiamo finalmente trovato l’ancora di salvezza, che ci avrebbe fatto uscire dall’isolamento. Ma gli avversari principali sono proprio in casa nostra”.

Giuseppe Maviglia

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