
Cosenza - Riportiamo la nota inviata dall’intersindacale medici di Cosenza in merito alla battaglia per la riqualificazione dell’ospedale Annunziata. “La perdita dei diritti sanitari da parte dei cittadini è stato il motivo principale che ha indotto l’Intersindacale dei medici dell’Annunziata di Cosenza, dopo una lunga ed estenuante battaglia per la riqualificazione e il rilancio della struttura ospedaliera, allo sciopero di tutti gli operatori Sanitari il 26 febbraio. La manifestazione, dopo oltre un anno di denunce, è stata l’ennesima occasione per lanciare un allarme netto e chiaro alle Istituzioni e ai cittadini sull’impossibilità di erogare prestazioni di qualità per carenze strutturali, organizzative e di personale sanitario e per chiedere allo Stato e alla Regione la restituzione di un servizio sanitario che funzioni, spendendo di meno dove c’è da risparmiare e di più dove ci sono bisogni reali da soddisfare, senza mortificare chi lavora e premiando chi è più capace. Nel corso del dibattito successivo alla manifestazione c’è stata un’unanime sollecitazione al Governo della nomina, non più differibile, di un Commissario alla Sanità, con il quale aprire un confronto sui bisogni reali e su una trasformazione del sistema sanitario regionale con tempi certi e obiettivi condivisi. Gli operatori nel rimarcare la necessità di risposte concrete da parte della politica, hanno auspicato una maggiore trasparenza e competenza delle nomine dei direttori generali. Purtroppo, a distanza di molti giorni dallo sciopero, nulla è cambiato.
La nomina del Commissario per la Sanità, data per imminente, non c’è stata, l’inerzia istituzionale la fa da padrone, i problemi degli ospedali si aggravano ogni giorno che passa, il personale continua a fare i salti mortali per garantire i turni, si continuano a spendere cifre enormi per straordinari e turni aggiuntivi mentre l’emigrazione sanitaria cresce. I tempi della politica, al momento ancora orientata solo sul totonomine del Commissario, si sa non non coincidono con quelli della sanità. Anche l’unica nota positiva all’indomani dello sciopero, cioè la notizia di ben 105 assunzioni di personale sanitario nei 3 Hub regionali comincia ad appannarsi. La nebulosità sul metodo scelto per la ripartizione del personale nei 3 ospedali, i motivi per cui non tutte le assunzioni risultano assegnate alle tradizionali aree dell’emergenza-urgenza, la mancanza di indicazioni su come dovrebbero avvenire le stesse assunzioni e in che tempi, hanno scemato l’entusiasmo dei tanti operatori che da tempo inseguono il sogno di un posto di lavoro. Una buona sanità si fa con il personale adeguato e con il taglio agli sprechi: questa esigenza, evidentemente, non è chiara al Ministro Lorenzin e al Governo Renzi che continuano nella lentezza delle loro determinazioni politiche, indifferenti ai bisogni di salute dei Calabresi. E dire che oggi più che di una nomina di un Commissario “forestiero” imposto da Roma c’è la necessità di superare un commissariamento senz’anima, di stabilizzare i precari e di un immediato sblocco del turnover, più volte strombazzato ma ancora non avviato, se si vogliono cambiare le cose per tutelare il diritto alla salute dei cittadini calabresi e dare un futuro ai giovani medici senza lavoro, nonché un po’ di ossigeno agli ospedali.
Il Governo centrale non può continuare a penalizzare le Regioni che hanno un alto debito sanitario e marcate condizioni di povertà della popolazione, al contrario di quanto ha concesso alle Regioni virtuose, che possono non licenziare i precari e sostituire chi va in pensione. La sanità di casa nostra è ormai una grande malata, un’emergenza diventata elemento fondante della società calabrese che non serve per curarci ma solo per farci campare. Non sarà possibile mantenere un Sistema Sanitario equo, solidale ed universalistico, nonostante le recenti conclusioni dell'indagine conoscitiva sulla sostenibilità del welfare sanitario italiano, condotta tra il 2013 e il 2014 dalle Commissioni affari sociali e bilancio della Camera, che hanno sottolineato la necessità di garantire con maggior forza identici diritti di salute a tutti i cittadini italiani, sull'intero territorio nazionale, impegnando il governo ad assumere le opportune iniziative per la piena tutela del diritto alla salute in tutte le regioni italiane, finchè la Calabria, una delle aree più disagiate del Paese, continua a rimanere fuori dall’orbita del governo come stanno dimostrando i fatti quotidiani”.
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