
Lamezia Terme - “La sera prima ci eravamo sentiti. Abbiamo parlato per dieci minuti, è stato il nostro ultimo saluto perché la mattina successiva ho poi ricevuto la brutta notizia”. Il ricordo di Vincenzo Pronestì è ancora vivido e forte nel fratello Francesco, e lo sarà per sempre. A sette anni dal suo drammatico gesto la famiglia però non ha ancora un corpo sul quale piangere e pregare, è questo il motivo per il quale da quel 6 gennaio 2012 non riescono a prendere pace. Anche quest’anno provano, come in ogni anniversario della scomparsa, a rinnovare quel disperato appello di riprendere le ricerche, perché per loro, il corpo di Vincenzo, si trova ancora nel torrente.
Il fratello Francesco vive da tanti anni a Bergamo, ma quando accadde il fatto si precipitò a Lamezia per seguire quanto accaduto più da vicino: “Le ricerche durarono sette giorni e poi un altro mese ancora grazie all’aiuto della cooperativa Malgrado Tutto di Raffaello Conte, ma non avendo più i mezzi idonei per andare avanti si sono dovute interrompere. Quello che penso è che mio fratello sia ancora sepolto nel torrente, perché c’è un punto, dopo il ponte di Terravecchia, dove le ricerche non proseguirono perché la zona era troppo impervia e si dovette procedere in maniera superficiale, in quanto addentrarsi era molto pericoloso anche per i soccorsi. In alcuni punti un corpo umano non sarebbe potuto passare, non credo proprio sia finito in mare”.

Quel gesto estremo nel giorno dell’Epifania
Da quella mattina del 6 gennaio 2012 la mamma di Vincenzo non si riprese più. E’ molto malata, vive in casa con l’altro fratello, Gabriele, e prega affinchè prima di morire possa almeno dare degna sepoltura all’amato figlio. In quel giorno di festa, mentre era intenta a preparare il pranzo dell’Epifania, Vincenzo si allontanò di casa in pigiama e pantofole senza avvertire i familiari, facendo perdere le sue tracce. Il primo pensiero dei familiari fu quello che l’uomo potesse essersi allontanato per raggiungere il reparto di psichiatria di Lamezia, essendo in passato stato un paziente, ma così non fu. Alcuni testimoni lo videro la stessa mattina nei pressi del parco fluviale di via Ferlaino: si gettò dal Torrente Piazza venendo completamente risucchiato dalla corrente. Il torrente era in piena e l’acqua impetuosa a causa delle abbondanti piogge che si erano riversate su tutto l’hinterland. Si attivarono le ricerche possibili, tra la cooperativa Malgrado Tutto, i sommozzatori, la Lipambiente e i vigili del fuoco. Ai giorni di ansia e attesa seguirono riunioni in Prefettura sino al successivo stop delle ricerche.
L’ultimo appello del fratello Francesco: “Riprendere le pulizie del torrente dopo il ponte di Terravecchia”
La famiglia di Vincenzo ancora non si arrende. L’ultimo accorato appello arriva anche da Bergamo dove risiede il fratello maggiore Francesco: “Sono convinto che vi erano punti che non furono scandagliati fino in fondo. Le ricerche proseguirono in maniera superficiale. Credo che il corpo di mio fratello si trovi ancora lì, sepolto dopo il ponte di Terravecchia, è per questo che chiediamo vengano riprese le ricerche. Quel torrente in quei giorni era una vera e propria foresta, era impossibile proseguire anche per non mettere in pericolo i soccorsi. Se i torrenti fossero stati puliti adeguatamente, già solo da un elicottero – prosegue – il corpo di mio fratello sarebbe stato più visibile. Anche qui a Bergamo – prosegue nello sfogo il fratello di Vincenzo – in tanti purtroppo si suicidano nei fiumi, fiumi ancora più grandi e difficili da scandagliare, ma i corpi vengono trovati dopo massimo tre giorni, perché si tratta di corsi d’acqua che vengono mantenuti pulitissimi e l’organizzazione è differente”. Ricordando anche la recente tragedia di San Pietro lametino Francesco Pronestì conclude: “Non ci arrendiamo, facciamo ancora un altro appello perché si pulisca a fondo il torrente anche dopo il ponte di Terravecchia”.
A.R.

© RIPRODUZIONE RISERVATA